Dopo tanto, tanto tempo, ecco finalmente un altro brandello della mia ambientazione per RuneQuest, Ombre antiche sul presente, rimasta troppo a lungo incompiuta.
Adoratori del Caos
Quando la follia e l'abominio del caos si riversarono sul mondo, gli uomini andarono incontro alla rovina e alla disperazione; e fu proprio il desiderio di sfuggire a tale rovina, unito al bisogno di cercare una qualche speranza, che spinse molti uomini a votarsi al caos. Volendo sopravvivere a qualsiasi prezzo e a qualsiasi costo, questi individui presero ad accettare i mutati, ad appoggiarli nella loro opera di devastazione, e a pregare il Caos come un tempo avevano pregato quanti avevano considerato dei.
E qualcosa, dal profondo del mondo spirituale, rispose alle loro preghiere. Che si trattasse di divinità contaminate, di spiriti corrotti o di vera e propria immaterialità autocosciente, questo qualcosa ricompensò i suoi adoratori con doni paragonabili a quelli che secondo le antiche leggende erano stati appannaggio dei veri devoti; inoltre, gli altrimenti irrazionali e alieni mutati presero a considerare questi seguaci del caos come propri alleati, risparmiandoli e consentendo loro di unirsi alle orde selvagge che, nelle ore più cupe dell'umanità, ridussero quasi ogni traccia di civiltà in cenere.
Col passare degli anni, questi piccoli gruppi di cultisti si costituirono in vere e proprie comunità, e col susseguirsi delle generazioni la differenza fra umani corrotti e mutati veri e propri si fece sempre più labile, fino a unificare i due gruppi in un'unica razza inumana. Tuttavia, gli Adoratori del Caos non si trovano solo al di fuori dei rifugi e fra le orde selvagge. Quale che sia la loro natura, le voci immateriali che rispondono ai cultisti hanno da tempo iniziato a sussurrare nella mente degli uomini, scegliendo gli individui che più di tutti sembrano disposti ad ascoltare il loro messaggio: all'interno di numerosi rifugi, e perfino nel cuore stesso di Daiva, piccole bande di Adorati del Caos crescono come dei pericolosi cancri, pronti a corrompere e rovesciare dall'interno gli ultimi brandelli di civiltà rimasti al mondo.
Sempre più autocoscienti, queste forze immateriali hanno iniziato a manifestare una sorta di autonomia e individualità: da molti anni, ormai, parecchi cultisti si professano fedeli di vere e proprie “divinità” presenti all'interno del caos, e non è raro che seguendo la presunta volontà di tali padroni due o più gruppi di Adoratori del Caos si trovino a combattere fra loro. Ma più di ogni rivalità e differenza teologica, sempre che abbia senso parlare di teologia per la mutevole follia che rappresenta l'adorazione del caos, tutti i cultisti sono accomunati dall'odio profondo nei confronti di tutto ciò che è puro, specialmente dei guerrieri-stregoni rimasti fedeli a Daiva e all'umanità. Presenza abituale in tutte le tribù di mutati e in ogni banda da guerra di traditori, gli Adoratori del Caos sono i sobillatori e gli istigatori delle peggiori depravazioni, il tramite fra la dimensione materiale e l'orrore corrotto che si annida nella dimensione immateriale.
Motto:
“Noi siamo il Caos, il Caos è potente!”
Simbolo e insegne
Una stella a otto punte, simbolo del caos, realizzata in varie fogge e colori su sfondi di colori differenti; le insegne degli Adoratori del Caos sono mutevoli quanto il caos stesso.
Rune
Qualsiasi.
Magia
Magia Comune: Qualsiasi incantesimo; diverse sette possono fornire accesso a diversi incantesimi.
Magia Divina: Afrodisia, Amplificare, Assorbimento, Benedizione (qualsiasi abilità del culto), Cambiare Bersaglio, Consacrare, Disarmare, Dissolvere Elementale, Dissolvere Magia, Eclissi, Esplosione Mentale, Evocare Elementale, Follia, Furia Berserk, Illusione, Infondere Vitalità, Lancia di Luce, Meditare, Paura, Resurrezione, Rigenerare Arto, Risata Incontenibile, Saetta Fulminante, Scindere Anima, Scomunicare, Scrutare, Scudo, Vera Potenza dell'Arma, Visione dell'Aura.
Miti
La venuta del Caos (Risonanza 85%) - Dogmi: accetta il Caos, poiché il Caos è potere; porta la fiamma del Caos come tuo vessillo, e diffondine la bruciante mutevolezza.
Esempi di ricompensa:: Affinità con la runa del Caos; benedizione del caos ( 9 punti di magnitudine in incantesimi casualidi magia comune).
La nascita del popolo (Risonanza 40%) - Dogmi: tutti coloro che accettano il Caos sono fratelli nella nuova rinascita
Esempi di ricompensa:: ottenimento di una apparizione, un Caduto; possibilità di evocare lo spirito d'un antico campione del culto.
Affiliazione
Supplice del Caos (membro comune): Requisiti: Il candidato deve professare la sua fede nelle forze del Caos, anche di nascosto qualora vivesse in un luogo ostile a tale fede. Obblighi: Rimanere fedeli al Caos, mantenendosi pronti nel caso ad assumere un ruolo più attivo qualora la causa lo richiedesse, e partecipare nelle grandi occasioni alle cerimonie collettive dei cultisti. Benefici: Il personaggio è automaticamente in grado di trovare un mentore per qualsiasi abilità del culto, ma per impararla deve comunque uniformarsi ai costi vigenti; inoltre, i viventi mutati dal caos lo riconosceranno come uno dei loro e se non provocati eviteranno di attaccarlo.
Accolito del Caos (membro devoto): Requisiti: Il candidato deve essere un Supplicante del Caos da almeno sei mesi, possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno al 30%, e deve riuscire a farsi notare da un membro di rango più alto che ne verifichi la devozione e supporti la candidatura. Obblighi: Un Supplicante del Caos deve donare al culto il 10% dei proventi personali, partecipare alle cerimonie collettive della comunità di cui fa parte almeno una volta ogni due settimane e in occasione di ogni grande celebrazione; deve inoltre tenersi pronto a portare avanti in maniera attiva i voleri del Caos. Benefici: Il personaggio riceve a metà prezzo l'addestramento nelle abilità del culto; inoltre, ottiene accesso agli insegnamenti degli incantesimi di Magia Comune noti alla sua setta.
Alfiere del Caos (membro fervente): Requisiti: Il candidato deve essere un Alfiere del Caos da almeno due anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno al 50%; deve poi completare una missione particolare che ne certifichi la devozione nei confronti del culto. Obblighi: Un Alfiere del Caos deve donare al culto il 25% dei proventi personali, partecipare alle cerimonie collettive della comunità di cui fa parte almeno una volta alla settimana e in occasione di ogni grande celebrazione; deve inoltre agire attivamente allo scopo di estendere l'influenza del Caos nel mondo. Benefici: Il personaggio può richiedere l'intervento divino.
Sommo Sacerdote del Caos (sommo sacerdote): Requisiti: Il candidato deve essere un Alfiere del Caos da almeno due anni, essersi distinto per fede e devozione, e possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno al 75%. Obblighi: Un Sommo Sacerdote del Caos deve donare il 50% dei proventi personali al culto, deve officiare quotidianamente una cerimonia comunitaria in onore del caos, guidando la sua comunità nella direzione indicatagli dalle potenze del Caos; non può diventare un Araldo del Caos. Benefici: Il personaggio apprende gratuitamente le abilità del culto e a metà prezzo gli incantesimi; inoltre, dispone delle risorse dell'intera setta governata, ma non deve abusare della fiducia dei membri del culto.
Araldo del Caos (sommo signore): Requisiti: Il candidato deve essere un Alfiere del Caos da almeno tre anni, essersi distinto per devozione e coraggio, e possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno all'80%. Obblighi: Un Araldo del Caos deve donare al culto il 50% dei proventi personali, e destinare analoga percentuale del proprio tempo per adempiere agli obblighi del culto, il che comprende impegnarsi nel diffondere l'influenza del Caos nelle terre che ne sono immuni attraverso azioni più o meno violente e subdole; non può diventare un Sommo Sacerdote del Caos Benefici: Il personaggio apprende gratuitamente le abilità del culto e a metà prezzo gli incantesimi; inoltre, riceve dal culto una qualche reliquia del culto, tipicamente un oggetto antecedente all'avvento del caos i cui poteri si sono enormemente accresciuti grazie al contatto con le potenze immateriali.
Abilità del culto
Il culto offre addestramento nelle abilità indicate di seguito. È necessario che il Patto sia fra le cinque abilità necessarie all'affiliazione e all'avanzamento. Le abilità del culto sono: Conoscenza (Vie del Caos), Magia Comune, Patto (Forze del Caos), Furtività, Influenzare, Robustezza, Tempra, qualsiasi stile di combattimento con armi a una mano.
Principalmente giochi di ruolo, ma anche modellismo. Riflessioni e poesie, quando sono in vena. Quel che di volta in volta mi sento di condividere, insomma.
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lunedì 22 agosto 2011
mercoledì 17 agosto 2011
Giambi per la fretta
Un'altra piccola poesia giambica, niente di che, il minimo sindacale per aggiornare il blog in questo periodo di stanca e doveri impellenti.
Ancora il fiato grosso porto, amici,
Per l'arduo mio forgiarmi d'ogni giorno,
Eppure vengo sempre dove devo in
Perfetto orario e senza alcun ritardo.
Perché una volta preso un qualche impegno,
Non posso affatto tralasciarlo mai.
Beati quanti senza alcun onore
Concedon sempre a sé l'indubbio lusso
D'avere cinque o sei parole date,
Scegliendo sempre a quale dare onore
In base ai tiramenti d'un momento
Od anche in base al proprio tornaconto.
