domenica 4 agosto 2013

Elementi scenici autocostruiti e regole personalizzate, la quintessenza del warhammerista fai-da-te

Sono tempi di grande impegno, tanto per cambiare: devo cambiare la mobilia di camera mia, e il tempo libero da dedicare al blog non è poi tanto, per non dire direttamente che non è. Aggiungiamo la scarsa ispirazione, che mi ha fatto mollare praticamente a metà due poesie e un documento di regole per il GdR (perché sì, creare regole e non riuscire a giocare alla lunga prende alle scatole).

Però, forse, domani potrò giocare finalmente un bel partitone di WH40K con 3000 punti per parte. E visto che si giocherà coi miei scenari ho deciso di buttare giù un paio di regole per quelli personalizzati e in qualche modo diversi dagli scenari standard.
E visto che c'ero ho scattato una serie di foto per illustrare le regole. Chi usare come soggetti per le foto, onde illustrare scale e affini? Ma un'aralda di Slaanesh e uno stregone degli space marine del Caos sempre di Slaanesh, ovviamente; pensateli come una giovane coppietta che sta cercando casa.

Prima tappa: il vecchio complesso megalitico dei cultisti; o anche "il primo scenario decente che abbia costruito, fatto di vere pietre e pesante sui 3,5 kg". E' considerato nella sua interezza come terreno aperto. Tutti i membri di un'unità che riesca a uccidere un personaggio nemico entro 2'' dall'altare in pietra otterrà +1 Attacco durante il successivo turno.

 I modelli in copertura dietro gli elementi del circolo megalitico ottengono un tiro copertura di 4+.

Secondo elemento scenico: la praticaotica trincea; essa fornisce un tiro copertura di +4 ai modelli al suo interno, e viene considerata terreno accidentato. I modelli a contatto di basetta con le barriere della trincea ed entro 2'' l'uno dall'altro vengono considerati a contatto di basetta durante la fase di corpo a corpo. Inoltre, la trincea è dotata di  una postazine d'arma (R 5, 2 Fe, TA 3+) equipaggiata con un combirequiem.

La collina. Viene considerata terreno aperto, salvo che nelle salite, trattate come terreno accidentato; inoltre, buttarsi giù dal lato a strapiombo viene considerato un attraversamento di terreno pericoloso.

Le scale incise nella roccia vengono considerate terreno normale e non accidentato, e permettono di risalire la collina senza rallentamenti.

Un modello in copertura dietro qualsiasi parte della collina rocciosa ottiene un tiro copertura di 4+.

Il gustoso fortino Roccateschio, noto anche come Mortimer o come Forte Chaoskull. Viene considerato un edificio con Valore di Corazza 12 e 3 Punti Struttura. Ha una capienza di 10 modelli.
 
I modelli all'interno dell'edificio possono usufruire di ben 4 punti di fuoco, nascosti nelle orbite e nella cavità nasale del teschio.

L'ingresso all'edificio si ha attraverso una piccola scaletta di roccia nella parte posteriore.

I parapetti di Mortimer, per quanto sciccosi e stilosi, non sono niente di che: i modelli sul tetto godono di un misero tiro copertura di 5+.

La torre demoniaca, un elemento scenico di tutto rispetto ricavato anni fa da un tubo di patatine consumato proprio in questo periodo dell'anno durante una giornata in spiaggia.

 La base della torre, scalette a parte, è considerata terreno accidentato. La torre vera e propria si qualifica come un edificio suddiviso in due piani, ciascuno dotato di un punto di fuoco dal quale possono sparare ben 2 modelli. La torre ha Valore di Corazza pari a 12, 2 Punti Struttura, e può contenere fino a 10 soldati.

L'edificio nel suo complesso gode di un tiro invulnerabilità di 5+, dato dalle anime urlanti intrappolate nella sua pietra.

Le unità sul tetto della torre godono di un misero tiro copertura di 5+, ma usufruiscono certo di un punto di osservazione vantaggioso; tuttavia, il tetto della torre è considerato terreno pericoloso: non è raro che le fauci si spalanchino, inghiottendo i malcapitati occupanti e scaraventandoli nel warp...

E infine la vera perla, il magazzino A-38 BIS, che venne convertito in fortilizio imperiale, che cadde nelle mani del Caos e che da allora dileggia in ogni momento i servi del Falso Imperatore. Diversi tratti dell'edificio sono protetti da barricate, che conferiscono un tiro copertura di 4+ e inoltre consentono ai nemici a contatto di basetta con le stesse ed entro 2'' l'uno dall'altro di combattere come se fossero loro stessi a contatto di basetta.


In diversi punti le barricate sono rinforzate dal filo spinato, che le fa contare come terreno pericoloso ai fini dell'attraversamento.
Questo simpatico elemento scenico, oltre a fornire un tiro copertura di 4+ e a essere terreno pericoloso, è anche terreno intransitabile per veicoli e moto.

Sul tetto dell'edificio si trovano due postazioni da "cannone" (R 7, 2 FE, TA 3+) equipaggiate con requiem d'assalto binato. Tanto per sfoltire le fila avversarie.

Sul tetto dell'edificio si trova anche un piccolo edificio accessorio, con capienza di appena 5 modelli; possiede un Valore di Corazza pari a 11 e appena 2 Punti Struttura, ma i modelli al suo interno possono usufruire di un relè di comunicazione.

Il piccolo edificio in lamiera possiede un punto di accesso anteriore e un singolo punto di fuoco sul tetto.

Le murature del tetto offrono comunque un tiro copertura di 4+. Non male.

Sull'edificio svetta un'ampia torre in plastacciaio e roccemento, in origine l'alloggio degli ufficiali. La torre ha tre piani, di cui uno interno al fortino che viene trattato come un edificio a parte (vedi sotto). La parte che emerge ha capienza 20 modelli, Valore di Corazza 13 e 4 Punti Struttura.

Il secondo piano della torre è dotato di una balconata in plastacciaio, che fornisce un tiro copertura di 3+.

Sul tetto dell'edificio svetta ancora un'icona imperiale non profanata, posta sulla sommità di un relé di comunicazione. Tutti i modelli di soldati dell'Imperium (Guardia Imperiale, Sorelle Guerriere e tutti i Capitoli degli Space Marine) sul tetto e sulla balconata sono considerati Implacabili.

Dietro il forte, i cultisti hanno presto costruito un altare del Caos che funziona esattamente come un tempio del Caos (permette di ripetere i tiri invulnerabilità falliti a tutti i seguaci del Caos e alle unità demoniache, e fornisce un tiro copertura di 4+).
 
Questa porticina è l'unico punto di accesso all'interno del forte che non sia terreno accidentato.
  
