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domenica 26 febbraio 2012

Versi per la laurea

Ho composto questi versi circa una settimana fa, qualche giorno prima della mia laurea. Sarebbe stata mia intenzione metterli on line il giorno stesso, ma fra un impegno e l'altro, complice l'influenza, il tutto è slittato di molti giorni.



Dioniso, al quale un tempo molti versi
Ho dato come dono, rubicondo
Signore, prole eccelsa e gran beone,
Patrono mio adorato e caro, salve!
A breve, sai, dovrò discuter tesi,
E tu ne sei soggetto in qualche modo.
Difatti parlo lì del bomolochos,
Buffone greco e tu, Dioniso caro,
Sei spesso quel buffon del qual ho scritto.
Ricordi ancora quando in versi grevi
Di mille doppi sensi sconci e sporchi
Venivi celebrato in Grecia antica?
Si basa infatti questa tesi sulla
Commedia scritta avendo qual soggetto
Il tuo discender giù nell'Ade, un tempo,
Per riportare in patria un gran poeta.
Ben poca lode, ahimè, ti posso offrire
Con questa tesi qui, Dioniso bello:
Ben poca cosa ho scritto. Eppure l'offro
A te, pancione caro, a te signore
Dell'arte dei teatri e del buon vino
E del governo al popol tutto dato.
Ti prego, dammi aiuto come puoi, e
Concedi a me, che t'ho lodato in versi,
Quei doni lieti e grati e molto amati
Pei quali adesso levo questi fiati.

domenica 23 ottobre 2011

Due piccoli sfoghi in versi

Due piccole poesie che rappresentano due piccoli sfoghi personali. La prima, scritta con ritmo giambico, mi sembra abbastanza eloquente, persone del genere esistono e purtroppo tutti quanti ci abbiamo avuto a che fare, prima o poi.
La seconda, invece, è solo una satirizzante nobilitazione di quel che si prova ad alzarsi prima dell'alba con la sveglia e a salutare il sole mentre si è già avviati in direzione di una lunga e stancante giornata.



All'ombra d'un cespuglio di lentischio,
Irato contro santi e dei fasulli,
Attendo. Intanto penso a questo mondo,
Mondaccio boia dove trovi molti
Balordi che si atteggian quali amici,
E poi colpiscon lesti proprio quando
Vorresti solo avere un po' d'aiuto.



Quando mi sono svegliato nel cielo
Brillavano ancora
Solo le stelle, era notte: il mattino,
Con l'alba, tardava a
Giungere, tutto era nero. Alla fine il
Mattino è venuto,
Lento dapprima, poi caldo e sicuro,
Sincero, crudele.

domenica 18 settembre 2011

Giambi di buon augurio

Ho iniziato a scrivere questa poesia mentre, in pullman, mi recavo a sostenere un esame con nel cuore la certezza di non passarlo.
Gli esiti, invece, sono stati migliori di quanto sperassi.
Perciò, mi piace pensare a questa poesia come una sorta di testo portafortuna, quantomeno per l'esame in questione: era relativo al greco, ed è proprio la poesia greca che mi ha ispirato interi passi di questo breve componimento.

Spero che vi piaccia.



Nel cielo, a stento, brilli, luna bianca,
Perduta in mezzo a quell'azzurro chiaro.
Rimani ancora un poco in questo giorno,
Donando a me, che scruto il tuo candore,
Sapienza antica e gioie fresche, pure,
Di quelle che dispensi quando, piena,
Risplendi sopra a questa nera terra.



martedì 6 settembre 2011

Invettiva giambica

Il giambo era il metro dell'invettiva e, spesso accompagnato da un lessico alquanto scurrile e piuttosto vicino alla lingua parlata, ci ha lasciato opere che ben pochi profani penserebbero di veder classificate alla voce "letteratura".

Questa breve invettiva d'occasione, volutamente esagerata come si conviene al giambo, è una erede diretta dei giambi di questo tipo.