Ma penso che, se fossi loro affine,
Vivrei sentendo d'esser solo un verme.
Ancora il fiato grosso porto, amici,
Per l'arduo mio forgiarmi d'ogni giorno,
Eppure vengo sempre dove devo in
Perfetto orario e senza alcun ritardo.
Perché una volta preso un qualche impegno,
Non posso affatto tralasciarlo mai.
Beati quanti senza alcun onore
Concedon sempre a sé l'indubbio lusso
D'avere cinque o sei parole date,
Scegliendo sempre a quale dare onore
In base ai tiramenti d'un momento
Od anche in base al proprio tornaconto.
Ma penso che, se fossi loro affine,
Vivrei sentendo d'esser solo un verme.
venerdì 12 agosto 2011
Tutti gli haiku delle ultime settimane
Il titolo di questo post è abbastanza eloquente: per mille ragioni, ultimamente ho poco tempo da dedicare alla poesia, o meglio ho a disposizione un sacco di piccoli brevi momenti.
Per questo, nelle scorse settimane ho sfornato principalmente haiku.
Haiku che, per inciso, spero possano piacervi.
Oltre quel colle
Riarso dal sole, i monti
Scuri di vita.
Il vento dolce
Si fa duro al tramonto,
Sferza con rabbia.
Nel vento secco
Di gioia screpolata
Salso calore.
Luce sospesa in
Cielo, quasi riflessa
Nel lago azzurro.
Ma contro l'onda,
Incurante, superbo,
Fra vento e sole.
Arse da brame
Sopite, le memorie
Dei giorni andati.
Ombra di luna
Che si svela al tramonto
Del lungo giorno.
Croce di sangue
Nel cielo, il sole scivo-
La lento, obliato.
Verde ristoro
D'un albero frondoso,
Caldo d'agosto.
D'un tenue azzurro il
Cielo, i monti ed il mare
All'orizzonte.
Distratto e calmo,
Un gatto si riposa,
Inerme, al sole.
E mentre cresce il
Frutto succoso, fiori
Morti sui rami.
Per questo, nelle scorse settimane ho sfornato principalmente haiku.
Haiku che, per inciso, spero possano piacervi.
Oltre quel colle
Riarso dal sole, i monti
Scuri di vita.
Il vento dolce
Si fa duro al tramonto,
Sferza con rabbia.
Nel vento secco
Di gioia screpolata
Salso calore.
Luce sospesa in
Cielo, quasi riflessa
Nel lago azzurro.
Ma contro l'onda,
Incurante, superbo,
Fra vento e sole.
Arse da brame
Sopite, le memorie
Dei giorni andati.
Ombra di luna
Che si svela al tramonto
Del lungo giorno.
Croce di sangue
Nel cielo, il sole scivo-
La lento, obliato.
Verde ristoro
D'un albero frondoso,
Caldo d'agosto.
D'un tenue azzurro il
Cielo, i monti ed il mare
All'orizzonte.
Distratto e calmo,
Un gatto si riposa,
Inerme, al sole.
E mentre cresce il
Frutto succoso, fiori
Morti sui rami.
martedì 9 agosto 2011
Si ritorna in riga
Dopo un sano periodo di riposo con praticamente nessun aggiornamento per quasi dieci giorni, ritorno a dedicarmi al blog.
La prima cosa che voglio condividere è una poesia, scritta qualche giorno fa sotto l'ispirazione d'un tramonto durante il quale la luce arrossata del sole sembrava quasi assumere la forma di una croce. Per la cronaca, la giornata era stata trascorsa al mare, e i riferimenti alla crudeltà della luce solare hanno a che vedere con una certa spiacevole situazione delle mie spalle.
Pari una croce di sangue, tu sole
Che muori al tramonto,
Quanto mutato da quello che fiero
Mordeva le carni
Quando brillava, lucente di lampi
Mortali, nel cielo
Terso dai venti del primo mattino.
E quando eri giunto al
Massimo grado di forza, allo zenit
Del giorno ormai pieno,
Tutta imponevi la rabbia lucente
Su quanti al di sotto
Erano intenti a cercare nel mondo
Qualcosa che fosse
Lieve piacere ricolmo d'oblio.
Ma adesso la forza
Calda s'è persa, e soltanto un bagliore
Scarlatto, velato ap-
Pena da nubi distratte rimane
Del sole morente.
Lento cammino, alle spalle il tramonto,
Davanti la notte
Nuova; tra poco del giorno soltanto i
Ricordi sfumati.
La prima cosa che voglio condividere è una poesia, scritta qualche giorno fa sotto l'ispirazione d'un tramonto durante il quale la luce arrossata del sole sembrava quasi assumere la forma di una croce. Per la cronaca, la giornata era stata trascorsa al mare, e i riferimenti alla crudeltà della luce solare hanno a che vedere con una certa spiacevole situazione delle mie spalle.
Pari una croce di sangue, tu sole
Che muori al tramonto,
Quanto mutato da quello che fiero
Mordeva le carni
Quando brillava, lucente di lampi
Mortali, nel cielo
Terso dai venti del primo mattino.
E quando eri giunto al
Massimo grado di forza, allo zenit
Del giorno ormai pieno,
Tutta imponevi la rabbia lucente
Su quanti al di sotto
Erano intenti a cercare nel mondo
Qualcosa che fosse
Lieve piacere ricolmo d'oblio.
Ma adesso la forza
Calda s'è persa, e soltanto un bagliore
Scarlatto, velato ap-
Pena da nubi distratte rimane
Del sole morente.
Lento cammino, alle spalle il tramonto,
Davanti la notte
Nuova; tra poco del giorno soltanto i
Ricordi sfumati.
domenica 31 luglio 2011
Ultimi haiku di luglio
E' stato un mese decisamente impegnativo, e ho avuto poco tempo per dedicarmi al blog come avrei dovuto e voluto fare.
Spero di poter far di meglio in futuro, e ringrazio chi continua comunque a seguirmi.
Vi lascio qualche haiku.
Quasi che al sole
Bruciassero gli orrori
Dell'empia notte.
Terra ingiallita,
Avvolge cielo e mare
Erba bruciata.
Ma tu dal buio
M'avvolgi di ricordi,
Neve ormai sciolta.
Amore eterno
Come neve d'inverno,
Morto in estate.
Seduti assieme
Fra gli ulivi ed il sole,
Nel vento, amici.
Attendo all'ombra
Grigia; gabbiani in cielo.
Un vento afoso.
Cielo inscurito,
Lievi e fresche carezze
Porta la notte.
Velo di rosa
Il tramonto nel limpi-
Do cielo estivo.
E quel pensiero,
Nuvola evanescente
Nel vento fretto.
Nel cielo gli astri
Degni di Mitilene,
La bella luna.
Spero di poter far di meglio in futuro, e ringrazio chi continua comunque a seguirmi.
Vi lascio qualche haiku.
Quasi che al sole
Bruciassero gli orrori
Dell'empia notte.
Terra ingiallita,
Avvolge cielo e mare
Erba bruciata.
Ma tu dal buio
M'avvolgi di ricordi,
Neve ormai sciolta.
Amore eterno
Come neve d'inverno,
Morto in estate.
Seduti assieme
Fra gli ulivi ed il sole,
Nel vento, amici.
Attendo all'ombra
Grigia; gabbiani in cielo.
Un vento afoso.
Cielo inscurito,
Lievi e fresche carezze
Porta la notte.
Velo di rosa
Il tramonto nel limpi-
Do cielo estivo.
E quel pensiero,
Nuvola evanescente
Nel vento fretto.
Nel cielo gli astri
Degni di Mitilene,
La bella luna.
domenica 24 luglio 2011
Piccolo componimento epicheggiante
Tanto per non perdere le buone abitudini esametriche, eccovi qui una poesiola scritta di recente col solito distico.
La poesia è "epicheggiante" più nel tema che non nella forma, per i motivi che intuirete facilmente nel corso della lettura.
La poesia fa anche parte di un mio progetto abbastanza ambizioso, destinato forse a completarsi nel giro di qualche anno (forse, potrei anche impiegarci più tempo), riguardo a una serie di poesie e racconti brevi che costituiscano una storia unitaria ambientata nell'universo ludico immaginario di Warhammer 40.000.
Tuttavia, dato il suo carattere di "opera introduttiva", presenta ben pochi richiami, e la maggior parte degli stessi sono inoltre abbastanza nascosti; in poche parole, non serve conoscere il gioco in questione per poterla capire.
Lacrime oscure versando, s'avanza,
Costretto allo scontro:
Danza di spade crudeli lo attende,
Tempesta di sangue
Senza rimorsi versato l'aspetta.
Chiamato alla guerra,
Lui non s'oppone al crudele destino.
Si compia, egli pensa,
Questo profetico orrore da lungo
Predetto, creduto
Sempre lontano, per quanto dai segni
Sembrasse ogni giorno
Sempre più prossimo e pronto a colpire.
Finisca la vita!
Ultimo al mondo, ora impugna la spada;
Da lungi i nemici
Ridono, avanzano verso quel mise-
Ro umano che ancora
Trova la forza d'opporsi al crudele
Verdetto: sconfitti i
Forti guerrieri, per l'uomo non resta
Alcuna speranza.
Pure, combatte quest'ultimo pazzo;
Ferito, fa strage. E
Quando alla fine, trafitto, s'accascia, un
Sorriso sul volto.
La poesia è "epicheggiante" più nel tema che non nella forma, per i motivi che intuirete facilmente nel corso della lettura.