Dai due lati lunghi il forte presenta delle ampie aperture parzialmente coperte con lastroni di plastacciaio; vengono considerate barricate, ma forniscono un tiro copertura di 3+, e il loro attraversamento viene considerato attraversamento di terreno accidentato.

L'ingresso inferiore della torre viene considerato un edificio separato, con capienza 20 modelli, Valore di Corazza 13 e 3 Punti Struttura. La distruzione delle fondamenta provocherà, abbastanza chiaramente, il Collasso Totale dell'intero edificio.
 All'interno del fortino si trova anche un deposito di munizioni.

Vicino all'ingresso e sul lato frontale del fortino si trovano due luci con allarme.

Tutte le unità entro questi due punti possono essere bersagliate normalmente anche in situazioni di combattimento notturno.

venerdì 26 luglio 2013

Qualche vecchia promessa di Avventure per il mare

Cronologia del blog alla mano, sono passati praticamente due anni dall'ultima volta che ho creato qualcosa per questa ambientazione, e ancor più tempo è passato da quando per l'ultima volta ho aggiornato il manualetto dell'ambientazione.
In origine, il mio piano era quello di tirar fuori un piccolo compendio che, alla fine della mia campagna di Pathfinder, "aggiornasse" l'ambientazione. Tale compendio avrebbe dovuto comprendere fra le altre cose la mappa che a suo tempo avevo realizzato per le mie partite.

Ma, si sa, di piani e intenzioni mai compiuti si potrebbe riempire il mondo.
Pathfinder mi prese sempre peggio, diverse visioni del GdR da parte dei giocatori portarono a una campagna che non portava da nessuna parte e la voglia di lavorare ancora sull'ambientazione svanì; il gruppo, alla fine, si sciolse.

Però, già da qualche tempo un ragazzo manifestava l'interesse di ambientare una sua campagna per Pathfinder in questa mia ambientazione, e chiedeva la mia mappa. Il proposito di scannerizzarla e passargliela si era sempre arenato: dapprima davanti a uno scanner domestico che funzionava a schifo, quindi dinnanzi ai problemi logistici della laurea, quindi era proprio scomparso dalla mia mente.

Cosa è cambiato ora? Beh, gli impegni ci sono sempre, e sono sempre fastidiosi (praticamente, è da un paio d'anni che non mi "fermo" per più di una settimana, e ancora per un annetto dovrò tenere questo ritmo, temo); però il mio estimatore sta proprio iniziando la sua campagna, e la mappa gli serve urgentemente.
Perciò eccola qui.


La mappa era stata realizzata a suo tempo sulla quarta di copertina di un quaderno, nelle mie intenzioni originali il "quaderno della campagna"; prima avevo fatto i disegni a matita, quindi a penna, e solo in seguito avevo dato alla mappa il suo colore pergamenato mediante i fondi del caffè (essere un caffeinomane, a volte, paga).
Nella realizzazione, avevo cercato di tenere a mente non tanto i criteri dei vari portolani e delle mappe di navigazione, che non sarei riuscito a replicare, ma le convenzioni e le ingenuità cartografiche delle mappe di qualche secolo fa.


Inoltre, da che ho pubblicato il manualetto di Avventure per il mare, molto è cambiato in Pathfinder. Per dire, ora abbiamo un'edizione in lingua italiana tradotta e supportata decentemente; ma, soprattutto, ora abbiamo le regole per le armi da fuoco, le "grandi escluse" nella mia ambientazione piratesca.
Grandi escluse, ma ora non più.
Non sarà un compendio d'avventura molto ricco, non sarà niente di che, non sarà un manualetto, ma una raccolta di spunti e aggiornamenti della mia ambientazione basata in parte sulla mia campagna la posso fornire, o no?


Avventure per il mare: cinque anni dopo...

Molto è cambiato nell'orbe nel corso degli ultimi anni. In bene o in male, ancora non è dato saperlo, ma i precari equilibri di un tempo sono ormai fragili fili ancorati sul nulla.