È gonfio e tronfio e brutto e basso e grasso,
Si veste qual soldato, o forse quale
Idiota, avendo stivaloni grezzi
E verdi pantaloni e maglia truzza.
S'atteggia quasi fosse un nuovo Pico
Mirandolino, o conte a Recanati,
Per quanto sia lui molto poco colto,
E sembri capra appena un poco parla.
Lui crede fermamente d'esser forte:
Si vanta spesso e narra coglionate,
Imprese immaginarie, degne solo
D'un folle, ché deliri sono, o forse
Di quanti pensan gli altri pirla e pronti
A bersi balle e stupidate varie.
Ignora forse che, volendo, gli altri
Gli posson render botte ancor più forti?
Ma tutti noi ci tratteniamo quando
Si è tra amici, e diamo colpi fiacchi;
Lui invece attacca sempre a forza piena.
O forse lui non pensa siamo amici?
Lo dica: in questo caso tutti quanti
Sarebber molto lieti, ed io con loro,
Potendo dargli trattamento pari
A quello che egli impiega in ogni istante,
E farlo bello e scaltro a suon di pugni!

mercoledì 17 agosto 2011

Giambi per la fretta

Un'altra piccola poesia giambica, niente di che, il minimo sindacale per aggiornare il blog in questo periodo di stanca e doveri impellenti.


Ancora il fiato grosso porto, amici,
Per l'arduo mio forgiarmi d'ogni giorno,
Eppure vengo sempre dove devo in
Perfetto orario e senza alcun ritardo.
Perché una volta preso un qualche impegno,
Non posso affatto tralasciarlo mai.
Beati quanti senza alcun onore
Concedon sempre a sé l'indubbio lusso
D'avere cinque o sei parole date,
Scegliendo sempre a quale dare onore
In base ai tiramenti d'un momento
Od anche in base al proprio tornaconto.
Ma penso che, se fossi loro affine,
Vivrei sentendo d'esser solo un verme.

venerdì 15 luglio 2011

Dopo i secoli, i giambi.

Son passati quasi dieci giorni dall'ultimo aggiornamento, ma ho avuto dannatamente tanta roba da fare nel frattempo.


Spero, nei prossimi giorni, di riuscire a riprendere un ritmo accettabile con gli aggiornamenti.

Intanto, vi lascio con due componimenti "giambici" ricolmi dell'invettiva che accompagna spesso il metro.


Si crede un padreterno, invece pare
Soltanto un grosso idiota mal cresciuto:
Si vanta, parla, parla e mena vanto,
Ma quando poi si passa ai fatti poco
Da solo lui riesce a fare, e cerca
Qualcuno che gli svolga quei lavori
Nei quali è molto scarso e vale nulla,
Per prender poi di questi lavoretti
Lui solo il vanto e molto spesso il premio.
S'atteggia amico e parla altisonante,
Di fatto è solamente un gran bugiardo.


Talvolta trovi, andando in pullman, gente
Assurda. Ammorba l'aria, certo, quello
Che mai si lava e puzza molto, orrore.
Ma ammorba ancor di più quel bimbo grezzo,
Convinto d'esser grande e forte e figo,
Al quale manca proprio del rispetto il
Concetto stesso: sbraita ed urla e grida,
Oppure canti idioti impone a tutti
Lasciando acceso a gran volume il suo
Dannato cellulare, orrendo suono,
Neanche fosse in discoteca, il grezzo.
Mi prende allora grande voglia matta,
Uscir di casa avendo spada aguzza o
Coltello almeno, e fare strage truce
Di questi bimbiminchia che, convinti
A torto d'esser grandi figaccioni,
Agiscon sempre come dei coglioni.
Ma poi mi calmo e placo l'ira: infatti
Non val la pena andare in cella al fresco
Per questi idioti nati tonti e tronfi.
Che faccian pure i deficienti: infatti
Vederli aumenta a tutti l'autostima.

sabato 2 luglio 2011

Altri giambi

Il periodo è intenso, e il tempo libero per scrivere poco.
Tuttavia, ho ancora qualche vecchio componimento da pubblicare.
Inizio con queste due poesia giambiche, una scritta (prevedibilmente) a lezione e l'altra dedicata invece al tipo di calzature che preferisco avere ai piedi.
Sono temi volutamente bassi, come da tradizione giambica.


Consiglio di prestar molta attenzione
A quello che facciamo ora a lezione,
Di modo che si possa poi evitare
D'avere delle nere sorpresacce
Andati poi all'esame, avendo in sorte
Dei voti molto bassi oppure, peggio,
Doversene tornare il mese dopo.