La poesia fa anche parte di un mio progetto abbastanza ambizioso, destinato forse a completarsi nel giro di qualche anno (forse, potrei anche impiegarci più tempo), riguardo a una serie di poesie e racconti brevi che costituiscano una storia unitaria ambientata nell'universo ludico immaginario di Warhammer 40.000.
Tuttavia, dato il suo carattere di "opera introduttiva", presenta ben pochi richiami, e la maggior parte degli stessi sono inoltre abbastanza nascosti; in poche parole, non serve conoscere il gioco in questione per poterla capire.
Lacrime oscure versando, s'avanza,
Costretto allo scontro:
Danza di spade crudeli lo attende,
Tempesta di sangue
Senza rimorsi versato l'aspetta.
Chiamato alla guerra,
Lui non s'oppone al crudele destino.
Si compia, egli pensa,
Questo profetico orrore da lungo
Predetto, creduto
Sempre lontano, per quanto dai segni
Sembrasse ogni giorno
Sempre più prossimo e pronto a colpire.
Finisca la vita!
Ultimo al mondo, ora impugna la spada;
Da lungi i nemici
Ridono, avanzano verso quel mise-
Ro umano che ancora
Trova la forza d'opporsi al crudele
Verdetto: sconfitti i
Forti guerrieri, per l'uomo non resta
Alcuna speranza.
Pure, combatte quest'ultimo pazzo;
Ferito, fa strage. E
Quando alla fine, trafitto, s'accascia, un
Sorriso sul volto.
venerdì 22 luglio 2011
Ignyton, un nuovo mostro per Pathfinder
Stavo pensando a lungo a questo lavoro, e come mio solito alla fine ho tirato fuori dal cilindro tutto questo gran rimuginare concretizzandolo nel giro di un'oretta nel lavoro che ora vi offro.
Si tratta di un mostro per Pathfinder creato allo scopo di offrire una sfida molto caratteristica ai PG dei miei giocatori nel prossimo arco narrativo della campagna di Avventure per il mare che stiamo portando avanti.
Spero che possa interessare anche a voi.
Ignyton
Si tratta di un mostro per Pathfinder creato allo scopo di offrire una sfida molto caratteristica ai PG dei miei giocatori nel prossimo arco narrativo della campagna di Avventure per il mare che stiamo portando avanti.
Spero che possa interessare anche a voi.
Ignyton
mercoledì 20 luglio 2011
Ombre antiche sul presente: il culto dei Crociati Oscuri
Dopo molto, molto, molto tempo, ecco finalmente il primo culto per Ombre antiche sul presente.
Non dico nulla per scusarmi, spero solo che il lavoro vi piaccia.
Crociati Oscuri
Quando si consumò la guerra intestina fra i guerrieri-stregoni di Daiva, alcuni fra i più intransigenti capi della fazione lealista giurarono che né loro né le loro truppe avrebbero più fatto uso della stregoneria fino a che i traditori fossero vissuti, insozzando il nome di Empharos e impiegando la sua arte per i propri scopi.
In un primo tempo, questi soldati estremisti si trovarono ad affrontare battaglie molto complesse: affrontare protetti dal semplice acciaio e impugnando armi mondane coloro che potevano contare sull'aiuto del caos e della magia si riduceva spesso al mero suicidio. Ma col passare del tempo, man mano che sempre più guerrieri cadevano negli innumerevoli scontri, i loro confratelli rimasti in vita scoprirono di aver trovato degli alleati soprannaturali: tanto forte era la devozione, tanto intenso il senso del dovere, che neppure la morte stessa riusciva ad arrestare l'impeto battagliero di questi zeloti.
Col passare degli anni, i loro compagni d'armi impararono a rivolgersi ai caduti, a farsi guidare dalle loro anime, e a ricorrere al loro aiuto per ottenere l'aiuto di quegli spiriti non ancora corrotti dal caos. Era nata la magia spiritica, e i Crociati Oscuri divennero i suoi maestri indiscussi. Costituitisi in battaglione autonomo, tali guerrieri incantatori rimasero fedeli a Daiva e ai loro ex-compagni ancora dediti alla stregoneria, ma scelsero di percorrere una strada diversa: loro compito non sarebbe stato difendere la patria comune, ma snidare e distruggere ogni possibile minaccia alla stessa; sarebbero diventati il flagello errante del caos, l'incubo dei traditori e dei corrotti.
Ancora oggi, i Crociati Oscuri mantengono a Daiva soltanto una parte minima delle proprie forze; il resto degli uomini, organizzati in bande da guerra più o meno nutrite, vaga per le terre devastate dal caos, alla ricerca di insediamenti di mutati e traditori. Quando li individuano, i guerrieri si danno al massacro. Una crudele abitudine di questi zeloti, alla quale devono il loro nome, è l'usanza di perpetrare un particolare rito spiritico su ogni nemico degno di nota ucciso in battaglia: mentre i confratelli di rango più basso preparano una croce sulla quale appenderne il corpo, gli Araldi dei Caduti ricorrono a una elaborata cerimonia magica capace di vincolare per sempre lo spirito del nemico al suo cadavere. In termini di gioco, per attuare questo procedimento è necessario sconfiggere lo spirito della vittima in un combattimento spiritico, al seguito del quale lo si potrà “vincolare” alla croce dove il suo corpo è inchiodato proprio come se fosse un feticcio, un feticcio sul quale l'incantatore non può esercita nessun potere (e il cui prigioniero non è dunque vincolato dallo sciamano stesso) ma che non permetterà mai allo spirito di allontanarsi.
Là dove i Crociati Oscuri passano, lì essi fanno il deserto; il fuoco purifica ogni cosa, e solo le anime tormentate dei corrotti restano a testimoniare la nefanda vitalità caotica che un tempo si levava dalle rovine. Crudeli e intransigenti, questi soldati sono sì alleati degli altri guerrieri-stregoni, ma hanno rapporti molto laschi con loro e vengono visti di cattivo occhio specialmente dai Difensori dell'Uomo, che non condividono la loro spietatezza nel punire senza alcun indugio ogni individuo che potrebbe essere stato corrotto dal caos. Interi rifugi sono stati annientati dai Crociati Oscuri per un semplice sospetto, ma sono i guerrieri-stregoni traditori che più di tutti subiscono il crudele trattamento degli zeloti di Daiva, riservando loro un odio che non conosce confini.
Miti
Il tradimento dei Corrotti (Risonanza 75%) - Dogmi: non permettere che il corrotto e il traditore vivano; dubita degli stregoni, poiché chi impiega il Caos non è immune dal suo contagio.
Esempi di ricompensa:: Danni incrementati contro i mutati dal caos; abilità eroica: Furia Battagliera.
Il ritorno dei Caduti (Risonanza 50%) - Dogmi: fidati dei tuoi confratelli come di te stesso, e onora i Caduti; non temere di dare la vita per l'ordine, poiché grande è l'onore dei Caduti.
Esempi di ricompensa:: ottenimento di una apparizione, un Caduto; possibilità di evocare lo spirito d'un antico campione del culto.
Affiliazione
Seguace dei Caduti (membro comune): Requisiti: Il candidato, rigorosamente nativo di Daiva, deve dimostrare di possedere discrete doti di combattimento, e di essere fedele alla filosofia di vita dei Crociati Oscuri. Obblighi: Rimanere a disposizione dei propri superiori nella roccaforte del culto, e prendere parte a una missione operativa ogniqualvolta essi lo richiedano. Benefici: Il personaggio è automaticamente in grado di trovare un mentore per qualsiasi abilità del culto, ma per impararla deve comunque uniformarsi ai costi vigenti. Vivendo nella fortezza dell'ordine, egli riceve vitto e alloggio gratuiti; ha inoltre accesso alle fucine dei Crociati Oscuri, ottenendo un 50% di sconto su tutti gli armamenti.
Fratello dei Caduti (membro devoto): Requisiti: Il candidato deve aver preso parte ad almeno tre missioni di guerra, essere un Seguace dei Caduti da almeno sei mesi, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno al 30%. Obblighi: Un Fratello dei Caduti deve trascorrere la maggior parte del suo tempo al di fuori delle mura di Daiva, combattendo al fianco dei suoi confratelli al comando dei propri superiori; deve distruggere ogni forma di bottino ottenuto in battaglia che potrebbe risultare infettato dal caos. Benefici: Il personaggio riceve a metà prezzo l'addestramento nelle abilità del culto, e viene armato ed equipaggiato in maniera basilare a spese dei Crociati Oscuri ogni volta che deve affrontare una missione.
Araldo dei Caduti (membro fervente): Requisiti: Il candidato deve essere un Fratello dei Caduti da almeno due anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno al 50%. Obblighi: Un Araldo dei Caduti deve essere sempre in prima fila in ogni battaglia, facendo da tramite fra i confratelli caduti e quelli che ancora vivono di modo che i primi possano aiutare i secondi a trionfare; deve essere d'esempio per ogni confratello, e accettare talvolta il gravoso fardello del comando nelle missioni più semplici. Benefici: Il personaggio ottiene la guida d'un confratello caduto sotto forma di Apparizione, e può inoltre richiedere un intervento divino direttamente agli spiriti dei suoi predecessori; gli viene inoltre consegnata un'armatura di qualità superiore, tipicamente appartenuta al guerriero il cui spirito funge ora da suo guardiano.
Signore dei Caduti (sommo signore): Requisiti: Il candidato deve essere un Araldo dei Caduti da almeno tre anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno all'80%. Obblighi: Un Signore dei Caduti deve trascorrere la maggior parte della propria vita in missione, guidando i suoi confratelli in battaglia contro gli abomini del caos e assumendosi, nel caso, le responsabilità della sconfitta; assieme ai suoi parigrado è tenuto a presenziare quando possibile al consiglio del culto, all'interno del quale viene eletto a vita il Gran Maestro dei Crociati Oscuri. Benefici: Il personaggio ottiene una panoplia completa la cui qualità superiore è simbolo del suo rango; può guidare e comandare tutti i suoi sottoposti, e gode del rispetto d'ogni altro guerriero-stregone di Daiva.
