martedì 20 settembre 2011

Notturno

Questa poesia è un notturno, scritto in distici, al quale ho voluto dare un vago senso di inquietudine, per quanto vista nella giusta chiave di lettura l'angoscia a cui si fa riferimento si riveli essere nulla di più che un micio in caccia.



Lungo il sentiero le tracce d'un gatto,
Sull'erba una macchia
Nera di sangue, che quasi scompare
Nel buio, al tramonto.
Tenebre: ancora la luna non sorge
Quest'oggi, e ci lascia
Soli davanti all'inquieto presagio
D'orrore imminente.
Certo qualcosa, non visto, si cela
In mezzo alle fronde
Scure degli alberi freddi, in agguato:
Le stelle, lontane,
Brillano troppo distanti, la notte
Ci ammanta, ci scruta
Fredda con occhi fugaci di bestia
Sognata e temuta.

domenica 18 settembre 2011

Giambi di buon augurio

Ho iniziato a scrivere questa poesia mentre, in pullman, mi recavo a sostenere un esame con nel cuore la certezza di non passarlo.
Gli esiti, invece, sono stati migliori di quanto sperassi.
Perciò, mi piace pensare a questa poesia come una sorta di testo portafortuna, quantomeno per l'esame in questione: era relativo al greco, ed è proprio la poesia greca che mi ha ispirato interi passi di questo breve componimento.

Spero che vi piaccia.



Nel cielo, a stento, brilli, luna bianca,
Perduta in mezzo a quell'azzurro chiaro.
Rimani ancora un poco in questo giorno,
Donando a me, che scruto il tuo candore,
Sapienza antica e gioie fresche, pure,
Di quelle che dispensi quando, piena,
Risplendi sopra a questa nera terra.



domenica 11 settembre 2011

Haiku di fine estate

Col finire di agosto, sono finiti non solo i miei giorni liberi, ma anche le giornate indiscutibilmente estive, e l'ombrello è tornato un affidabile compagno di viaggio in un clima che può volgere da sereno a temporalesco nel giro di qualche ora.

E' stata una di queste piogge improvvise ad ispirarmi tali haiku.



E mentre ancora
Si danzava col sole,
Cadde la pioggia.

Biancorosati
Oleandri nel verde,
Grevi di pioggia.

Quasi carezza il
Dolce odore di pioggia
Ora che è terso.

Coprendo il mondo
Grigio di dolce poesia,
Cala il tramonto.

martedì 6 settembre 2011

Invettiva giambica

Il giambo era il metro dell'invettiva e, spesso accompagnato da un lessico alquanto scurrile e piuttosto vicino alla lingua parlata, ci ha lasciato opere che ben pochi profani penserebbero di veder classificate alla voce "letteratura".

Questa breve invettiva d'occasione, volutamente esagerata come si conviene al giambo, è una erede diretta dei giambi di questo tipo.


È gonfio e tronfio e brutto e basso e grasso,
Si veste qual soldato, o forse quale
Idiota, avendo stivaloni grezzi
E verdi pantaloni e maglia truzza.
S'atteggia quasi fosse un nuovo Pico
Mirandolino, o conte a Recanati,
Per quanto sia lui molto poco colto,
E sembri capra appena un poco parla.
Lui crede fermamente d'esser forte:
Si vanta spesso e narra coglionate,
Imprese immaginarie, degne solo
D'un folle, ché deliri sono, o forse
Di quanti pensan gli altri pirla e pronti
A bersi balle e stupidate varie.
Ignora forse che, volendo, gli altri
Gli posson render botte ancor più forti?
Ma tutti noi ci tratteniamo quando
Si è tra amici, e diamo colpi fiacchi;
Lui invece attacca sempre a forza piena.
O forse lui non pensa siamo amici?
Lo dica: in questo caso tutti quanti
Sarebber molto lieti, ed io con loro,
Potendo dargli trattamento pari
A quello che egli impiega in ogni istante,
E farlo bello e scaltro a suon di pugni!

domenica 4 settembre 2011

Distici amari

Un po' esagerazione, un po' riflessione, ecco a voi questo componimento, scritto ieri e rifinito oggi in piena crisi di sonno.


Spesso v'invidio, voi tutti che avete
Sul volto, negli occhi,
Calda la luce d'amore, le labbra
Baciate dal sogno.
Io non conosco le gioie di Vene-
Re, né del piacere a-
Lato le mille carezze. Mi struggo
Talvolta provando,
Puro, un amore infelice, che mai ri-
Pagato si spegne in
Ceneri grigie. Nessuna nel mondo
Mostrò mai d'amarmi.
Forse, mi dico, un destino beffardo,
Crudele, m'impone
Questo tormento: provare nell'ani-
Mo grandi passioni,
Senza però che nessuna ragazza
Ripaghi l'amore,
Senza che alcuna ragazza mi doni
Un palpito solo.

giovedì 1 settembre 2011

Gli ultimi haiku d'agosto

Nient'altro da aggiungere, spero solo che vi piacciano.