Tutto cominciò quasi dieci anni fa, quando un ordinarius dabhatiano di nome Divya Dharmani, un agente diretto del magister fidei maximus, diede il via a un progetto molto ambizioso volto a dotare l'Ordo Orbis di servitori di nuova natura; il suo obiettivo era mischiare il sangue degli uomini con quello delle creature soprannaturali che si riteneva abitassero ancora il mondo, quegli enormi rettili alati a cui le leggende attribuivano facoltà incredibili.
Dharmani si immerse nello studio dei draghi, e dai più antichi documenti riuscì a tracciare una mappa del luogo di riposo di uno di essi, il luogo stesso dove il dragone aveva collocato la sua tana e presumibilmente deposto le sue uova. Egli riuscì a impossessarsi delle uova, e dopo un parziale fallimento fu in grado di creare un ibrido drago-uomo – o meglio, un ibrido drago-donna. Mentre la primogenita veniva fatta crescere a velocità accelerata, tuttavia, Divya Dharmani entrò in contatto con un altro frammento di leggenda legato ai draghi: si diceva che, in tempi ormai lontani, essi avessero combattuto una guerra contro gli umani, una guerra che aveva devastato il mondo; e si diceva che, nel corso di tale guerra, le fortezze dei draghi fossero enormi castelli volanti, veri e propri castelli che si libravano in aria e da cui era possibile tempestare di morte i propri avversari. Lo scaltro ordinario fece subito il collegamento con le voci circolanti su Nugar Dobadi. Questi era stato uno dei luogotenenti di Vigon Asrigue, un ex-schiavo proveniente dalle Isole Vergini capace di scatenare contro i suoi nemici la furia dei cieli; le imprese del ribelle, si diceva, erano spesso state accompagnate dalla visione terrificante dell'ombra di una enorme nuvola nera che oscurava la terra sotto di essa, una nube che sembrava spostarsi secondo la sua volontà: era chiaro che egli conosceva il modo per controllare una delle antiche fortezze dei draghi.
Poco dopo la caduta della Furia Rivoluzionaria, Dobadi era stato catturato dall'Ordo Orbis e rinchiuso nel Carcer Aeternus, ma suo figlio Aaron ne aveva ereditato la nave e, presumibilmente, i segreti. Il nuovo obiettivo di Dharmani, dunque, divenne impossessarsi della fortezza, strappandone il segreto dal cadavere di Aaron Dobadi.
Questi, pur non essendo mai formalmente entrato nella Armata della Libertà, restava comunque un confratello delle coste di chiara fama. Nondimeno, Divya Dharmani riuscì con l'inganno ad avere la meglio su di lui: facendosi passare per un semplice mercante in viaggio con la propria “figlia” affetta da albinismo (in realtà il primo ibrido umano-drago, col corpo completamente celato dai vestiti onde non suscitare sospetti), l'ordinarius venne a trovarsi su una nave abbordata da Aaron Dobadi. Offrendo la promessa di un perdono ufficiale da parte dell'Ordo Orbis, Dharmani scatenò un ammutinamento all'interno della nave; solo un manipolo di pirati, rimasti fedeli a Dobadi, riuscì a trarsi in salvo scappando su una seconda nave da poco catturata.
Divya Dharmani aveva ormai posto le mani sull'anello magico che permetteva ai Dobadi di controllare la cittadella volante, ma ancora non sapeva come rintracciarla. Poco si curava dei pirati che gli erano sfuggiti, ma costoro in futuro sarebbero stati la causa della sua rovina.
A quel piccolo gruppo di sbandanti, infatti, si era da poco unito un vecchio alchimista, uno dei pochi studiosi rimasti di quell'arte tanto antica e ormai soppiantata dalla tecnomagia, uno strano vecchio che non ricordava nulla del proprio passato. Né, dopotutto, egli aveva un passato che potesse essere ricordato: egli, infatti, non era altri che uno dei cloni predisposti dal più grande alchimista della storia, colui che aveva ottenuto il segreto dell'immortalità, il prodigioso Wilhelm Von Meister. Von Meister aveva trovato il modo di ingannare la morte grazie, appunto, ai suoi numerosi cloni: quando il suo corpo fisico moriva, l'anima si trasferiva in uno dei corpi mantenuti in stasi dentro un laboratorio (e proprio di uno di tali laboratori, ormai abbandonati, si era servito Divya Dharmani per effettuare i propri esperimenti). La rovina di “Mastro Guglielmo”, come veniva chiamato nella Talia, giunse per mano del suo apprendista William Fuger, colui che era divenuto il magister mercatorum maximus; temendo l'unico alchimista più capace di lui, Fuger fece rinchiudere Von Meister all'interno del Carcer Aeternus, l'unico luogo in cui il suo corpo non sarebbe mai morto e l'anima non si sarebbe mai ricongiunta con un clone.
Tuttavia, durante una battaglia fra le forze dell'Ordo Orbis e l'Armata della Libertà uno dei laboratori venne danneggiato, risvegliando il clone al suo interno; privo di ricordi, animato dallo spirito ma non dalle memorie di Mastro Guglielmo, il clone finì per unirsi alla ciurma pirata di Dobadi e si ritrovò a far parte del manipolo di sopravvissuti.
Sulle tracce di quei pirati, però, si era da tempo messo il temibile Roderick Astaroth, il cane da guardia dell'Ordo Orbis, il più temibile fra gli allievi del magister militum maximus nonché suo probabile successore. Inaspettatamente, in soccorso dei pirati intervenne l'enigmatico Outis; egli conosceva le ambizioni di Divya Dharmani, e si rendeva conto del rischio che rappresentavano per il mondo intero; e, nel contempo, sperava che in quel gruppo di spiriti liberi potesse nascondersi il degno erede di un artefatto che da tempo custodiva presso di sé, la maschera che era stata di Vigon Asrigue.
Il gruppo di pirati compì numerose missioni su istanza di Outis: si incontrò col temibile maestro pirata Zekyle il Nero, l'Arcitraditore che aveva abbandonato sia la Militia Marium, sia l'Armata della Libertà, riuscendo a ottenere il suo aiuto; si intrufolò in Talia, nella città di Aeletiae, venendo a scoprire un complotto ordito contro Salvo Bardi, il più prestigioso capofamiglia della “sacrosanta”, da parte del suo stesso fratello Luciano; penetrò nel laboratorio di Divya Dharmani, convertendo alla propria causa la primogenita della nuova razza di uomini-drago. Ma due furono le imprese per cui quel gruppo di pirati passò alla storia: l'uccisione di Roderick Astaroth, catturato e impiccato pubblicamente nel principale porto dell'Ardania, e l'ardita missione mai tentata prima di intrufolarsi nel Carcer Aeternus per interrogare Nugar Dobadi.
Questa ultima missione, purtroppo, non si concluse nel modo sperato: il gruppo, pur essendo riuscito a interrogare Dobadi, correva il rischio concreto di venir sterminato dai guardiani del carcere. Costoro commisero però due errori fondamentali.
Il primo errore è abbastanza indicativo dei disastri a cui può portare la fede cieca nella Legge assoluta: catturato il vecchio alchimista, gli immortali carcerieri lo “registrarono” come un evaso, e lo riportarono nel luogo da cui secondo loro doveva essere scappato, il luogo in cui ancora era incatenato il corpo semicosciente di Wilhelm Von Meister. L'anima dell'antico alchimista poté finalmente occupare il proprio clone, e Mastro Guglielmo riuscì così a scappare dal Carcer.
Per combattere i suoi compagni, intanto, i carcerieri avevano deciso di far ricorso a uno dei detenuti più antichi e temibili, un dragone delle ombre che da tempo immemore giaceva là. Skhotos, questo il suo nome, venne istigato contro uno dei pirati, colpevole di aver usato oltraggio alla mezza-drago che accompagnava il gruppo. Ma, una volta liberato dai vincoli, il dragone decise sì di punire l'umano che aveva avuto tale ardire, ma anche di vendicarsi dei propri carcerieri.
E fu così che la compagnia di pirati, orfana dell'alchimista, uscì dal Carcer Aeternus in compagnia del possente dragone; costui, non appena poté riassaporare l'aria del mondo, pose immediatamente fine all'esistenza dell'umano che aveva osato oltraggiare un membro della sua razza, e reclamò quindi per sé la mezza-drago, frutto dei folli esperimenti di Dharmani, per ripristinarla alla sua antica gloria draconica.
Dharmani stesso fu il successivo obiettivo della furia di Skhotos. Ironia della sorte, venne ucciso proprio quando aveva finalmente raggiunto la fortezza volante dei draghi, fortezza che venne reclamata dal dragone d'ombra.
Intanto, Wilhelm Von Meister reclamò una atroce vendetta contro William Fuger, l'apprendista che l'aveva tradito. Al suo posto, il Consortium Mercatorum elesse quale suo magister maximus un ricco nobiluomo taliano, il marchese Genuario Collodiano, un uomo pesantemente implicato con la Sacra Unione delle Famiglie (in cui il peso dei Bardi si fece minore, pochi mesi dopo, con la morte senza eredi del vecchio Salvo). Né, dopotutto, poteva essere diversamente: il vecchio alchimista, a coronamento della sua vendetta, aveva deciso di far avere a tutte le fazioni in qualche modo avverse al governo mondiale la formula alchemica per preparare una prodigiosa polvere esplosiva, destinata in breve tempo a rivoluzionare l'arte della guerra. L'Ordo Orbis è ancora oggi costretto ad acquistare tale sostanza dai fabbricatori affiliati alla Sacrosanta, la qual cosa ne sta minando ogni giorno di più la credibilità. In ogni caso, la Militia Marium possiede le migliori armi a polvere nera, seconde solo a quelle della ciurma di cui un tempo faceva parte il clone di Von Meister – che egli stesso ha generosamente fornito loro.
I pochi superstiti di quella banda di pirati, dopo l'ultima impresa nel Carcer Aeternus, interruppero la loro collaborazione con Outis; recuperato il vascello che era stato di Astaroth, il temuto Flagello, si diedero alla razzia pura e semplice, facendo talvolta scalo nei porti di Skannort e dell'Ardania. Ma le loro azioni hanno modificato pesantemente il mondo...