Abilità del culto
Il culto offre addestramento nelle abilità indicate di seguito. È necessario che uno stile di combattimento e le due abilità sciamaniche siano fra le cinque abilità necessarie all'affiliazione e all'avanzamento. Le abilità del culto sono: Atletica, Legame Spiritico, Robustezza, Sentiero Spiritico, Tempra, qualsiasi stile con armi a due mani o con arma e scudo, qualsiasi stile con le armi da fuoco.
Non dico nulla per scusarmi, spero solo che il lavoro vi piaccia.
Crociati Oscuri
Quando si consumò la guerra intestina fra i guerrieri-stregoni di Daiva, alcuni fra i più intransigenti capi della fazione lealista giurarono che né loro né le loro truppe avrebbero più fatto uso della stregoneria fino a che i traditori fossero vissuti, insozzando il nome di Empharos e impiegando la sua arte per i propri scopi.
In un primo tempo, questi soldati estremisti si trovarono ad affrontare battaglie molto complesse: affrontare protetti dal semplice acciaio e impugnando armi mondane coloro che potevano contare sull'aiuto del caos e della magia si riduceva spesso al mero suicidio. Ma col passare del tempo, man mano che sempre più guerrieri cadevano negli innumerevoli scontri, i loro confratelli rimasti in vita scoprirono di aver trovato degli alleati soprannaturali: tanto forte era la devozione, tanto intenso il senso del dovere, che neppure la morte stessa riusciva ad arrestare l'impeto battagliero di questi zeloti.
Col passare degli anni, i loro compagni d'armi impararono a rivolgersi ai caduti, a farsi guidare dalle loro anime, e a ricorrere al loro aiuto per ottenere l'aiuto di quegli spiriti non ancora corrotti dal caos. Era nata la magia spiritica, e i Crociati Oscuri divennero i suoi maestri indiscussi. Costituitisi in battaglione autonomo, tali guerrieri incantatori rimasero fedeli a Daiva e ai loro ex-compagni ancora dediti alla stregoneria, ma scelsero di percorrere una strada diversa: loro compito non sarebbe stato difendere la patria comune, ma snidare e distruggere ogni possibile minaccia alla stessa; sarebbero diventati il flagello errante del caos, l'incubo dei traditori e dei corrotti.
Ancora oggi, i Crociati Oscuri mantengono a Daiva soltanto una parte minima delle proprie forze; il resto degli uomini, organizzati in bande da guerra più o meno nutrite, vaga per le terre devastate dal caos, alla ricerca di insediamenti di mutati e traditori. Quando li individuano, i guerrieri si danno al massacro. Una crudele abitudine di questi zeloti, alla quale devono il loro nome, è l'usanza di perpetrare un particolare rito spiritico su ogni nemico degno di nota ucciso in battaglia: mentre i confratelli di rango più basso preparano una croce sulla quale appenderne il corpo, gli Araldi dei Caduti ricorrono a una elaborata cerimonia magica capace di vincolare per sempre lo spirito del nemico al suo cadavere. In termini di gioco, per attuare questo procedimento è necessario sconfiggere lo spirito della vittima in un combattimento spiritico, al seguito del quale lo si potrà “vincolare” alla croce dove il suo corpo è inchiodato proprio come se fosse un feticcio, un feticcio sul quale l'incantatore non può esercita nessun potere (e il cui prigioniero non è dunque vincolato dallo sciamano stesso) ma che non permetterà mai allo spirito di allontanarsi.
Là dove i Crociati Oscuri passano, lì essi fanno il deserto; il fuoco purifica ogni cosa, e solo le anime tormentate dei corrotti restano a testimoniare la nefanda vitalità caotica che un tempo si levava dalle rovine. Crudeli e intransigenti, questi soldati sono sì alleati degli altri guerrieri-stregoni, ma hanno rapporti molto laschi con loro e vengono visti di cattivo occhio specialmente dai Difensori dell'Uomo, che non condividono la loro spietatezza nel punire senza alcun indugio ogni individuo che potrebbe essere stato corrotto dal caos. Interi rifugi sono stati annientati dai Crociati Oscuri per un semplice sospetto, ma sono i guerrieri-stregoni traditori che più di tutti subiscono il crudele trattamento degli zeloti di Daiva, riservando loro un odio che non conosce confini.
Miti
Il tradimento dei Corrotti (Risonanza 75%) - Dogmi: non permettere che il corrotto e il traditore vivano; dubita degli stregoni, poiché chi impiega il Caos non è immune dal suo contagio.
Esempi di ricompensa:: Danni incrementati contro i mutati dal caos; abilità eroica: Furia Battagliera.
Il ritorno dei Caduti (Risonanza 50%) - Dogmi: fidati dei tuoi confratelli come di te stesso, e onora i Caduti; non temere di dare la vita per l'ordine, poiché grande è l'onore dei Caduti.
Esempi di ricompensa:: ottenimento di una apparizione, un Caduto; possibilità di evocare lo spirito d'un antico campione del culto.
Affiliazione
Seguace dei Caduti (membro comune): Requisiti: Il candidato, rigorosamente nativo di Daiva, deve dimostrare di possedere discrete doti di combattimento, e di essere fedele alla filosofia di vita dei Crociati Oscuri. Obblighi: Rimanere a disposizione dei propri superiori nella roccaforte del culto, e prendere parte a una missione operativa ogniqualvolta essi lo richiedano. Benefici: Il personaggio è automaticamente in grado di trovare un mentore per qualsiasi abilità del culto, ma per impararla deve comunque uniformarsi ai costi vigenti. Vivendo nella fortezza dell'ordine, egli riceve vitto e alloggio gratuiti; ha inoltre accesso alle fucine dei Crociati Oscuri, ottenendo un 50% di sconto su tutti gli armamenti.
Fratello dei Caduti (membro devoto): Requisiti: Il candidato deve aver preso parte ad almeno tre missioni di guerra, essere un Seguace dei Caduti da almeno sei mesi, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno al 30%. Obblighi: Un Fratello dei Caduti deve trascorrere la maggior parte del suo tempo al di fuori delle mura di Daiva, combattendo al fianco dei suoi confratelli al comando dei propri superiori; deve distruggere ogni forma di bottino ottenuto in battaglia che potrebbe risultare infettato dal caos. Benefici: Il personaggio riceve a metà prezzo l'addestramento nelle abilità del culto, e viene armato ed equipaggiato in maniera basilare a spese dei Crociati Oscuri ogni volta che deve affrontare una missione.
Araldo dei Caduti (membro fervente): Requisiti: Il candidato deve essere un Fratello dei Caduti da almeno due anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno al 50%. Obblighi: Un Araldo dei Caduti deve essere sempre in prima fila in ogni battaglia, facendo da tramite fra i confratelli caduti e quelli che ancora vivono di modo che i primi possano aiutare i secondi a trionfare; deve essere d'esempio per ogni confratello, e accettare talvolta il gravoso fardello del comando nelle missioni più semplici. Benefici: Il personaggio ottiene la guida d'un confratello caduto sotto forma di Apparizione, e può inoltre richiedere un intervento divino direttamente agli spiriti dei suoi predecessori; gli viene inoltre consegnata un'armatura di qualità superiore, tipicamente appartenuta al guerriero il cui spirito funge ora da suo guardiano.
Signore dei Caduti (sommo signore): Requisiti: Il candidato deve essere un Araldo dei Caduti da almeno tre anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno all'80%. Obblighi: Un Signore dei Caduti deve trascorrere la maggior parte della propria vita in missione, guidando i suoi confratelli in battaglia contro gli abomini del caos e assumendosi, nel caso, le responsabilità della sconfitta; assieme ai suoi parigrado è tenuto a presenziare quando possibile al consiglio del culto, all'interno del quale viene eletto a vita il Gran Maestro dei Crociati Oscuri. Benefici: Il personaggio ottiene una panoplia completa la cui qualità superiore è simbolo del suo rango; può guidare e comandare tutti i suoi sottoposti, e gode del rispetto d'ogni altro guerriero-stregone di Daiva.
Abilità del culto
Il culto offre addestramento nelle abilità indicate di seguito. È necessario che uno stile di combattimento e le due abilità sciamaniche siano fra le cinque abilità necessarie all'affiliazione e all'avanzamento. Le abilità del culto sono: Atletica, Legame Spiritico, Robustezza, Sentiero Spiritico, Tempra, qualsiasi stile con armi a due mani o con arma e scudo, qualsiasi stile con le armi da fuoco.
sabato 16 luglio 2011
Tre settimane di haiku
Quelli che seguono sono gli haiku scritti nelle ultime tre settimane, fissando con parole le sensazioni e le riflessioni che mi hanno particolarmente ispirato, sia sul momento che, a posteriori, mentre vi riflettevo sopra.
E quasi tremo:
Mi prende il tuo orrore,
Sole impietoso.
Dubbi e certezze,
Nel cielo grigio-azzurro
Vaghe risposte.
Ombra cercata,
Ripari dal flagello
Caldo, inumano.
Tempo d'attese.
Affronterò da solo
Queste tempeste.
Anche la notte
Senza ristoro, i morsi
Caldi del dubbio.
Senza speranza
Spero ancora, ammattito.
Dolce è la luna.
Sagome al vento i
Sogni, nell'orizzonte
Del mare nero.
Saldo, m'oppongo al-
L'onda feroce, ignoro il
Vento furioso.
Nell'estenuante
Attesa la calura
Rode la mente.
Venti distanti:
Straniato da ogni cosa,
All'ombra, attendo.