Le canne al vento
Si sbiadiscono lungo
I fiumi in secca.

E volge lesto al
Tramonto il giorno, adesso
Muore l'estate.

Piccoli istanti
Di pace e calma, luci
Lontane nel buio.

Fra le ombre tese,
Rarefatte dall'alba,
Trilli d'estate.

Api sul prato, un
Vento gentile spazza il
Colle, la vita.

Vento salmastro
Fra le rive d'un mare
Morto nell'afa.

Isole verdi, in-
Crespature leggere, il
Lago che brilla.

Grigio un gattino
Curioso, fra le tombe
All'albeggiare.

M'inebrio di vento,
Occhi serrati al sole
Di fine estate.

domenica 28 agosto 2011

Una piccola traduzione in versi

Quella che segue è una piccola traduzione artistica, abbastanza libera, di un passo del poema epico indiano Mahabharata. E' stato il primo passo che traducemmo a lezione di sanscrito, ormai quasi tre anni fa, e mi è sempre rimasto nel cuore e nella mente.

Spero che possiate apprezzarne questa misera traduzione.


Simile a burro il sapiente nel cuore,
Nasconde la lingua
Freddo rasoio di lama affilata,
Crudele, impietoso.
Questi agli opposti presenta il guerriero:
Con lingua di burro
Parla, celando nel cuore rasoio af-
filato, mortale.

lunedì 22 agosto 2011

Di nuovo RuneQuest: Adoratori del Caos

Dopo tanto, tanto tempo, ecco finalmente un altro brandello della mia ambientazione per RuneQuest, Ombre antiche sul presente, rimasta troppo a lungo incompiuta.