Voci dai porti del mondo

Dei semplici pirati non posso aver ucciso Roderick, non possono. Quella feccia non ce l'avrebbe mai fatta da sola. È stato lui, lui è ancora lì fuori, lo so; vuole nascondersi? Allora gli darò io un buon motivo per farlo! Infangherò il suo nome e la sua memoria, farò in modo che il dannatissimo nome di Vigon Asrigue venga maledetto in ogni singola isola!”
Testimonianza diretta della reazione di Victor Torquezar alla notizia della morte di Roderick Astaroth, il suo protetto. Poco dopo, egli istituì il corpo speciale degli “Insanguinatori”, ordinarii adibiti a svolgere veri e propri attentati terroristici contro la popolazione facendosi passare per discepoli della Furia Rivoluzionaria.

Sì, sono stato nella ciurma di Zekyle Nero. Come mai ho smesso di navigare al fianco del Maestro Pirata più potente dei mari? Perché mi faceva paura, ecco perché! C'è qualcosa di inumano in lui, si dice che abbia stretto un patto con le stesse forze del Caos. Ah, sono solo superstizioni? Ridi, ridi... tu non hai visto la sua spada brillare di luce oscura, tu non hai visto le sue vittime contorcersi come se stessero strappando loro l'anima istessa...”
Memorie di un vecchio lupo di mare. Le voci sulla spada di Zekyle sono numerose, tanto che viene difficile considerarle semplici “voci”. Si dice che pure l'enigmatico Outis porti appresso un'arma del genere, inastata come una lancia, un'arma che avrebbe ricevuto in eredità da un compagno d'armi.

Una sola canna, amico? Aggiornati! Guarda questa meraviglia: l'ho strappata dal cadavere di un ufficiale, che ti credi? Sì, peserà un pochino, ma almeno non devo ricaricare ad ogni colpo.”
Dal dialogo fra due confratelli.

Una enorme nuvola nera, avvolta di tempeste, che proiettava l'ombra di un castello. E, tutto attorno, sagome di enormi ali nere che oscuravano il cielo.”
Testimonianza di un folle.

L'abbiamo ripescato poco al largo dell'Ardania. Alcuni uomini non volevano nemmeno trattenersi a tirarlo su, che avevano paura di vedere arrivare il Flagello. Il poveraccio era a malapena in vita, ha tirato le cuoia prima che arrivassimo in porto. Non veniva da nessuna isola che conoscessi, continuava a parlare di un duca Dorich, o Dovrich, o qualcosa di simile; e il suo accento, poi, qualcosa che non avevo mai sentito prima. Ce ne sono di cose strane in questi mari...”
Frammento di conversazione in una taverna del porto.

Ecco qui, il nuovo libro di Romeo Saligarum: “La Spada Nera e il Gioiello Maledetto”. E questo è anche migliore de “Il Castello del Barone Corrotto”, credimi. No, non posso dirti come me li procuro, mi dispiace. Chi me li fa avere? Nessuno, credimi, Nessuno.”
Dal reclamo di un venditore ambulante, che ancora oggi smercia i libri proibiti dello scrittore Saligarum; ivi comprese alcuni le cui avvincenti trame sono ambientate in veri e propri mondi di fantasia.

Vigon era un debole e uno sciocco: avrebbe potuto dominare i mari, ma ha preferito allentare la presa. Pure, non permetterò a quei dannati schiavi della Legge di infangare la sua memoria... Torquezar e i suoi cani bastardi non sono degni neppure di pronunciare il nome di Vigon Asrigue!”
Dichiarazione di Zekyle il Nero, l'Arcitraditore, poco prima di mettere una copiosa taglia sulla testa di ogni singolo “insanguinatore”.

Gli umani sono sciocchi, fratelli: si combattono e si sterminano fra loro, senza badare alle conseguenze. Aspetteremo, ci risveglieremo dal nostro sonno millenario e attenderemo che i nuovi nati siano cresciuti. Poi, quando una delle due fazioni sarà riuscita ad annientare l'altra, faremo la nostra mossa; prederemo i sopravvissuti, resi deboli dal lungo conflitto, e la terra tornerà a essere nostra, come in passato apparteneva ai nostri padri.”
Discorso di Skhotos delle Ombre, tradotto dalla lingua dei draghi.

Ordinario Johnath Greysk, usi la massima cautela. Se davvero questa isola di Doverich esiste, è certo che si tratti di un luogo come il Carcer Aeternus, una sacca di realtà alternativa circondata dall'essenza del nostro mondo. Dalle testimonianze raccolte, sembra in ogni caso che il duca dell'isola potrebbe diventare un comodo alleato, entrando a far parte dell'Ordo Orbis senza porre troppi problemi. In caso contrario, con la presente la autorizziamo a usare ogni mezzo a sua disposizione per completare la missione assegnatale.”
Dagli ordini a Johnath Greysk, ordinarius dell'Ordo Orbis, attualmente irreperibile.



PS: spero che abbiate notato le numerose citazioni. Alcune sono divenute più palesi, altre sono semplicemente autoreferenziali. E, dal punto di vista dell'autoreferenzialità, anticipo che fra un po se ne vedranno delle belle... sempre che riesca a completare quel che ho iniziato, sigh.

martedì 16 luglio 2013

Le salse lacrime del tempo che scorre

Due settimane senza un aggiornamento.
E' tanto, lo so, ma mai quanto è stato in passato. Ed è estate, il che vuol dire che come studente universitario ho tanto da fare e tanta poca voglia per farlo (perché no, non aver ancora visto la spiaggia a metà luglio è deprimente alla fin fine: non mi piace andare al mare, ma non per questo gradisco l'essere impossibilitato ad andarci, eccheddiavolo... devo essere *io* a decidere di fare lo snob, non gli impegni a costringermi alla reclusione domestica).
Poca la voglia, molti gli impegni.