Ore al tramonto.
Stillicidio di sole,
L'attesa brucia.
Quasi consunto,
Ma saldo. Poter dire:
“Ho vinto il sole.”
Ma sarò tuo,
Dolce aurora rosata,
Calda d'amore.
Lo stesso, ancora.
Sofferente, resisto:
Scruto nel sole.
E quasi tremo:
Mi prende il tuo orrore,
Sole impietoso.
Dubbi e certezze,
Nel cielo grigio-azzurro
Vaghe risposte.
Ombra cercata,
Ripari dal flagello
Caldo, inumano.
Tempo d'attese.
Affronterò da solo
Queste tempeste.
Anche la notte
Senza ristoro, i morsi
Caldi del dubbio.
Senza speranza
Spero ancora, ammattito.
Dolce è la luna.
Sagome al vento i
Sogni, nell'orizzonte
Del mare nero.
Saldo, m'oppongo al-
L'onda feroce, ignoro il
Vento furioso.
Nell'estenuante
Attesa la calura
Rode la mente.
Venti distanti:
Straniato da ogni cosa,
All'ombra, attendo.
Ore al tramonto.
Stillicidio di sole,
L'attesa brucia.
Quasi consunto,
Ma saldo. Poter dire:
“Ho vinto il sole.”
Ma sarò tuo,
Dolce aurora rosata,
Calda d'amore.
Lo stesso, ancora.
Sofferente, resisto:
Scruto nel sole.
venerdì 15 luglio 2011
Dopo i secoli, i giambi.
Son passati quasi dieci giorni dall'ultimo aggiornamento, ma ho avuto dannatamente tanta roba da fare nel frattempo.
Spero, nei prossimi giorni, di riuscire a riprendere un ritmo accettabile con gli aggiornamenti.
Intanto, vi lascio con due componimenti "giambici" ricolmi dell'invettiva che accompagna spesso il metro.
Si crede un padreterno, invece pare
Soltanto un grosso idiota mal cresciuto:
Si vanta, parla, parla e mena vanto,
Ma quando poi si passa ai fatti poco
Da solo lui riesce a fare, e cerca
Qualcuno che gli svolga quei lavori
Nei quali è molto scarso e vale nulla,
Per prender poi di questi lavoretti
Lui solo il vanto e molto spesso il premio.
S'atteggia amico e parla altisonante,
Di fatto è solamente un gran bugiardo.
Talvolta trovi, andando in pullman, gente
Assurda. Ammorba l'aria, certo, quello
Che mai si lava e puzza molto, orrore.
Ma ammorba ancor di più quel bimbo grezzo,
Convinto d'esser grande e forte e figo,
Al quale manca proprio del rispetto il
Concetto stesso: sbraita ed urla e grida,
Oppure canti idioti impone a tutti
Lasciando acceso a gran volume il suo
Dannato cellulare, orrendo suono,
Neanche fosse in discoteca, il grezzo.
Mi prende allora grande voglia matta,
Uscir di casa avendo spada aguzza o
Coltello almeno, e fare strage truce
Di questi bimbiminchia che, convinti
A torto d'esser grandi figaccioni,
Agiscon sempre come dei coglioni.
Ma poi mi calmo e placo l'ira: infatti
Non val la pena andare in cella al fresco
Per questi idioti nati tonti e tronfi.
Che faccian pure i deficienti: infatti
Vederli aumenta a tutti l'autostima.
Spero, nei prossimi giorni, di riuscire a riprendere un ritmo accettabile con gli aggiornamenti.
Intanto, vi lascio con due componimenti "giambici" ricolmi dell'invettiva che accompagna spesso il metro.
Si crede un padreterno, invece pare
Soltanto un grosso idiota mal cresciuto:
Si vanta, parla, parla e mena vanto,
Ma quando poi si passa ai fatti poco
Da solo lui riesce a fare, e cerca
Qualcuno che gli svolga quei lavori
Nei quali è molto scarso e vale nulla,
Per prender poi di questi lavoretti
Lui solo il vanto e molto spesso il premio.
S'atteggia amico e parla altisonante,
Di fatto è solamente un gran bugiardo.
Talvolta trovi, andando in pullman, gente
Assurda. Ammorba l'aria, certo, quello
Che mai si lava e puzza molto, orrore.
Ma ammorba ancor di più quel bimbo grezzo,
Convinto d'esser grande e forte e figo,
Al quale manca proprio del rispetto il
Concetto stesso: sbraita ed urla e grida,
Oppure canti idioti impone a tutti
Lasciando acceso a gran volume il suo
Dannato cellulare, orrendo suono,
Neanche fosse in discoteca, il grezzo.
Mi prende allora grande voglia matta,
Uscir di casa avendo spada aguzza o
Coltello almeno, e fare strage truce
Di questi bimbiminchia che, convinti
A torto d'esser grandi figaccioni,
Agiscon sempre come dei coglioni.
Ma poi mi calmo e placo l'ira: infatti
Non val la pena andare in cella al fresco
Per questi idioti nati tonti e tronfi.
Che faccian pure i deficienti: infatti
Vederli aumenta a tutti l'autostima.
giovedì 7 luglio 2011
Haiku d'estate
E' un periodo nel quale, causa esame in preparazione, ho poco tempo libero e mille cose con cui occuparlo.
Tuttavia, anche se non riesco a creare molta roba nuova, ne approfitto comunque per mettere on line queste poesie scritte negli ultimi giorni.
Sono ancora haiku, ma ho in cantiere ancora dei giambi e qualche distico.
Li vedrete, se va bene, dalla prossima settimana in poi.
Calde promesse
Nel cielo imperscrutabi-
Le, prima estate.
Nubi o splendore? Il
Cielo, ignoto. Ma calda
L'aria, la vita.
Inebriante
Luce, abbracciami adesso.
Amami, brucia.
Le spine copro-
No frutti acerbi, ancora
Verdi d'estate.
Qualche rimpianto
Nell'autunno che ammira
La primavera.
Altri di brezza
Godono le carezze:
Io solo attendo.
Ore sprecate
Nell'affannarmi al nulla,
Vana estate.
Nubi occultano il
Cielo, opprimono d'afa.
Pianto di vita.
Pallida luna
Nel cielo, arriva a stento
La notte calda.
Tuttavia, anche se non riesco a creare molta roba nuova, ne approfitto comunque per mettere on line queste poesie scritte negli ultimi giorni.
Sono ancora haiku, ma ho in cantiere ancora dei giambi e qualche distico.
Li vedrete, se va bene, dalla prossima settimana in poi.
Calde promesse
Nel cielo imperscrutabi-
Le, prima estate.
Nubi o splendore? Il
Cielo, ignoto. Ma calda
L'aria, la vita.
Inebriante
Luce, abbracciami adesso.
Amami, brucia.
Le spine copro-
No frutti acerbi, ancora
Verdi d'estate.
Qualche rimpianto
Nell'autunno che ammira
La primavera.
Altri di brezza
Godono le carezze:
Io solo attendo.
Ore sprecate
Nell'affannarmi al nulla,
Vana estate.
Nubi occultano il
Cielo, opprimono d'afa.
Pianto di vita.
Pallida luna
Nel cielo, arriva a stento
La notte calda.
sabato 2 luglio 2011
Altri giambi
Il periodo è intenso, e il tempo libero per scrivere poco.
Tuttavia, ho ancora qualche vecchio componimento da pubblicare.
Inizio con queste due poesia giambiche, una scritta (prevedibilmente) a lezione e l'altra dedicata invece al tipo di calzature che preferisco avere ai piedi.
Sono temi volutamente bassi, come da tradizione giambica.
Consiglio di prestar molta attenzione
A quello che facciamo ora a lezione,
Di modo che si possa poi evitare
D'avere delle nere sorpresacce
Andati poi all'esame, avendo in sorte
Dei voti molto bassi oppure, peggio,
Doversene tornare il mese dopo.
Indosso sempre scarpe fatte in pelle,
Se posso sempre nera, forte e salda.
Che conta avere indosso scarpe note,
Se queste sono fatte in rozza tela?
Il cuoio a tutto quanto, sai, resiste,
E tiene i piedi caldi al freddo e freschi
Nel caldo sole estivo. Invece dimmi
In cosa, a parte il prezzo da ladrone,
Le tele che tu porti attorno ai piedi
Si posson mai distinguer dalle mille
Scarpacce prese a un soldo al mercatino.
In nulla, penso, eppur le paghi un botto
Di soldi, e meni vanto, molto fiero,
Di questa spesa assurda, gran coglione!
Tuttavia, ho ancora qualche vecchio componimento da pubblicare.
Inizio con queste due poesia giambiche, una scritta (prevedibilmente) a lezione e l'altra dedicata invece al tipo di calzature che preferisco avere ai piedi.
Sono temi volutamente bassi, come da tradizione giambica.
Consiglio di prestar molta attenzione
A quello che facciamo ora a lezione,
Di modo che si possa poi evitare
D'avere delle nere sorpresacce
Andati poi all'esame, avendo in sorte
Dei voti molto bassi oppure, peggio,
Doversene tornare il mese dopo.
Indosso sempre scarpe fatte in pelle,
Se posso sempre nera, forte e salda.
Che conta avere indosso scarpe note,
Se queste sono fatte in rozza tela?
Il cuoio a tutto quanto, sai, resiste,
E tiene i piedi caldi al freddo e freschi
Nel caldo sole estivo. Invece dimmi
In cosa, a parte il prezzo da ladrone,
Le tele che tu porti attorno ai piedi
Si posson mai distinguer dalle mille
Scarpacce prese a un soldo al mercatino.