Adoratori del Caos
Quando la follia e l'abominio del caos si riversarono sul mondo, gli uomini andarono incontro alla rovina e alla disperazione; e fu proprio il desiderio di sfuggire a tale rovina, unito al bisogno di cercare una qualche speranza, che spinse molti uomini a votarsi al caos. Volendo sopravvivere a qualsiasi prezzo e a qualsiasi costo, questi individui presero ad accettare i mutati, ad appoggiarli nella loro opera di devastazione, e a pregare il Caos come un tempo avevano pregato quanti avevano considerato dei.
E qualcosa, dal profondo del mondo spirituale, rispose alle loro preghiere. Che si trattasse di divinità contaminate, di spiriti corrotti o di vera e propria immaterialità autocosciente, questo qualcosa ricompensò i suoi adoratori con doni paragonabili a quelli che secondo le antiche leggende erano stati appannaggio dei veri devoti; inoltre, gli altrimenti irrazionali e alieni mutati presero a considerare questi seguaci del caos come propri alleati, risparmiandoli e consentendo loro di unirsi alle orde selvagge che, nelle ore più cupe dell'umanità, ridussero quasi ogni traccia di civiltà in cenere.
Col passare degli anni, questi piccoli gruppi di cultisti si costituirono in vere e proprie comunità, e col susseguirsi delle generazioni la differenza fra umani corrotti e mutati veri e propri si fece sempre più labile, fino a unificare i due gruppi in un'unica razza inumana. Tuttavia, gli Adoratori del Caos non si trovano solo al di fuori dei rifugi e fra le orde selvagge. Quale che sia la loro natura, le voci immateriali che rispondono ai cultisti hanno da tempo iniziato a sussurrare nella mente degli uomini, scegliendo gli individui che più di tutti sembrano disposti ad ascoltare il loro messaggio: all'interno di numerosi rifugi, e perfino nel cuore stesso di Daiva, piccole bande di Adorati del Caos crescono come dei pericolosi cancri, pronti a corrompere e rovesciare dall'interno gli ultimi brandelli di civiltà rimasti al mondo.
Sempre più autocoscienti, queste forze immateriali hanno iniziato a manifestare una sorta di autonomia e individualità: da molti anni, ormai, parecchi cultisti si professano fedeli di vere e proprie “divinità” presenti all'interno del caos, e non è raro che seguendo la presunta volontà di tali padroni due o più gruppi di Adoratori del Caos si trovino a combattere fra loro. Ma più di ogni rivalità e differenza teologica, sempre che abbia senso parlare di teologia per la mutevole follia che rappresenta l'adorazione del caos, tutti i cultisti sono accomunati dall'odio profondo nei confronti di tutto ciò che è puro, specialmente dei guerrieri-stregoni rimasti fedeli a Daiva e all'umanità. Presenza abituale in tutte le tribù di mutati e in ogni banda da guerra di traditori, gli Adoratori del Caos sono i sobillatori e gli istigatori delle peggiori depravazioni, il tramite fra la dimensione materiale e l'orrore corrotto che si annida nella dimensione immateriale.
Motto:
“Noi siamo il Caos, il Caos è potente!”
Simbolo e insegne
Una stella a otto punte, simbolo del caos, realizzata in varie fogge e colori su sfondi di colori differenti; le insegne degli Adoratori del Caos sono mutevoli quanto il caos stesso.
Rune
Qualsiasi.
Magia
Magia Comune: Qualsiasi incantesimo; diverse sette possono fornire accesso a diversi incantesimi.
Magia Divina: Afrodisia, Amplificare, Assorbimento, Benedizione (qualsiasi abilità del culto), Cambiare Bersaglio, Consacrare, Disarmare, Dissolvere Elementale, Dissolvere Magia, Eclissi, Esplosione Mentale, Evocare Elementale, Follia, Furia Berserk, Illusione, Infondere Vitalità, Lancia di Luce, Meditare, Paura, Resurrezione, Rigenerare Arto, Risata Incontenibile, Saetta Fulminante, Scindere Anima, Scomunicare, Scrutare, Scudo, Vera Potenza dell'Arma, Visione dell'Aura.
Miti
La venuta del Caos (Risonanza 85%) - Dogmi: accetta il Caos, poiché il Caos è potere; porta la fiamma del Caos come tuo vessillo, e diffondine la bruciante mutevolezza.
Esempi di ricompensa:: Affinità con la runa del Caos; benedizione del caos ( 9 punti di magnitudine in incantesimi casualidi magia comune).
La nascita del popolo (Risonanza 40%) - Dogmi: tutti coloro che accettano il Caos sono fratelli nella nuova rinascita
Esempi di ricompensa:: ottenimento di una apparizione, un Caduto; possibilità di evocare lo spirito d'un antico campione del culto.
Affiliazione
Supplice del Caos (membro comune): Requisiti: Il candidato deve professare la sua fede nelle forze del Caos, anche di nascosto qualora vivesse in un luogo ostile a tale fede. Obblighi: Rimanere fedeli al Caos, mantenendosi pronti nel caso ad assumere un ruolo più attivo qualora la causa lo richiedesse, e partecipare nelle grandi occasioni alle cerimonie collettive dei cultisti. Benefici: Il personaggio è automaticamente in grado di trovare un mentore per qualsiasi abilità del culto, ma per impararla deve comunque uniformarsi ai costi vigenti; inoltre, i viventi mutati dal caos lo riconosceranno come uno dei loro e se non provocati eviteranno di attaccarlo.
Accolito del Caos (membro devoto): Requisiti: Il candidato deve essere un Supplicante del Caos da almeno sei mesi, possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno al 30%, e deve riuscire a farsi notare da un membro di rango più alto che ne verifichi la devozione e supporti la candidatura. Obblighi: Un Supplicante del Caos deve donare al culto il 10% dei proventi personali, partecipare alle cerimonie collettive della comunità di cui fa parte almeno una volta ogni due settimane e in occasione di ogni grande celebrazione; deve inoltre tenersi pronto a portare avanti in maniera attiva i voleri del Caos. Benefici: Il personaggio riceve a metà prezzo l'addestramento nelle abilità del culto; inoltre, ottiene accesso agli insegnamenti degli incantesimi di Magia Comune noti alla sua setta.
Alfiere del Caos (membro fervente): Requisiti: Il candidato deve essere un Alfiere del Caos da almeno due anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno al 50%; deve poi completare una missione particolare che ne certifichi la devozione nei confronti del culto. Obblighi: Un Alfiere del Caos deve donare al culto il 25% dei proventi personali, partecipare alle cerimonie collettive della comunità di cui fa parte almeno una volta alla settimana e in occasione di ogni grande celebrazione; deve inoltre agire attivamente allo scopo di estendere l'influenza del Caos nel mondo. Benefici: Il personaggio può richiedere l'intervento divino.
Sommo Sacerdote del Caos (sommo sacerdote): Requisiti: Il candidato deve essere un Alfiere del Caos da almeno due anni, essersi distinto per fede e devozione, e possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno al 75%. Obblighi: Un Sommo Sacerdote del Caos deve donare il 50% dei proventi personali al culto, deve officiare quotidianamente una cerimonia comunitaria in onore del caos, guidando la sua comunità nella direzione indicatagli dalle potenze del Caos; non può diventare un Araldo del Caos. Benefici: Il personaggio apprende gratuitamente le abilità del culto e a metà prezzo gli incantesimi; inoltre, dispone delle risorse dell'intera setta governata, ma non deve abusare della fiducia dei membri del culto.
Araldo del Caos (sommo signore): Requisiti: Il candidato deve essere un Alfiere del Caos da almeno tre anni, essersi distinto per devozione e coraggio, e possedere almeno cinque delle abilità del culto almeno all'80%. Obblighi: Un Araldo del Caos deve donare al culto il 50% dei proventi personali, e destinare analoga percentuale del proprio tempo per adempiere agli obblighi del culto, il che comprende impegnarsi nel diffondere l'influenza del Caos nelle terre che ne sono immuni attraverso azioni più o meno violente e subdole; non può diventare un Sommo Sacerdote del Caos Benefici: Il personaggio apprende gratuitamente le abilità del culto e a metà prezzo gli incantesimi; inoltre, riceve dal culto una qualche reliquia del culto, tipicamente un oggetto antecedente all'avvento del caos i cui poteri si sono enormemente accresciuti grazie al contatto con le potenze immateriali.
Abilità del culto
Il culto offre addestramento nelle abilità indicate di seguito. È necessario che il Patto sia fra le cinque abilità necessarie all'affiliazione e all'avanzamento. Le abilità del culto sono: Conoscenza (Vie del Caos), Magia Comune, Patto (Forze del Caos), Furtività, Influenzare, Robustezza, Tempra, qualsiasi stile di combattimento con armi a una mano.