Ma, nonostante tutto, è comunque nato qualcosina. Dico "qualcosina" perché, dati i loro tempi di gestazione, questi versi sono dannatamente pochi: li ho rimuginati, scritti e riscritti per diverso tempo, e temo si veda che la conclusione della poesia è stata scritta in un secondo tempo.



Sento le gocce del tempo, un sudore
Ghiacciato che scorre
Lungo la schiena, e si porta lontano i
Ricordi ed i sogni,
Scioglie ambizioni e speranze, disperde il
Ritratto di me che un
Tempo facevo, e mi plasma di nuovo
In forme più dure e,
Forse, mature. Ho provato ad oppormi,
Talvolta, al mutare
Dentro di me, ma non posso fermare
La danza dei mesi, i
Giorni perduti a studiarmi, annoiato
Da quello che prima, un
Tempo, poteva donarmi piacere.
Gli amici, i compagni e
Complici in mille avventure di sogno,
Non sembrano quasi
Esser scalfiti dal tempo: le stesse
Bravate, gli stessi
Scherzi, le stesse illusioni, lo stesso
Sorriso sul volto, il
Volto che ancora distoglie lo sguardo
Dal proprio orizzonte.
Sono cambiato, non posso cantare
Le vostre canzoni, il
Vento mi soffia lontano dal porto,
Da quelle taverne e
Bettole dove andavamo a parlare
Di niente, ubriachi
Senza che il calice fosse levato.
Addio, fratelli: il
Vento m'ha preso e mi porta lontano
Sul mare del tempo,
Oltre le vecchie ambizioni, lontano
Dai sogni passati, il
Vento che soffia, impietoso e crudele,
Da dentro di me.


Si tratta di una poesia triste, quasi amara, come sono amare le riflessioni che nascono quando ormai non ci si "trova" più con gli amici; non parlo di "trovarsi bene" anziché "trovarsi male", ma proprio di "trovarsi", "ritrovarsi", poter scorgere in loro qualcosa del nostro essere che possa mantenere saldo il legame. Viene il tempo in cui la crescita diventa maturazione, e certi abiti vanno dimessi; non certe abitudini, ché il giorno in cui smetterò di giocare sarà il giorno in cui i miei futuri eredi diventeranno tali, ma certi abiti, certi modi di fare spensierati, certi modi di divertirsi.
E allora si deve abbandonare il porto, ovvero quel luogo in cui ci si può illudere di esser naviganti stando ancora sulla terraferma, e darsi al mare. Eventualmente, con rammarico, dovendosi distaccare dagli amici che preferiscono restare a far baldoria, o che devono seguire una rotta diversa e con i quali ci si poteva incontrare solo nel porto.
La conclusione a cui si arriva, in buona è sostanza, è dura e secca come il verso tronco con monosillabo finale con cui ho concluso la poesia: ti aspetteresti altro, ma non ci può essere altro. Il cambiamento è avvenuto.

lunedì 1 luglio 2013

Dieci cagnoloni di Khorne pronti all'avventura, ed ora?

Ieri finalmente, mentre il loro ispiratore se la dormiva della grossa, ho finito i miei segugioni di Khorne.


Conan che dorme; in realtà i pezzi li ho finiti verso l'una del mattino, ma all'una del mattino io non vado fuori a fotografare il segugio.

Purtroppo ho dovuto usare catenelle diverse con giri diversi, dato che quella grossa era praticamente finità, però devo dire che l'effetto è davvero di grande caoticità e variazione.

Gli intrepidi cagnacci di Khorne pronti a essere vomitati dal warp, meglio noto come la scrivania tuttofare del sottoscritto.

I cani di fronte. Forse ho un po' esagerato con alcune luci.




Khornocagnolumine conanispirato vario.


 Ed ora il grande dubbio: di che cosa mi occupo dopo i cagnoloni di Khorne?
 A quale dei due gruppi di miniature mi suggerireste di dedicarmi?

Da un lato, ancora Khorne: il carro e un simpatico araldo demoniaco.

Dall'altro, tante miniature fantasy varie, in diverse fasi di pittura.




domenica 30 giugno 2013

La seconda cantica dell'eroe postmoderno

In origine, questa nuova cantica si sarebbe dovuta pubblicare a metà mese. Ma gli esami mi hanno un peletto tanto rallentato, purtroppo.
Perciò è solo ora che posso presentare la seconda cantica dell'eroe postmoderno; un eroe che perde pezzi, un eroe che perde consensi, un eroe che... boh, seriamente, è davvero un eroe? Voglio dire, sembra il ritratto del cattivo di qualche film americano di serie B. E alla gente piace sempre meno, a quanto pare; ma per i suoi devoti egli resta sempre un eroe, no? Un eroe colpevole della morte di diverse persone, uno Schettino su ruote potremmo dire; un eroe che prima ha usufruito dei condoni e poi li ha criticati; un eroe che ha la doppia cittadinanza per non pagare le tasse in Italia; un eroe che di eroico non ha praticamente un emerito cazzo, e che dunque si merita proprio di essere l'eroe del mondo postmoderno.
Un mondo dove l'eroe non deve essere, ma apparire; un mondo dove l'eroe può essere Peppe, cazzaro assai!


Sulla cima delle Alpi se n'è andato ad abita',
Ed in Svizzera abitando tasse non deve paga',
Ma è sempre dall'Italia che guadagna ogni diner
È fazioso ed evasore, Peppe il suo nome è!
Peppe, Peppe cazzaro assai,
Senza le tasse felice tu stai,
Il più furbetto di tutti nel web sei tu.
Pe pe pe Peppe, Peppe cazzaro assai,
Su dai racconta quanti soldi fai
Col tuo blog vendendo DVD.
Giannirobby è un grande vate, non c'azzecca quasi mai
Se però sguinzaglia i troll diventan cazzi, sono guai
Se la tira con la rete che farà gli umani dei,
Vende i libri del buon Mark e gli fa guadagnar gli sghei.
Peppe, Peppe cazzaro assai,
Col tuo blog a tuonare tu stai,
Il paraculo più grande del web sei tu.
Pe pe pe Peppe, Peppe cazzaro assai,
Su dai racconta quanti soldi fai
Col tuo blog vendendo DVD.
Se qualcuno degli eletti non ti adora se ne va:
Infamato, viene espulso sempre a gran velocità,
Vien tacciato d'esser ka$ta, feccia dell'umanità,
E che uno valga uno è una cazzata lo si sa.
Peppe, Peppe cazzaro assai,
Sopra il tuo scranno felice tu stai,
L'intollerante più grande del web sei tu.
Pe pe pe Peppe Peppe cazzaro assai,
Su dai racconta quanti soldi fai
Col tuo blog vendendo DVD.
Stefano era un candidato degno del più grande onore,
Ma da quando t'ha attaccato gli augurate sol dolore,
E lo stesso per Milena che sbugiarda i malfattori
Ella ha osato criticarti, anche per lei saran dolori!
Peppe, Peppe cazzaro assai,
Se sei incensato felice tu stai,
Il fascistoide più grande del web sei tu.
Pe pe pe Peppe,
Pe pe pe Peppe Peppe cazzaro assai,
Su dai racconta quanti soldi fai
Col tuo blog vendendo DVD.
Peppe, Peppe combinaguai
Senza le tasse felice tu stai,
Il più furbetto di tutti sei tu.
Pe pe pe Peppe, Peppe cazzaro assai,
Su dai racconta quanti soldi fai
Col tuo blog vendendo DVD.