In nulla, penso, eppur le paghi un botto
Di soldi, e meni vanto, molto fiero,
Di questa spesa assurda, gran coglione!
sabato 25 giugno 2011
Sulla vendetta amara
In attesa degli altri componimenti giambici, vi lascio con una poesia in distici; si tratta di una riflessione sulla vendetta, e su come essa alla fin fine danneggi chi la attua quanto coloro che la subiscono.
Calice amaro, giustizia crudele
Dispensi, latore
Freddo di grandi dolori impietosi, am-
Ministri veleno,
Fiele che tutti ferisce di pari
Sapiente violenza:
Muti i colpevoli in vittime, oppresse
Dal male che doni,
Né tu risparmi le fredde carezze, il
Veleno mortale, a
Quanti hanno in sorte del calice d'esse-
Re fatti ministri,
Ché, traditore, anche loro colpisci, e
Chi t'offre non soffre
Meno di quanti, nolenti, punisci;
Perché tu lo rendi un
Empio aguzzino, il tuo icore immondo
Al posto del sangue,
Rendi inumano chiunque ti porti.
Infame giustizia
Quella che rechi, soltanto vendetta,
Ignori il perdono e
Rendi dei mostri quegli uomini persi
Che cercano in te la
Vera giustizia, compenso dovuto
A quanti nel mondo
Hanno sofferto. Rigetto l'offerta,
Non voglio mutarmi in
Subdolo ultore, rifiuto per sempre i
Tuoi manici d'oro,
Calice d'empia vendetta, ricolmo
Di solo e veleno.
Calice amaro, giustizia crudele
Dispensi, latore
Freddo di grandi dolori impietosi, am-
Ministri veleno,
Fiele che tutti ferisce di pari
Sapiente violenza:
Muti i colpevoli in vittime, oppresse
Dal male che doni,
Né tu risparmi le fredde carezze, il
Veleno mortale, a
Quanti hanno in sorte del calice d'esse-
Re fatti ministri,
Ché, traditore, anche loro colpisci, e
Chi t'offre non soffre
Meno di quanti, nolenti, punisci;
Perché tu lo rendi un
Empio aguzzino, il tuo icore immondo
Al posto del sangue,
Rendi inumano chiunque ti porti.
Infame giustizia
Quella che rechi, soltanto vendetta,
Ignori il perdono e
Rendi dei mostri quegli uomini persi
Che cercano in te la
Vera giustizia, compenso dovuto
A quanti nel mondo
Hanno sofferto. Rigetto l'offerta,
Non voglio mutarmi in
Subdolo ultore, rifiuto per sempre i
Tuoi manici d'oro,
Calice d'empia vendetta, ricolmo
Di solo e veleno.
mercoledì 22 giugno 2011
Qualche componimento giambico
Quelli che seguono sono i primi due componimenti brevi in endecasillabi giambici che ho scritto, risalenti a qualche settimana fa.
Il primo è il classico "carme d'occasione", quattro versi dedicati all'uscita del libro d'un amico.
Il secondo, invece, è crudelmente autobiografico: leggetelo, e provate a indovinare come è andata a finire la mattinata...
Ti faccio i complimenti, antico amico,
E t'auguro con cuore assai sincero
Che questo tuo libretto ben stampato
Si possa un giorno dir di grande autore.
Ho preso l'otto proprio in grande fretta,
Correndo sulle pietre del macadam.
Adesso sto salendo, e spero solo
Di farcela a parlar col professore.
Lo sai che gran risate dalla stizza
Nell'essermi svegliato stamattina
Ben prima dell'orario stabilito
Soltanto per far niente ed imprecare,
Con voce che s'esprime in molti versi,
Per questa levataccia senza scopo?
Il primo è il classico "carme d'occasione", quattro versi dedicati all'uscita del libro d'un amico.
Il secondo, invece, è crudelmente autobiografico: leggetelo, e provate a indovinare come è andata a finire la mattinata...
Ti faccio i complimenti, antico amico,
E t'auguro con cuore assai sincero
Che questo tuo libretto ben stampato
Si possa un giorno dir di grande autore.
Ho preso l'otto proprio in grande fretta,
Correndo sulle pietre del macadam.
Adesso sto salendo, e spero solo
Di farcela a parlar col professore.
Lo sai che gran risate dalla stizza
Nell'essermi svegliato stamattina
Ben prima dell'orario stabilito
Soltanto per far niente ed imprecare,
Con voce che s'esprime in molti versi,
Per questa levataccia senza scopo?
domenica 19 giugno 2011
Haiku quasi estivi
Questi haiku sono stati scritti nel corso degli ultimi dieci giorni.
Alcuni sono semplicemente ispirati a una particolare impressione soggettiva, mentre altri cercano di rendere l'idea di quel che sono state le ultime uscite con amici e parenti.
Noto solo in fase di pubblicazione che, in effetti, sono proprio un bel numero di componimenti, per quanto brevi.
Isole bianche,
Incombono crudeli
Acque del cielo.
Torna il passato?
Nubi d'autunno in questa
Alba d'estate.
Prossimi al cielo
Ridiamo, ma impetuosi i
Venti gentili.
Soltanto un velo
Le nuvole sbiadite.
Alba d'estate.
Un sole nuovo
Inebria di speranza,
Calda promessa.
Ma piove a sera,
Le lacrime d'un cielo
Quasi sospeso.
Ora corriamo
Fra acqua e terra, baciati
Dal sole nuovo.
Ma giunge tarda
Per me questa stagione, il
Cielo irridente.
Rosso soffrire,
Mi rafforza crudele
Luce del cielo.
Velo scarlatto
La tua luce, luna.
Brilli di sole.
I monti invasi
Dalla luce, sfumati
D'azzurro caldo.
Ma noi levati
Sotto la cappa nera
D'un cielo estivo.
Alcuni sono semplicemente ispirati a una particolare impressione soggettiva, mentre altri cercano di rendere l'idea di quel che sono state le ultime uscite con amici e parenti.
Noto solo in fase di pubblicazione che, in effetti, sono proprio un bel numero di componimenti, per quanto brevi.
Isole bianche,
Incombono crudeli
Acque del cielo.
Torna il passato?
Nubi d'autunno in questa
Alba d'estate.
Prossimi al cielo
Ridiamo, ma impetuosi i
Venti gentili.
Soltanto un velo
Le nuvole sbiadite.
Alba d'estate.
Un sole nuovo
Inebria di speranza,
Calda promessa.
Ma piove a sera,
Le lacrime d'un cielo
Quasi sospeso.
Ora corriamo
Fra acqua e terra, baciati
Dal sole nuovo.
Ma giunge tarda
Per me questa stagione, il
Cielo irridente.
Rosso soffrire,
Mi rafforza crudele
Luce del cielo.
Velo scarlatto
La tua luce, luna.
Brilli di sole.
I monti invasi
Dalla luce, sfumati
D'azzurro caldo.
Ma noi levati
Sotto la cappa nera
D'un cielo estivo.
giovedì 16 giugno 2011
Semplici distici
In attesa di pubblicare nel finesettimana della roba più interessante, e in attesa di avere tempo e modo di completare Ombre antiche sul presente, vi presento una poesia senza troppe pretese scritta qualche settimana fa.
Contro le stelle leviamo una voce
Che vibra dall'ira,
L'ira repressa per anni soffrendo
Quel giogo crudele im-
Posto dall'alto, dai freddi sovrani
Del mondo immortale.
Siamo soltanto mortali, fratelli:
La vita ci sfugge
Rapida, e presto con gli anni perdiamo
Le forze, consunti
Senza pietà dalla morte crudele,
La lama che pende
Sopra ogni nostra speranza e ambizione
Gloriosa e felice.
Dicono questi profeti dei duri
Sovrani celesti,
Folli, dementi e corrotti, che il mondo
Nel quale viviamo
Nulla sarebbe al confronto d'un mondo im-
Mortale, destino
Lieto di quanti con fare servile
Si piegano ai loro
Dei, rinnegando la vita e la propria
Natura, i compagni
Loro, e noi tutti, fratelli di carne.
Ma noi lo sappiamo: il
Mondo soltanto ci è padre, la vita u-
Na sola e soltanto
Quando concordi operiamo, ciascuno al
Servizio degli altri,
Siamo davvero viventi, e siam santi
Soltanto se siamo
Tutti compagni e fratelli: che crepi-
No questi immortali!
Noi non ne abbiamo bisogno per esse-
Re lieti. Viviamo!
Contro le stelle leviamo una voce
Che vibra dall'ira,
L'ira repressa per anni soffrendo
Quel giogo crudele im-
Posto dall'alto, dai freddi sovrani
Del mondo immortale.
Siamo soltanto mortali, fratelli:
La vita ci sfugge
Rapida, e presto con gli anni perdiamo
Le forze, consunti
Senza pietà dalla morte crudele,
La lama che pende
Sopra ogni nostra speranza e ambizione
Gloriosa e felice.
Dicono questi profeti dei duri
Sovrani celesti,
Folli, dementi e corrotti, che il mondo
Nel quale viviamo
Nulla sarebbe al confronto d'un mondo im-
Mortale, destino
Lieto di quanti con fare servile
Si piegano ai loro
Dei, rinnegando la vita e la propria
Natura, i compagni
Loro, e noi tutti, fratelli di carne.
Ma noi lo sappiamo: il
Mondo soltanto ci è padre, la vita u-
Na sola e soltanto
Quando concordi operiamo, ciascuno al
Servizio degli altri,
Siamo davvero viventi, e siam santi
Soltanto se siamo
Tutti compagni e fratelli: che crepi-
No questi immortali!
Noi non ne abbiamo bisogno per esse-
Re lieti. Viviamo!
domenica 12 giugno 2011
Endecasillabi giambici
Era da tanto tempo che avevo in testa due progetti poetici.