mercoledì 17 agosto 2011

Giambi per la fretta

Un'altra piccola poesia giambica, niente di che, il minimo sindacale per aggiornare il blog in questo periodo di stanca e doveri impellenti.


Ancora il fiato grosso porto, amici,
Per l'arduo mio forgiarmi d'ogni giorno,
Eppure vengo sempre dove devo in
Perfetto orario e senza alcun ritardo.
Perché una volta preso un qualche impegno,
Non posso affatto tralasciarlo mai.
Beati quanti senza alcun onore
Concedon sempre a sé l'indubbio lusso
D'avere cinque o sei parole date,
Scegliendo sempre a quale dare onore
In base ai tiramenti d'un momento
Od anche in base al proprio tornaconto.
Ma penso che, se fossi loro affine,
Vivrei sentendo d'esser solo un verme.

venerdì 12 agosto 2011

Tutti gli haiku delle ultime settimane

Il titolo di questo post è abbastanza eloquente: per mille ragioni, ultimamente ho poco tempo da dedicare alla poesia, o meglio ho a disposizione un sacco di piccoli brevi momenti.

Per questo, nelle scorse settimane ho sfornato principalmente haiku.

Haiku che, per inciso, spero possano piacervi.


Oltre quel colle
Riarso dal sole, i monti
Scuri di vita.

Il vento dolce
Si fa duro al tramonto,
Sferza con rabbia.

Nel vento secco
Di gioia screpolata
Salso calore.

Luce sospesa in
Cielo, quasi riflessa
Nel lago azzurro.

Ma contro l'onda,
Incurante, superbo,
Fra vento e sole.

Arse da brame
Sopite, le memorie
Dei giorni andati.

Ombra di luna
Che si svela al tramonto
Del lungo giorno.

Croce di sangue
Nel cielo, il sole scivo-
La lento, obliato.

Verde ristoro
D'un albero frondoso,
Caldo d'agosto.

D'un tenue azzurro il
Cielo, i monti ed il mare
All'orizzonte.

Distratto e calmo,
Un gatto si riposa,
Inerme, al sole.

E mentre cresce il
Frutto succoso, fiori
Morti sui rami.

martedì 9 agosto 2011

Si ritorna in riga

Dopo un sano periodo di riposo con praticamente nessun aggiornamento per quasi dieci giorni, ritorno a dedicarmi al blog.

La prima cosa che voglio condividere è una poesia, scritta qualche giorno fa sotto l'ispirazione d'un tramonto durante il quale la luce arrossata del sole sembrava quasi assumere la forma di una croce. Per la cronaca, la giornata era stata trascorsa al mare, e i riferimenti alla crudeltà della luce solare hanno a che vedere con una certa spiacevole situazione delle mie spalle.


Pari una croce di sangue, tu sole
Che muori al tramonto,
Quanto mutato da quello che fiero
Mordeva le carni
Quando brillava, lucente di lampi
Mortali, nel cielo
Terso dai venti del primo mattino.
E quando eri giunto al
Massimo grado di forza, allo zenit
Del giorno ormai pieno,
Tutta imponevi la rabbia lucente
Su quanti al di sotto
Erano intenti a cercare nel mondo
Qualcosa che fosse
Lieve piacere ricolmo d'oblio.
Ma adesso la forza
Calda s'è persa, e soltanto un bagliore
Scarlatto, velato ap-
Pena da nubi distratte rimane
Del sole morente.
Lento cammino, alle spalle il tramonto,
Davanti la notte
Nuova; tra poco del giorno soltanto i
Ricordi sfumati.

domenica 31 luglio 2011

Ultimi haiku di luglio

E' stato un mese decisamente impegnativo, e ho avuto poco tempo per dedicarmi al blog come avrei dovuto e voluto fare.