Indosso sempre scarpe fatte in pelle,
Se posso sempre nera, forte e salda.
Che conta avere indosso scarpe note,
Se queste sono fatte in rozza tela?
Il cuoio a tutto quanto, sai, resiste,
E tiene i piedi caldi al freddo e freschi
Nel caldo sole estivo. Invece dimmi
In cosa, a parte il prezzo da ladrone,
Le tele che tu porti attorno ai piedi
Si posson mai distinguer dalle mille
Scarpacce prese a un soldo al mercatino.
In nulla, penso, eppur le paghi un botto
Di soldi, e meni vanto, molto fiero,
Di questa spesa assurda, gran coglione!

mercoledì 22 giugno 2011

Qualche componimento giambico

Quelli che seguono sono i primi due componimenti brevi in endecasillabi giambici che ho scritto, risalenti a qualche settimana fa.

Il primo è il classico "carme d'occasione", quattro versi dedicati all'uscita del libro d'un amico.

Il secondo, invece, è crudelmente autobiografico: leggetelo, e provate a indovinare come è andata a finire la mattinata...


Ti faccio i complimenti, antico amico,
E t'auguro con cuore assai sincero
Che questo tuo libretto ben stampato
Si possa un giorno dir di grande autore.



Ho preso l'otto proprio in grande fretta,
Correndo sulle pietre del macadam.
Adesso sto salendo, e spero solo
Di farcela a parlar col professore.
Lo sai che gran risate dalla stizza
Nell'essermi svegliato stamattina
Ben prima dell'orario stabilito
Soltanto per far niente ed imprecare,
Con voce che s'esprime in molti versi,
Per questa levataccia senza scopo?

domenica 12 giugno 2011

Endecasillabi giambici

Era da tanto tempo che avevo in testa due progetti poetici.
Il primo, meno interessante, era l'idea di versificare recuperando alcuni temi da una canzone di De André, "valzer per un amore".

Il secondo, invece, mi tormentava da molto di più: dopo essere arrivato all'endecasillabo con ritmo dattilico, mi sono scervellato per quasi un anno alla ricerca di un modo per rendere con l'endecasillabo anche l'altro grande metro della poesia classica, il trimetro giambico.
Per chi non lo conoscesse, il trimetro giambico è il metro usato nel teatro greco come nell'invettiva, ed era sentito come molto vicino al parlato. Nella sua struttura "base", soggetta a infinite varianti che hanno fatto dannare generazioni di grecisti, si presentava come la somma di tre sequenze sillabie "breve lunga breve lunga", accentate sulla lunga e principalmente sulla prima delle due. Era presente poi la variante "catalettica", ovvero priva della sillaba lunga finale.
Il mio adattamente si basa proprio sul trimetro giambico catalettico; in parole povere, impiego un endecasillabo con accenti fissi sulla seconda, sulla sesta e sulla decima e talvolta anche sulla quarta e sull'ottava.

Sono ancora alle prime armi con questa nuova versione dell'endecasillabo, con la quale devo ancora prendere la giusta confidenza. Intanto, però, ho iniziato a scribacchiare qualcosa.

E fra questo "qualcosa" rientra il mio primo componimento "giambico", che potete leggere di seguito. Noterete anche una seconda soluzione, stavolta da una canzone di Guccini. Non sono totalmente soddisfatto del risultato, ma per essere la prima prova con questo tipo di endecasillabo non penso sia uscito troppo male.


Ma quando, col cuor stanco, tu, derisa
Da quanti ti dicevano d'amarti, al-
La fine troverai quei vecchi versi
Che scrissi quale lode del tuo volto
Negli anni ormai perduti, sarai colma
Di grande meraviglia nel pensar che
Qualcuno abbia lodato le bellezze
Perdute e consumate nell'attesa
D'un principe da sogno, affascinante,
E certo inesistente che ti desse
In dono grandi grazie e grande amore,
Neanche fosse uscito dallo schermo
D'un infimo filmetto americano
Di stampo hollywoodiano e basso budget.
Di certo sarai presa dal rimpianto,
E molto soffrirai quel gran rimorso
D'avermi, in preda a sogni irrazionali,
Scartato ed umiliato, tu, spietata
Stimando il nulla più che quel mio volto
Non bello, forse, certo, ma che amava
Perfino i tuoi difetti più bizzarri,
Spegnendo nei miei occhi che t'amava-
No tanto quella luce di cui pure
Brillavi, illuminata dai miei versi.
Ma a nulla servirà questo pensiero:
Soltanto a poter piangere quel tuo
Rifiuto del mio amore, che di certo
Per te non tornerà mai più, perduto.