giovedì 27 giugno 2013

Progressi cinodemoniaci: il primo dei divoratori di Khorne lowcost

Fra una cosa e l'altra, sta procedendo anche la pittura dei divoratori segugiformi di Khorne. Per ora uno solo dei pezzi è terminato, mentre agli altri mancano ancora i colori superiori.

Di base, non è un grande lavoro: base di aggrappante nero, colore di fondo rosso (citadel foundation mechrite red della GW), quindi rosso puro (blood red GW) sulla pelliccia e marrone sul corpo (scorched brown GW), con ossa, zanne e corna in avorio (bleached bone GW); le parti in luce del corpo canino le coloro con una mistura di scorched brown e color senape (bubonic brown GW), quindi dò una mano di lavatura marrone (agrax earthshade GW, che fra un po' dovrò pure ricomprare, temo) su tutto il modello. Da lì riprendo i colori di base, e sulla pelliccia dò un poco di arancione (fiery orange GW).
Infine, incollo in posizione il collare, una catenella d'ottone, e passo un altro poco di lavatura marrone su di esso.

Il risultato non è malaccio, tutto sommato. Una pittura veloce e non certo esperta, ma mi piace. E mi pare che, tutto sommato, faccia una discreta figura: immaginatevi 10 di questi cosi sul campo, d'improvviso iniziano a sembrare più carini.






E infine, per chi fosse interessato a vedere gli altri cagnoloni, eccoli qui a metà pittura. E sullo sfondo si vedono anche le altre miniature, carro e araldo di Khorne a parte, a cui sto lavorando.


martedì 25 giugno 2013

Archeologia modellistica: i minchiotauri di Slaanesh

Era il ben poco lontano 2011, ed era il periodo in cui bramavo ancora di riuscire a giocare a WH40K in maniera competitiva con un esercito composto solo da demoni di Slaanesh e Tzeentch. Ero però venuto a patti con me stesso, decidendo di giocare solo demoni che sembrassero di Slaanesh e Tzeentch. E così presero vita i minchiotauri/massacraculi/minomucche di Slaanesh.

Il loro scopo era fungere da massacratori di Khorne, ovvero demoni molto grossi e bestiali guidati da un demone "normale" con di mezzo delle lame molto perniciose. Dopo lunga ed ardua riflessione (che sarebbe stata assai meno lunga e ardua, lo ammetto, se non vivessi in un contesto ludico che definirlo "conservatore" è dare del progressista a un reazionario), alla fine, avevo optato per partire da dei minotauri della Games Workshop, aggiungendo loro alcuni dettagli caotici e una demonetta di Slaanesh che li tenesse al guinzaglio. E, sul retro dei modelli, avevo aggiunto una certa appendice molto demoniaca...


Il risultato non era, tutto sommato, affatto male; la basetta, poi, era una cosa di cui all'epoca andavo molto fiero: mediante incastro, era possibile inserirvi una basetta di demonetta, alla cui chela agganciare la catena del guinzaglio. La pittura, invece, era molto ingenua, ma all'epoca non sapevo fare di meglio.

Sono passati due anni da quei lavori, e ora sono un pittore abbastanza meno scarso, e uno scultore un peletto più capace. Ma ancora guardo con affetto alla mia prima modifica.
Solo che, purtroppo, i minchiotauri non hanno mai visto l'uso sul campo. Mai.
Sono passati gli anni, e nel 2013 è uscito il nuovo codex demoni; un codex che manda decisamente i massacratori di Khorne in soffitta, e che rende praticamente impossibile usare i demoni di un dio per un altro dio. Così, gira che ti rigira, stamane mi è arrivata la soluzione: i miei minchiotauri sarebbero diventati diavoli di Slaanesh.
Diavoli molto particolari, ma dopotutto sono miniature a cui tengo e voglio poterle giocare.

E' bastato fare un piccolo cambio di basetta, e ora i tre diavolozzi sono qui. Sì, la pittura non è stata ritoccata, ma poco mi importa: sono testimonianze a cui tengo. Dopotutto, una scala non è fatta solo di ultimi gradini, e il primo è forse il più importante di tutti. ;)

Veduta anteriore dei tre minchiotauri; due avevano un bel cappuccio ai limiti del sadomaso, e uno solo, quello che all'epoca era il campione, ha la testa libera.

 E ora la veduta posteriore dei minchiotauri, col "perché si chiamano minchiotauri" in bella mostra. Dopotutto sono demoni del dio dell'eccesso, eh. ^^

Un piccolo dettaglio a tema.

E per finire la testa del minchiotauro in capo. La pittura è dozzinale, ma non riesco a non voler bene alle mie prime creazioni degne di questo nome. :)

sabato 22 giugno 2013

Versi di tensione incerta e ripetuta

Si tratta di tre semplici distici, niente di troppo lungo né complesso - in apparenza, ché a parlare dei miei di complessi la complessità salta fuori per forza.


Teso di mezzo ad un nulla che sembra
Sfumare in rimpianto,
Perso in ricordi e pensieri fugaci
Che strisciano ratti
Lungo le strade agghiacciate di luce.
Di nuovo, ed ancora.

I progressi d'un modellista imbrattatore: cacciatrici di Slaanesh

Se le cose fossero andate come volevo, questo post non sarebbe saltato fuori che durante la settimana prossima. Purtroppo, le cose tendono a non andare quasi mai come io vorrei.
Nel caso in questione, questo sarebbe stato il primo sabato di giugno completamente libero da studio per esami; l'idea era passarlo in qualche maniera divertente, qualsiasi maniera divertente che contemplasse l'uscire di casa. Invece, è da ieri sera che ho un fastidioso mal di schiena, e stamattina mi sono alzato completamente bloccato.
Dopo un paio di antidolorifici che mi hanno permesso di muovermi in maniera degna della mia età e non di un settantenne, ho fatto di necessità virtù e mi sono dato alla pittura.