Spero di poter far di meglio in futuro, e ringrazio chi continua comunque a seguirmi.

Vi lascio qualche haiku.


Quasi che al sole
Bruciassero gli orrori
Dell'empia notte.

Terra ingiallita,
Avvolge cielo e mare
Erba bruciata.

Ma tu dal buio
M'avvolgi di ricordi,
Neve ormai sciolta.

Amore eterno
Come neve d'inverno,
Morto in estate.

Seduti assieme
Fra gli ulivi ed il sole,
Nel vento, amici.

Attendo all'ombra
Grigia; gabbiani in cielo.
Un vento afoso.

Cielo inscurito,
Lievi e fresche carezze
Porta la notte.

Velo di rosa
Il tramonto nel limpi-
Do cielo estivo.

E quel pensiero,
Nuvola evanescente
Nel vento fretto.

Nel cielo gli astri
Degni di Mitilene,
La bella luna.

domenica 24 luglio 2011

Piccolo componimento epicheggiante

Tanto per non perdere le buone abitudini esametriche, eccovi qui una poesiola scritta di recente col solito distico.

La poesia è "epicheggiante" più nel tema che non nella forma, per i motivi che intuirete facilmente nel corso della lettura.

La poesia fa anche parte di un mio progetto abbastanza ambizioso, destinato forse a completarsi nel giro di qualche anno (forse, potrei anche impiegarci più tempo), riguardo a una serie di poesie e racconti brevi che costituiscano una storia unitaria ambientata nell'universo ludico immaginario di Warhammer 40.000.
Tuttavia, dato il suo carattere di "opera introduttiva", presenta ben pochi richiami, e la maggior parte degli stessi sono inoltre abbastanza nascosti; in poche parole, non serve conoscere il gioco in questione per poterla capire.


Lacrime oscure versando, s'avanza,
Costretto allo scontro:
Danza di spade crudeli lo attende,
Tempesta di sangue
Senza rimorsi versato l'aspetta.
Chiamato alla guerra,
Lui non s'oppone al crudele destino.
Si compia, egli pensa,
Questo profetico orrore da lungo
Predetto, creduto
Sempre lontano, per quanto dai segni
Sembrasse ogni giorno
Sempre più prossimo e pronto a colpire.
Finisca la vita!
Ultimo al mondo, ora impugna la spada;
Da lungi i nemici
Ridono, avanzano verso quel mise-
Ro umano che ancora
Trova la forza d'opporsi al crudele
Verdetto: sconfitti i
Forti guerrieri, per l'uomo non resta
Alcuna speranza.
Pure, combatte quest'ultimo pazzo;
Ferito, fa strage. E
Quando alla fine, trafitto, s'accascia, un
Sorriso sul volto.

venerdì 22 luglio 2011

Ignyton, un nuovo mostro per Pathfinder

Stavo pensando a lungo a questo lavoro, e come mio solito alla fine ho tirato fuori dal cilindro tutto questo gran rimuginare concretizzandolo nel giro di un'oretta nel lavoro che ora vi offro.

Si tratta di un mostro per Pathfinder creato allo scopo di offrire una sfida molto caratteristica ai PG dei miei giocatori nel prossimo arco narrativo della campagna di Avventure per il mare che stiamo portando avanti.

Spero che possa interessare anche a voi.


Ignyton

mercoledì 20 luglio 2011

Ombre antiche sul presente: il culto dei Crociati Oscuri

Dopo molto, molto, molto tempo, ecco finalmente il primo culto per Ombre antiche sul presente.

Non dico nulla per scusarmi, spero solo che il lavoro vi piaccia.