Il primo, meno interessante, era l'idea di versificare recuperando alcuni temi da una canzone di De André, "valzer per un amore".
Il secondo, invece, mi tormentava da molto di più: dopo essere arrivato all'endecasillabo con ritmo dattilico, mi sono scervellato per quasi un anno alla ricerca di un modo per rendere con l'endecasillabo anche l'altro grande metro della poesia classica, il trimetro giambico.
Per chi non lo conoscesse, il trimetro giambico è il metro usato nel teatro greco come nell'invettiva, ed era sentito come molto vicino al parlato. Nella sua struttura "base", soggetta a infinite varianti che hanno fatto dannare generazioni di grecisti, si presentava come la somma di tre sequenze sillabie "breve lunga breve lunga", accentate sulla lunga e principalmente sulla prima delle due. Era presente poi la variante "catalettica", ovvero priva della sillaba lunga finale.
Il mio adattamente si basa proprio sul trimetro giambico catalettico; in parole povere, impiego un endecasillabo con accenti fissi sulla seconda, sulla sesta e sulla decima e talvolta anche sulla quarta e sull'ottava.
Sono ancora alle prime armi con questa nuova versione dell'endecasillabo, con la quale devo ancora prendere la giusta confidenza. Intanto, però, ho iniziato a scribacchiare qualcosa.
E fra questo "qualcosa" rientra il mio primo componimento "giambico", che potete leggere di seguito. Noterete anche una seconda soluzione, stavolta da una canzone di Guccini. Non sono totalmente soddisfatto del risultato, ma per essere la prima prova con questo tipo di endecasillabo non penso sia uscito troppo male.
Ma quando, col cuor stanco, tu, derisa
Da quanti ti dicevano d'amarti, al-
La fine troverai quei vecchi versi
Che scrissi quale lode del tuo volto
Negli anni ormai perduti, sarai colma
Di grande meraviglia nel pensar che
Qualcuno abbia lodato le bellezze
Perdute e consumate nell'attesa
D'un principe da sogno, affascinante,
E certo inesistente che ti desse
In dono grandi grazie e grande amore,
Neanche fosse uscito dallo schermo
D'un infimo filmetto americano
Di stampo hollywoodiano e basso budget.
Di certo sarai presa dal rimpianto,
E molto soffrirai quel gran rimorso
D'avermi, in preda a sogni irrazionali,
Scartato ed umiliato, tu, spietata
Stimando il nulla più che quel mio volto
Non bello, forse, certo, ma che amava
Perfino i tuoi difetti più bizzarri,
Spegnendo nei miei occhi che t'amava-
No tanto quella luce di cui pure
Brillavi, illuminata dai miei versi.
Ma a nulla servirà questo pensiero:
Soltanto a poter piangere quel tuo
Rifiuto del mio amore, che di certo
Per te non tornerà mai più, perduto.
Il primo, meno interessante, era l'idea di versificare recuperando alcuni temi da una canzone di De André, "valzer per un amore".
Il secondo, invece, mi tormentava da molto di più: dopo essere arrivato all'endecasillabo con ritmo dattilico, mi sono scervellato per quasi un anno alla ricerca di un modo per rendere con l'endecasillabo anche l'altro grande metro della poesia classica, il trimetro giambico.
Per chi non lo conoscesse, il trimetro giambico è il metro usato nel teatro greco come nell'invettiva, ed era sentito come molto vicino al parlato. Nella sua struttura "base", soggetta a infinite varianti che hanno fatto dannare generazioni di grecisti, si presentava come la somma di tre sequenze sillabie "breve lunga breve lunga", accentate sulla lunga e principalmente sulla prima delle due. Era presente poi la variante "catalettica", ovvero priva della sillaba lunga finale.
Il mio adattamente si basa proprio sul trimetro giambico catalettico; in parole povere, impiego un endecasillabo con accenti fissi sulla seconda, sulla sesta e sulla decima e talvolta anche sulla quarta e sull'ottava.
Sono ancora alle prime armi con questa nuova versione dell'endecasillabo, con la quale devo ancora prendere la giusta confidenza. Intanto, però, ho iniziato a scribacchiare qualcosa.
E fra questo "qualcosa" rientra il mio primo componimento "giambico", che potete leggere di seguito. Noterete anche una seconda soluzione, stavolta da una canzone di Guccini. Non sono totalmente soddisfatto del risultato, ma per essere la prima prova con questo tipo di endecasillabo non penso sia uscito troppo male.
Ma quando, col cuor stanco, tu, derisa
Da quanti ti dicevano d'amarti, al-
La fine troverai quei vecchi versi
Che scrissi quale lode del tuo volto
Negli anni ormai perduti, sarai colma
Di grande meraviglia nel pensar che
Qualcuno abbia lodato le bellezze
Perdute e consumate nell'attesa
D'un principe da sogno, affascinante,
E certo inesistente che ti desse
In dono grandi grazie e grande amore,
Neanche fosse uscito dallo schermo
D'un infimo filmetto americano
Di stampo hollywoodiano e basso budget.
Di certo sarai presa dal rimpianto,
E molto soffrirai quel gran rimorso
D'avermi, in preda a sogni irrazionali,
Scartato ed umiliato, tu, spietata
Stimando il nulla più che quel mio volto
Non bello, forse, certo, ma che amava
Perfino i tuoi difetti più bizzarri,
Spegnendo nei miei occhi che t'amava-
No tanto quella luce di cui pure
Brillavi, illuminata dai miei versi.
Ma a nulla servirà questo pensiero:
Soltanto a poter piangere quel tuo
Rifiuto del mio amore, che di certo
Per te non tornerà mai più, perduto.
venerdì 10 giugno 2011
Ombre antiche sul presente: arti magiche - ultima parte
Con parecchio ritardo rispetto a quanto avevo previsto, complici problemi di salute, studio e scarsa voglia, ecco qui l'ultima parte del capitolo di Ombre antiche sul presente dedicato alla magia.
L'enigma della magia spiritica
Secondo le antiche religioni, la vita degli uomini non terminerebbe con la morte del corpo, e ogni individuo proseguirebbe la propria esistenza in una nuova forma spirituale anche dopo la sua scomparsa dal mondo materiale. Le diverse religioni attribuivano diversi significati e diverse caratteristiche a questa nuova vita “spirituale”, ma ben pochi teologi avevano realmente idea della reale natura di tale “esistenza”.
Se è vero che tutta la vita del mondo viene sostenuta dall'energia immateriale del caos, infatti, è altrettanto vero che, dopo la morte dei suoi ricettacoli, tale energia torna a fluire nella dimensione dove era localizzata in passato, trascinando con sé anche parte delle memorie dei corpi abitati -assieme a ciò che alcuni potrebbero chiamare “anima” di tali corpi. Questa verità, tuttavia, non ha mai avuto nessuna applicazione esoterica su larga scala, quantomeno non prima della grande devastazione seguite all'avvento del caos. È probabile che, in precedenza, alcuni rari individui avessero già sviluppato delle doti particolari grazie alle quali riuscivano a entrare in contatto con le “anime” dei trapassati, ma il loro talento sarebbe sembrato ben poca cosa davanti a ciò che sarebbe venuto.
Fu solo in seguito alla scomparsa degli “dei” che gli uomini, alla ricerca come sempre di una speranza di superare la morte, “scoprirono” il mondo degli spiriti. Di sicuro, in ciò ebbe un grosso peso la compenetrazione fra universo immateriale e universo materiale, in virtù della quale gli individui più sensibili ebbero modo di trovarsi letteralmente “faccia a faccia” con la dimensione eterea. Col passare degli anni tali conoscenze si diffusero, e in certi rifugi non è raro che venga professata una vera e propria fede negli spiriti degli antenati, visti come guardiani dei viventi e compagni dei deceduti.
Ma la magia spiritica vera e propria resta al di là della portata della maggior parte degli individui. Di fatto, l'unico culto spiritico realmente sviluppato è quello di cui fanno parte i membri di una frangia estremista dei guerrieri-stregoni di Daiva, soldati che traggono potere dalle anime dei loro predecessori dopo aver rinnegato la stregoneria per non avere più nulla che li accomunasse ai traditori. Come già accennato, i membri di tale culto non si rivolgono agli spiriti dei propri antenati, bensì a quelli dei più grandi fra i loro commilitoni caduti. Una antica tradizione vuole che gli sciamani veri e propri all'interno del culto siano in numero limitato, e che si tramandino fra loro le stesse armature; i loro spiriti guida non sono infatti delle comuni apparizioni, bensì le anime dei confratelli che prima di loro hanno indossato tali armature, in un vincolo che cementa la reciproca unione e il forte tradizionalismo del culto.
Anziché spiriti antenati, tali guerrieri-stregoni invocano gli spiriti dei campioni del passato, o talvolta di quei compagni d'armi che si distinsero in passato per doti particolari. In termini di gioco, questi ultimi spiriti si comportano esattamente come gli spiriti guardiani e come gli spiriti naturali, i secondi legati sempre e solo alla runa dell'uomo e mai a quella animale o vegetale. I membri del culto non fanno mai ricorso agli spiriti malanni o maledetti, e aborriscono sopra ogni cosa gli spiriti flagello.
Non così fanno invece quei rari dilettanti che, per virtù o mera casualità, hanno modo di imbrigliare potenti energie spirituali. Nelle aree contaminate dal caos, infatti, esistono delle zone dove la compenetrazione fra materiale e immateriale è talmente intima che perfino un profano è in grado di vedere gli spiriti -e di esserne visto- senza bisogno di cadere in trance. In una simile situazione, anche un semplice dilettante della magia spiritica è in grado di comunicare con gli spiriti e di proiettare la propria anima nel piano spiritico, proprio come se fosse uno sciamano vero e proprio. I medium più accorti rifuggono da tali luoghi, nei quali la presenza di spiriti d'ogni tipo rappresenta un pericolo concreto; tuttavia, non è raro che una tribù di mutati guidata da un incantatore spiritico particolarmente ambizioso e potente si insedi proprio in un posto del genere, considerato spesso un vero e proprio luogo santo benedetto dal caos.