E così ho finito la pittura delle mie ultime cacciatrici di Slaanesh, quattro modelli ancora smontati presi allo stracciatissimo pezzo di 9 euro (contro i 23 della scatola da 5). I pezzi non erano in condizioni perfette, in quanto il precedente proprietario aveva spruzzato il colore di fondo senza assemblare prima i pezzi (rozza e barbarica pratica di cui anche modellisti ben più esperti di me non si sono ancora liberati), ma sono comunque diventate le meglio dipinte delle mie cacciatrici.
Perché sì, possiedo un numero discretamente discreto di cacciatrici di Slaanesh: contando anche l'araldo su destriero, arriviamo a quota 19.
Di queste 19, 10 sono state "dipinte" a inizio 2011, e altre 5 a metà anno; peccato che io abbia iniziato a dipingere discretamente solo a fine 2011, e che ora il loro livello sia al più passabile. In ogni caso, prendendo in mano queste nuove cacciatrici (più tre demonette, di cui una in arcione, ricavate dal kit del carro di Slaanesh) ho deciso di dare un nuovo colore alla base delle vecchie, e di dare giusto due lavature di colore per non farle sfigurare troppo. Quel che miravo a ottenere era un buon colpo d'occhio, che lasciasse comunque evidenti i progressi pittori da me compiuti.

Come nota a margine, devo ammettere che avere 19 pezzi risistemati da un giorno all'altro ti fa sentire *molto bravo*. E ti aiuta a imprecare di meno per il sabato trascorso in casa.


Le mie 19 cacciatrici più i due araldi di Slaanesh più recenti, in tutto il loro splendore. Lo schema di colore è rimasto per molti aspetti lo stesso, ma ho migliorato molto il dettaglio.


In queste due foto ci sono le primissime cacciatrici; sono state le prime miniature su cui abbia usato coscientemente le lavature.

Queste cacciatrici presentavano già uno schema più raffinato, ma in troppi punti non usavo nessuna luce né ombra.

Ecco le ultime cacciatrici dipinte, di cui due montate su vecchi destrieri dipinti nel 2011. Mi piace pensare che l'uso del colore sia più maturo, e che - pur avendo la foto sparaflashato il giallo - i capelli siano resi meglio.

E le due aralde del carro di Slaanesh, incastrabili sulla basetta e sul carro stesso.





Queste due cacciatrici provengono dal carro di Slaanesh, anche se sono state montate su due destrieri vecchi; alla bisogna le userò come araldi in arcione extra. Una di loro, in effetti, era stata dipinta a maggio per essere giocata in tutta fretta in una partita, dove ha decisamente fatto il suo sporco dovere.
 


Le tre cacciatrici nuove; per le nuove cavalcature ho usato uno schema differente, che rendesse la pelle dorsale diversa da quella della pancia. Gli occhioni enormi sono stati una necessità dettata dal colore di fondo dato dal precedente proprietario. E se ve lo state chiedendo, no, non so neanche io se quelli siano sei o escrescenze ossee; ma dopotutto sono demoni, ci sta tutto.




 


L'araldo di Slaanesh in arcione è valorizzato da una simpatica pietra non troppo ben coloorata sulla sua basetta. Ed è una biondona che cavalca una bionda.


E per finire i due araldi; sono quasi sicuro che verranno giocati quasi unicamente a piedi e praticamente mai sull'inutile carro, sapete?

mercoledì 12 giugno 2013

Versi depressi

Avete presente quei momenti in cui tutto, per dirla con una frase fatta, vi dà noia, in cui voi stessi probabilmente vi state sulle scatole?
Possono essere anche momenti di "successo" (ieri l'altro ho superato brillantemente l'ennesimo esame universitario, tanto per dire), ma sono anche momenti in cui troppe cose sembrano andar male, o meglio non andare proprio. Momenti di attesa, forse, momenti di grigiore che, anche quando passano, lasciano un po' meno colore rispetto a prima.
Momenti che mi ispirano poesie di questo genere.


Sai quando nulla ti sembra valere
Qualcosa, e ti pare
Quasi sia inutile alzarsi, affrontare
La vita con forze
Sempre più misere, effimere e scarse? Un
Tramonto interrotto
Prima che sorga la luna, latrice
Di sogni e speranze.

Nulla m'importa davvero, ogni cosa
Svanisce, svilita. I
Vecchi piaceri mi paiono roba
Meschina, incapaci
Ora di darmi il conforto di qualche
Sorriso. Gli amici
Sembrano quasi evitarmi, temendo il
Contagio d'umore
Nero che sembro esalare, o son io
Che mi tengo lontano,
Forse, da loro, accecato dal nulla
Che provo. Mi sembra
Tutto superfluo, le cose importanti
D'un tempo le vedo
Misere, e sterili, e prive di scopo.
Procedo, dubbioso,
Lungo il cammino di sempre, ma adesso
Non vedo la meta.

mercoledì 5 giugno 2013

Una poesia d'immagini affastellate

A una prima lettura, questa poesia manca di qualsiasi senso apparente, e sembra solo una successione di immagini mentali ammucchiate l'una sull'altra, citazioni troppo dotte e legami troppo cervellotici. Ma, posso assicurarvelo, alcuni di questi collegamenti apparentemente insensati hanno un significato preciso.


Scrosci di fiumi che allattano mari
Di nebbia, tagliata a
Fette con lame in damasco, solcata
Da vele cazzate
Nere di lutto ateniese e pirati
Di carta cariba.
Latte di mandorla e miele dai monti,
Sgorgando in sorrisi,
Rendono bianca la terra, nericcia
Dai fumi di spurgo
Bigi e puzzoni, appestati d'olezzo,
D'odore di santo.
L'acqua si mischia col latte, la nebbia
Confusa nel miele:
Poco rimane dei pianti del cielo.
Perché non mi guardi?


Qual è questo significato? Beh, diciamo che questo è il mio piccolo segreto di oggi...

martedì 4 giugno 2013

Giocare demoni in ecanomia, o: "i cani economici"

Giocare a Warhammer (e anche a Warhammer 40.000), si sa, è economico quanto giocare in borsa; anzi, forse di meno: giocando in borsa, almeno, talvolta hai la possibilità di intascare qualcosina.
Ma, l'ho già scritto altre volte, il modellista furbacchione trova sempre il modo di risparmiare qualcosina: autocostruzioni, perni, magneti, modifiche e affini sono la chiave del risparmio, no?
In certi casi, poi, il risparmio è proprio a portata di mano. O, come in questo caso, di zampa.