Crociati Oscuri
Quando si consumò la guerra intestina fra i guerrieri-stregoni di Daiva, alcuni fra i più intransigenti capi della fazione lealista giurarono che né loro né le loro truppe avrebbero più fatto uso della stregoneria fino a che i traditori fossero vissuti, insozzando il nome di Empharos e impiegando la sua arte per i propri scopi.
In un primo tempo, questi soldati estremisti si trovarono ad affrontare battaglie molto complesse: affrontare protetti dal semplice acciaio e impugnando armi mondane coloro che potevano contare sull'aiuto del caos e della magia si riduceva spesso al mero suicidio. Ma col passare del tempo, man mano che sempre più guerrieri cadevano negli innumerevoli scontri, i loro confratelli rimasti in vita scoprirono di aver trovato degli alleati soprannaturali: tanto forte era la devozione, tanto intenso il senso del dovere, che neppure la morte stessa riusciva ad arrestare l'impeto battagliero di questi zeloti.
Col passare degli anni, i loro compagni d'armi impararono a rivolgersi ai caduti, a farsi guidare dalle loro anime, e a ricorrere al loro aiuto per ottenere l'aiuto di quegli spiriti non ancora corrotti dal caos. Era nata la magia spiritica, e i Crociati Oscuri divennero i suoi maestri indiscussi. Costituitisi in battaglione autonomo, tali guerrieri incantatori rimasero fedeli a Daiva e ai loro ex-compagni ancora dediti alla stregoneria, ma scelsero di percorrere una strada diversa: loro compito non sarebbe stato difendere la patria comune, ma snidare e distruggere ogni possibile minaccia alla stessa; sarebbero diventati il flagello errante del caos, l'incubo dei traditori e dei corrotti.
Ancora oggi, i Crociati Oscuri mantengono a Daiva soltanto una parte minima delle proprie forze; il resto degli uomini, organizzati in bande da guerra più o meno nutrite, vaga per le terre devastate dal caos, alla ricerca di insediamenti di mutati e traditori. Quando li individuano, i guerrieri si danno al massacro. Una crudele abitudine di questi zeloti, alla quale devono il loro nome, è l'usanza di perpetrare un particolare rito spiritico su ogni nemico degno di nota ucciso in battaglia: mentre i confratelli di rango più basso preparano una croce sulla quale appenderne il corpo, gli Araldi dei Caduti ricorrono a una elaborata cerimonia magica capace di vincolare per sempre lo spirito del nemico al suo cadavere. In termini di gioco, per attuare questo procedimento è necessario sconfiggere lo spirito della vittima in un combattimento spiritico, al seguito del quale lo si potrà “vincolare” alla croce dove il suo corpo è inchiodato proprio come se fosse un feticcio, un feticcio sul quale l'incantatore non può esercita nessun potere (e il cui prigioniero non è dunque vincolato dallo sciamano stesso) ma che non permetterà mai allo spirito di allontanarsi.
Là dove i Crociati Oscuri passano, lì essi fanno il deserto; il fuoco purifica ogni cosa, e solo le anime tormentate dei corrotti restano a testimoniare la nefanda vitalità caotica che un tempo si levava dalle rovine. Crudeli e intransigenti, questi soldati sono sì alleati degli altri guerrieri-stregoni, ma hanno rapporti molto laschi con loro e vengono visti di cattivo occhio specialmente dai Difensori dell'Uomo, che non condividono la loro spietatezza nel punire senza alcun indugio ogni individuo che potrebbe essere stato corrotto dal caos. Interi rifugi sono stati annientati dai Crociati Oscuri per un semplice sospetto, ma sono i guerrieri-stregoni traditori che più di tutti subiscono il crudele trattamento degli zeloti di Daiva, riservando loro un odio che non conosce confini.
Miti
Il tradimento dei Corrotti (Risonanza 75%) - Dogmi: non permettere che il corrotto e il traditore vivano; dubita degli stregoni, poiché chi impiega il Caos non è immune dal suo contagio.
Esempi di ricompensa:: Danni incrementati contro i mutati dal caos; abilità eroica: Furia Battagliera.
Il ritorno dei Caduti (Risonanza 50%) - Dogmi: fidati dei tuoi confratelli come di te stesso, e onora i Caduti; non temere di dare la vita per l'ordine, poiché grande è l'onore dei Caduti.
Esempi di ricompensa:: ottenimento di una apparizione, un Caduto; possibilità di evocare lo spirito d'un antico campione del culto.
Affiliazione
Seguace dei Caduti (membro comune): Requisiti: Il candidato, rigorosamente nativo di Daiva, deve dimostrare di possedere discrete doti di combattimento, e di essere fedele alla filosofia di vita dei Crociati Oscuri. Obblighi: Rimanere a disposizione dei propri superiori nella roccaforte del culto, e prendere parte a una missione operativa ogniqualvolta essi lo richiedano. Benefici: Il personaggio è automaticamente in grado di trovare un mentore per qualsiasi abilità del culto, ma per impararla deve comunque uniformarsi ai costi vigenti. Vivendo nella fortezza dell'ordine, egli riceve vitto e alloggio gratuiti; ha inoltre accesso alle fucine dei Crociati Oscuri, ottenendo un 50% di sconto su tutti gli armamenti.
Fratello dei Caduti (membro devoto): Requisiti: Il candidato deve aver preso parte ad almeno tre missioni di guerra, essere un Seguace dei Caduti da almeno sei mesi, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno al 30%. Obblighi: Un Fratello dei Caduti deve trascorrere la maggior parte del suo tempo al di fuori delle mura di Daiva, combattendo al fianco dei suoi confratelli al comando dei propri superiori; deve distruggere ogni forma di bottino ottenuto in battaglia che potrebbe risultare infettato dal caos. Benefici: Il personaggio riceve a metà prezzo l'addestramento nelle abilità del culto, e viene armato ed equipaggiato in maniera basilare a spese dei Crociati Oscuri ogni volta che deve affrontare una missione.
Araldo dei Caduti (membro fervente): Requisiti: Il candidato deve essere un Fratello dei Caduti da almeno due anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno al 50%. Obblighi: Un Araldo dei Caduti deve essere sempre in prima fila in ogni battaglia, facendo da tramite fra i confratelli caduti e quelli che ancora vivono di modo che i primi possano aiutare i secondi a trionfare; deve essere d'esempio per ogni confratello, e accettare talvolta il gravoso fardello del comando nelle missioni più semplici. Benefici: Il personaggio ottiene la guida d'un confratello caduto sotto forma di Apparizione, e può inoltre richiedere un intervento divino direttamente agli spiriti dei suoi predecessori; gli viene inoltre consegnata un'armatura di qualità superiore, tipicamente appartenuta al guerriero il cui spirito funge ora da suo guardiano.
Signore dei Caduti (sommo signore): Requisiti: Il candidato deve essere un Araldo dei Caduti da almeno tre anni, essersi distinto per coraggio e bravura, e possedere almeno cinque delle abilità del culto, ivi comprese le abilità della magia spiritica e almeno uno stile di combattimento, almeno all'80%. Obblighi: Un Signore dei Caduti deve trascorrere la maggior parte della propria vita in missione, guidando i suoi confratelli in battaglia contro gli abomini del caos e assumendosi, nel caso, le responsabilità della sconfitta; assieme ai suoi parigrado è tenuto a presenziare quando possibile al consiglio del culto, all'interno del quale viene eletto a vita il Gran Maestro dei Crociati Oscuri. Benefici: Il personaggio ottiene una panoplia completa la cui qualità superiore è simbolo del suo rango; può guidare e comandare tutti i suoi sottoposti, e gode del rispetto d'ogni altro guerriero-stregone di Daiva.
Abilità del culto
Il culto offre addestramento nelle abilità indicate di seguito. È necessario che uno stile di combattimento e le due abilità sciamaniche siano fra le cinque abilità necessarie all'affiliazione e all'avanzamento. Le abilità del culto sono: Atletica, Legame Spiritico, Robustezza, Sentiero Spiritico, Tempra, qualsiasi stile con armi a due mani o con arma e scudo, qualsiasi stile con le armi da fuoco.