La magia spiritica, in ogni caso, non è esente da rischi: in virtù di quello stesso caos che l'ha resa accessibile ai mortali, la dimensione spiritica è ormai ricolma di spiriti flagello. Tipicamente, essi tendono a ignorare le creature viventi, ma si accaniscono con crudeltà contro chiunque entri nel piano spirituale e non sia abbastanza abile da mascherare la propria presenza. Ogniqualvolta uno sciamano effettua un prova di Sentiero Spiritico, egli deve contestualmente effettuare una prova di Tempra; in caso di fallimento, avrà rivelato la sua posizione a uno o più spiriti flagello, che si affretteranno ad attaccarlo. Il numero esatto degli aggressori dipende dalla zona specifica, ed è maggiore nelle aree più contaminate dal caos; non è raro che uno sciamano troppo avventato trovi la morte proprio così, con l'anima annichilita da quegli spiriti che cercava di controllare.
L'enigma della magia spiritica
Secondo le antiche religioni, la vita degli uomini non terminerebbe con la morte del corpo, e ogni individuo proseguirebbe la propria esistenza in una nuova forma spirituale anche dopo la sua scomparsa dal mondo materiale. Le diverse religioni attribuivano diversi significati e diverse caratteristiche a questa nuova vita “spirituale”, ma ben pochi teologi avevano realmente idea della reale natura di tale “esistenza”.
Se è vero che tutta la vita del mondo viene sostenuta dall'energia immateriale del caos, infatti, è altrettanto vero che, dopo la morte dei suoi ricettacoli, tale energia torna a fluire nella dimensione dove era localizzata in passato, trascinando con sé anche parte delle memorie dei corpi abitati -assieme a ciò che alcuni potrebbero chiamare “anima” di tali corpi. Questa verità, tuttavia, non ha mai avuto nessuna applicazione esoterica su larga scala, quantomeno non prima della grande devastazione seguite all'avvento del caos. È probabile che, in precedenza, alcuni rari individui avessero già sviluppato delle doti particolari grazie alle quali riuscivano a entrare in contatto con le “anime” dei trapassati, ma il loro talento sarebbe sembrato ben poca cosa davanti a ciò che sarebbe venuto.
Fu solo in seguito alla scomparsa degli “dei” che gli uomini, alla ricerca come sempre di una speranza di superare la morte, “scoprirono” il mondo degli spiriti. Di sicuro, in ciò ebbe un grosso peso la compenetrazione fra universo immateriale e universo materiale, in virtù della quale gli individui più sensibili ebbero modo di trovarsi letteralmente “faccia a faccia” con la dimensione eterea. Col passare degli anni tali conoscenze si diffusero, e in certi rifugi non è raro che venga professata una vera e propria fede negli spiriti degli antenati, visti come guardiani dei viventi e compagni dei deceduti.
Ma la magia spiritica vera e propria resta al di là della portata della maggior parte degli individui. Di fatto, l'unico culto spiritico realmente sviluppato è quello di cui fanno parte i membri di una frangia estremista dei guerrieri-stregoni di Daiva, soldati che traggono potere dalle anime dei loro predecessori dopo aver rinnegato la stregoneria per non avere più nulla che li accomunasse ai traditori. Come già accennato, i membri di tale culto non si rivolgono agli spiriti dei propri antenati, bensì a quelli dei più grandi fra i loro commilitoni caduti. Una antica tradizione vuole che gli sciamani veri e propri all'interno del culto siano in numero limitato, e che si tramandino fra loro le stesse armature; i loro spiriti guida non sono infatti delle comuni apparizioni, bensì le anime dei confratelli che prima di loro hanno indossato tali armature, in un vincolo che cementa la reciproca unione e il forte tradizionalismo del culto.
Anziché spiriti antenati, tali guerrieri-stregoni invocano gli spiriti dei campioni del passato, o talvolta di quei compagni d'armi che si distinsero in passato per doti particolari. In termini di gioco, questi ultimi spiriti si comportano esattamente come gli spiriti guardiani e come gli spiriti naturali, i secondi legati sempre e solo alla runa dell'uomo e mai a quella animale o vegetale. I membri del culto non fanno mai ricorso agli spiriti malanni o maledetti, e aborriscono sopra ogni cosa gli spiriti flagello.
Non così fanno invece quei rari dilettanti che, per virtù o mera casualità, hanno modo di imbrigliare potenti energie spirituali. Nelle aree contaminate dal caos, infatti, esistono delle zone dove la compenetrazione fra materiale e immateriale è talmente intima che perfino un profano è in grado di vedere gli spiriti -e di esserne visto- senza bisogno di cadere in trance. In una simile situazione, anche un semplice dilettante della magia spiritica è in grado di comunicare con gli spiriti e di proiettare la propria anima nel piano spiritico, proprio come se fosse uno sciamano vero e proprio. I medium più accorti rifuggono da tali luoghi, nei quali la presenza di spiriti d'ogni tipo rappresenta un pericolo concreto; tuttavia, non è raro che una tribù di mutati guidata da un incantatore spiritico particolarmente ambizioso e potente si insedi proprio in un posto del genere, considerato spesso un vero e proprio luogo santo benedetto dal caos.
La magia spiritica, in ogni caso, non è esente da rischi: in virtù di quello stesso caos che l'ha resa accessibile ai mortali, la dimensione spiritica è ormai ricolma di spiriti flagello. Tipicamente, essi tendono a ignorare le creature viventi, ma si accaniscono con crudeltà contro chiunque entri nel piano spirituale e non sia abbastanza abile da mascherare la propria presenza. Ogniqualvolta uno sciamano effettua un prova di Sentiero Spiritico, egli deve contestualmente effettuare una prova di Tempra; in caso di fallimento, avrà rivelato la sua posizione a uno o più spiriti flagello, che si affretteranno ad attaccarlo. Il numero esatto degli aggressori dipende dalla zona specifica, ed è maggiore nelle aree più contaminate dal caos; non è raro che uno sciamano troppo avventato trovi la morte proprio così, con l'anima annichilita da quegli spiriti che cercava di controllare.
giovedì 9 giugno 2011
Haiku di inizio giugno
Grosse novità in vista: sono al lavoro su un nuovo metro, o meglio su una nuova applicazione dell'endecasillabo.
Sto anche continuando, un po' a rilento, a lavorare al nuovo componimento lungo di stampo fantasy. Insomma, c'è molta carne al fuoco, e non dovrebbe bruciarsene troppa.
Intanto, ecco qualche haiku composto di recente.
Pioggia notturna
Scomparsa come neve al
Sole di giugno.
Caldo che fiacca
Le membra, venti freddi
Nell'aria estiva.
Vita che muore
Nel giallo dei miei campi, e
Frutti maturi.
Verde, l'ulivo
Dalla forte corteccia
Svetta, sovrano.
Bianco il castello,
Velato dalle nubi,
Specchio di luce.
Sto anche continuando, un po' a rilento, a lavorare al nuovo componimento lungo di stampo fantasy. Insomma, c'è molta carne al fuoco, e non dovrebbe bruciarsene troppa.
Intanto, ecco qualche haiku composto di recente.
Pioggia notturna
Scomparsa come neve al
Sole di giugno.
Caldo che fiacca
Le membra, venti freddi
Nell'aria estiva.
Vita che muore
Nel giallo dei miei campi, e
Frutti maturi.
Verde, l'ulivo
Dalla forte corteccia
Svetta, sovrano.
Bianco il castello,
Velato dalle nubi,
Specchio di luce.
domenica 5 giugno 2011
Due componimenti brevi
Mentre aspetto che mi ritorni l'ispirazione per il materiale gidierristico dedicato a RuneQuest, e mentre sto pian piano lavorando su una poesia abbastanza lunga, vi allieto la domenica con due brevi componimenti.
Il primo l'ho scritto un paio di settimane fa, mentre il secondo è figlio di un'ispirazione momentanea di ieri.
Sono soltanto una misera foglia,
Dal vento crudele
Sempre sbattuta fra mille correnti,
Fra nuvole e tuoni,
Lampi incessanti dei quali anche il cielo
Splendente ha timore. E
Quando talvolta si placa l'affanno
Dei venti malvagi,
Cado anelando quel cielo ove ancora
Le foglie brillanti
Danzano, avvolte in abbracci di luce
Dal sole nascente.
Io, che compongo coi metri d'antichi
Maestri dell'arte,
Resto da solo, nel vuoto d'un giorno
Sprecato a far nulla.
Solo coi mille pensieri funesti
Che porta la notte,
Nera latrice d'inganni e di sogni
Già morti al mattino.
Il primo l'ho scritto un paio di settimane fa, mentre il secondo è figlio di un'ispirazione momentanea di ieri.
Sono soltanto una misera foglia,
Dal vento crudele
Sempre sbattuta fra mille correnti,
Fra nuvole e tuoni,
Lampi incessanti dei quali anche il cielo
Splendente ha timore. E
Quando talvolta si placa l'affanno
Dei venti malvagi,
Cado anelando quel cielo ove ancora
Le foglie brillanti
Danzano, avvolte in abbracci di luce
Dal sole nascente.
Io, che compongo coi metri d'antichi
Maestri dell'arte,
Resto da solo, nel vuoto d'un giorno
Sprecato a far nulla.
Solo coi mille pensieri funesti
Che porta la notte,
Nera latrice d'inganni e di sogni
Già morti al mattino.
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