Il caso in questione è quello dei divoratori di Khorne, gergalmente detti "cani" in quanto si tratta appunto di cagnacci demoniaci, bestiacce assetate di sangue dotate di un collare che le rende resistenti ai poteri psionici. Come potete vedere, dire che il prezzo dei modelli (peraltro orribili e datati) è alto è dire poco; nella scala degli eufemismi, si colloca subito sotto il dire che un mattone sui denti fa "un po' male".
Ma la soluzione, come sempre, è dietro l'angolo. E passa per altri creaturini altrettanto caotici, i cosiddetti "chaos warhounds".

Come mai non traduco il nome? Beh, perché la traduzione ufficiale parla purtroppo di "mastini da guerra", mentre "hound" è chiaramente "segugio"; sì, il segugio italiano ha forme diverse da quelle del cane da fiuto standard impiegato nei paesi anglosassoni, ma sempre cane da fiuto resta, mentre il mastino è un molosside, un cane diverso, porca miseria. A quel punto tanto vale tradurre "hound" come "carlino", no? A quando "Il carlino dei Baskerville"? "Segugio" è un termine così brutto da usare? A quanto pare sì. O, forse, i traduttori tendono in media a essere non troppo formati, decisamente sottopagati e scarsamente motivati.

Ira filologica e segugiofila a parte, diciamo che d'ora in poi chiamerò i nostri "chaos warhounds" "segugi da guerra del Caos". E, badate bene, non sto parlando di segugi come lui.

Conan il Barbaro, il casinistissimo cane di casa, ragione del mio definirmi segugiofilo, noto come "la Bestia di Satana" a causa del modo in cui riesce a contorcersi e a devastare il cortile. Dato il modo "particolare" in cui giochiamo assieme, è a pieno diritto un "segugio da guerra del Caos".

No, i segugi da guerra del Caos di cui parlo sono invece questi.
Sono sempre miniature targate GW e, per quanto vecchiotte, costano una fesseria: 10 modelli vengono a costare sui 20 euro. Oppure, ancora nuovi e appena tirati fuori dalla scatola, 10 - sempre se si ha la fortuna che ho avuto io.

I pezzi non sono proprio identici, ma hanno molte cose in comune: si tratta pur sempre di cani deformi, caotici e mutevoli. L'unica grande mancanza è il collare d'ottone di Khorne, il ninnolo anti-psionico che dovrebbe caratterizzare i divoratori di Khorne. Come ovviare a questa grave mancanza? Con una catenella per modellismo navale, ovviamente: cosa c'è di più tamarro di un cane da guerra con una catena come collare, dopotutto?
Un semplice calcolo ("la catena da modellismo navale è in ottone" + "la catena deve essere dipinta color ottone" = "faccio molto prima a incollare la catena dopo la pittura della pelliccia, limitandomi a darle un po' di ombre e luci") mi ha spinto a rimandare la modifica vera e propria a dopo la pittura, pittura che verrà dopo tuuutta una serie di doveri e di altre pitture.

Però ho fatto una prova di "catenatura" su uno dei segugi caotici, ancora in procinto di pittura (il colore che c'è sopra l'ha dato il precedente proprietario).


Devo dire che, per quanto sia una prova, mi pare prometta bene.


PS: questo è il primo post che scrivo da occhialuto. Cosa cambia? Assolutamente niente, a parte il mal di testa.

domenica 2 giugno 2013

Nuova rubrichetta: le cantiche dell'eroe postmoderno

Immaginiamo uno scenario postmoderno: un ragazzo o ragazzino degli anni '90, cresciuto a pane e televisione, abituato a conoscere come eroi solo quelli che gli propinava la televisione, ottiene negli anni 2000 una connessione a internet.
Il nostro baldo giovine non possiede quella che potremmo definire una vera e propria coscienza autonoma: la sua "morale" è sempre stata la morale che gli propinava il cartone animato, la sua è una "coscienza sveglia" fatta solo di frasi fatte ed esempi raccolti in TV; anche cresciuto, costui continuerà a prendere per buono quello che gli viene propinato da terzi, probabilmente grazie alla sua connessione internet, senza nessuna rielaborazione propria.
Ma spingiamoci oltre: immaginiamo che il nostro arrivi a cantare il suo nuovo "eroe", un eroe del web, un eroe postmoderno ma in qualche insondabile modo più "vecchio" dei pantaloni a zampa di elefante, con le note che un tempo accompagnavano le gesta dei suoi eroi televisivi. Ovvero, immaginiamo che le cantiche dell'eroe postmoderno, un individuo assolutamente repellente noto col nome di Peppe, siano la riproposizione delle sigle di vecchi cartoni animati.

E, poiché questo ipotetico eroe noto Peppe (per quanto più simile a Enrico La Talpa) si vanta e viene vantato neanche fosse il picco dell'abilità di un essere umano, la mia immaginazione si è spinta fino a un paragone con il supereroe che più di tutti incarna l'idea di un umano capace in ogni campo: Batman.



Peppe... Peppe
Peppe... Peppe
Peppe... Peppe
Urla, urla è Peppe (Peppe)
E con faziosità, in un attimo è qua, a insulta'
(Ci piace Peppe, noi siam laggente)
Urla, urla, è Peppe (Peppe)
Per reprimere la libertà
Con la faziosità lodar si farà
Democrazia non c'è, decide tutto da sé
Dice sempre di no, degli altri dice sol popò
Sul blog insulterà, si mena vanto di gran falsità.
È un poco fascistello, è Peppe
Insulta anche un fratello, è proprio Peppe
È cafonissimo, è machissimo, è falsissimo
Replica alla realtà con le falsità con abilità

E urla, urla Peppe.

Peppe... Peppe
Peppe... Peppe

Urla, urla, è Peppe (Peppe)
È sicuro di sé, e ci piace com'è, si com'è
(Ci piace Peppe, noi siam laggente)
Urla, urla, è Peppe (Peppe)
Gira per l'Italia, ed ammaestra la verità
È un poco fascistello, è Peppe
Insulta anche un fratello, è proprio Peppe
È cafonissimo, è machissimo, è falsissimo
Replica alla realtà con le falsità con abilità

È cafonissimo, è machissimo, è falsissimo
Replica alla realtà con le falsità con abilità
E urla, urla Peppe.

Peppe... Peppe


Ora, qualcuno potrebbe notare delle somiglianze fra questo Peppe e un certo personaggio dello scenario politico attuale. Tuttavia, dato che il Peppe perculato in queste cantiche è più che altro un individuo abietto, violento, turpe, falso, egoista ed egocentrico, penso che difficilmente ci sia qualcuno disposta a riconoscere una somiglianza fra lui e il proprio leader politico...
... o no?