sabato 16 luglio 2011

Tre settimane di haiku

Quelli che seguono sono gli haiku scritti nelle ultime tre settimane, fissando con parole le sensazioni e le riflessioni che mi hanno particolarmente ispirato, sia sul momento che, a posteriori, mentre vi riflettevo sopra.


E quasi tremo:
Mi prende il tuo orrore,
Sole impietoso.

Dubbi e certezze,
Nel cielo grigio-azzurro
Vaghe risposte.

Ombra cercata,
Ripari dal flagello
Caldo, inumano.

Tempo d'attese.
Affronterò da solo
Queste tempeste.

Anche la notte
Senza ristoro, i morsi
Caldi del dubbio.

Senza speranza
Spero ancora, ammattito.
Dolce è la luna.

Sagome al vento i
Sogni, nell'orizzonte
Del mare nero.

Saldo, m'oppongo al-
L'onda feroce, ignoro il
Vento furioso.

Nell'estenuante
Attesa la calura
Rode la mente.

Venti distanti:
Straniato da ogni cosa,
All'ombra, attendo.

Ore al tramonto.
Stillicidio di sole,
L'attesa brucia.

Quasi consunto,
Ma saldo. Poter dire:
“Ho vinto il sole.”

Ma sarò tuo,
Dolce aurora rosata,
Calda d'amore.

Lo stesso, ancora.
Sofferente, resisto:
Scruto nel sole.

venerdì 15 luglio 2011

Dopo i secoli, i giambi.

Son passati quasi dieci giorni dall'ultimo aggiornamento, ma ho avuto dannatamente tanta roba da fare nel frattempo.


Spero, nei prossimi giorni, di riuscire a riprendere un ritmo accettabile con gli aggiornamenti.

Intanto, vi lascio con due componimenti "giambici" ricolmi dell'invettiva che accompagna spesso il metro.


Si crede un padreterno, invece pare
Soltanto un grosso idiota mal cresciuto:
Si vanta, parla, parla e mena vanto,
Ma quando poi si passa ai fatti poco
Da solo lui riesce a fare, e cerca
Qualcuno che gli svolga quei lavori
Nei quali è molto scarso e vale nulla,
Per prender poi di questi lavoretti
Lui solo il vanto e molto spesso il premio.
S'atteggia amico e parla altisonante,
Di fatto è solamente un gran bugiardo.


Talvolta trovi, andando in pullman, gente
Assurda. Ammorba l'aria, certo, quello
Che mai si lava e puzza molto, orrore.
Ma ammorba ancor di più quel bimbo grezzo,
Convinto d'esser grande e forte e figo,
Al quale manca proprio del rispetto il
Concetto stesso: sbraita ed urla e grida,
Oppure canti idioti impone a tutti
Lasciando acceso a gran volume il suo
Dannato cellulare, orrendo suono,
Neanche fosse in discoteca, il grezzo.
Mi prende allora grande voglia matta,
Uscir di casa avendo spada aguzza o
Coltello almeno, e fare strage truce
Di questi bimbiminchia che, convinti
A torto d'esser grandi figaccioni,
Agiscon sempre come dei coglioni.
Ma poi mi calmo e placo l'ira: infatti
Non val la pena andare in cella al fresco
Per questi idioti nati tonti e tronfi.
Che faccian pure i deficienti: infatti
Vederli aumenta a tutti l'autostima.

giovedì 7 luglio 2011

Haiku d'estate

E' un periodo nel quale, causa esame in preparazione, ho poco tempo libero e mille cose con cui occuparlo.

Tuttavia, anche se non riesco a creare molta roba nuova, ne approfitto comunque per mettere on line queste poesie scritte negli ultimi giorni.
Sono ancora haiku, ma ho in cantiere ancora dei giambi e qualche distico.
Li vedrete, se va bene, dalla prossima settimana in poi.


Calde promesse
Nel cielo imperscrutabi-
Le, prima estate.

Nubi o splendore? Il
Cielo, ignoto. Ma calda
L'aria, la vita.

Inebriante
Luce, abbracciami adesso.
Amami, brucia.

Le spine copro-
No frutti acerbi, ancora
Verdi d'estate.

Qualche rimpianto
Nell'autunno che ammira
La primavera.

Altri di brezza
Godono le carezze:
Io solo attendo.

Ore sprecate
Nell'affannarmi al nulla,
Vana estate.

Nubi occultano il
Cielo, opprimono d'afa.
Pianto di vita.

Pallida luna
Nel cielo, arriva a stento
La notte calda.

sabato 2 luglio 2011

Altri giambi

Il periodo è intenso, e il tempo libero per scrivere poco.
Tuttavia, ho ancora qualche vecchio componimento da pubblicare.
Inizio con queste due poesia giambiche, una scritta (prevedibilmente) a lezione e l'altra dedicata invece al tipo di calzature che preferisco avere ai piedi.
Sono temi volutamente bassi, come da tradizione giambica.


Consiglio di prestar molta attenzione
A quello che facciamo ora a lezione,
Di modo che si possa poi evitare
D'avere delle nere sorpresacce
Andati poi all'esame, avendo in sorte
Dei voti molto bassi oppure, peggio,
Doversene tornare il mese dopo.


Indosso sempre scarpe fatte in pelle,
Se posso sempre nera, forte e salda.
Che conta avere indosso scarpe note,
Se queste sono fatte in rozza tela?
Il cuoio a tutto quanto, sai, resiste,
E tiene i piedi caldi al freddo e freschi
Nel caldo sole estivo. Invece dimmi
In cosa, a parte il prezzo da ladrone,
Le tele che tu porti attorno ai piedi
Si posson mai distinguer dalle mille
Scarpacce prese a un soldo al mercatino.
In nulla, penso, eppur le paghi un botto
Di soldi, e meni vanto, molto fiero,
Di questa spesa assurda, gran coglione!

sabato 25 giugno 2011

Sulla vendetta amara

In attesa degli altri componimenti giambici, vi lascio con una poesia in distici; si tratta di una riflessione sulla vendetta, e su come essa alla fin fine danneggi chi la attua quanto coloro che la subiscono.


Calice amaro, giustizia crudele
Dispensi, latore
Freddo di grandi dolori impietosi, am-
Ministri veleno,
Fiele che tutti ferisce di pari
Sapiente violenza:
Muti i colpevoli in vittime, oppresse
Dal male che doni,
Né tu risparmi le fredde carezze, il
Veleno mortale, a
Quanti hanno in sorte del calice d'esse-
Re fatti ministri,
Ché, traditore, anche loro colpisci, e
Chi t'offre non soffre
Meno di quanti, nolenti, punisci;
Perché tu lo rendi un
Empio aguzzino, il tuo icore immondo
Al posto del sangue,
Rendi inumano chiunque ti porti.
Infame giustizia
Quella che rechi, soltanto vendetta,
Ignori il perdono e
Rendi dei mostri quegli uomini persi
Che cercano in te la
Vera giustizia, compenso dovuto
A quanti nel mondo
Hanno sofferto. Rigetto l'offerta,
Non voglio mutarmi in
Subdolo ultore, rifiuto per sempre i
Tuoi manici d'oro,
Calice d'empia vendetta, ricolmo
Di solo e veleno.