L'idea di base dietro a questa poesia mi gironzolava in testa da molti anni, come minimo sette o otto. E' ironico che io sia riuscito a elaborarla proprio in un periodo di crisi creativa.
Non un urlo, non le grida violente
Sono vera libertà, presenza grata,
Sogno futuro, balsamo presente.
Solo una voce, appena sussurrata,
Può fregiarsi di questo amato nome.
La voce di chi sa, di chi possiede
Se stesso, con la sua vita, come
Un uomo che è certo, anche se non vede
Il proprio volto, di essere se stesso
In ogni istante, e non deve gridare
La sua identità al mondo. Eppure, spesso,
Troppo spesso ormai, il poter reclamare
La propria identità è un privilegio
Concesso a pochi, e un urlo di dolore
Contro questo nuovo potere regio,
Voce estrema di libertà che muore,
È quel poco che oggi ancora ci resta.
Il potere strilla, urla a voce piena
La sua ingiustizia violenta, la festa
Delle angherie e della nostra pena.
Non imitarlo: non devi coprire
I sussurri di tutti gli altri oppressi
Con un grido: non può certo morire
Così il potere, neppure se facessi
Tremare la terra di indignazione,
Neppure fra cento stelle in caduta.
Se non l'accompagnano altre persone,
Una sola voce è sempre perduta.
Han più vigore dell'urlo più forte
Mille sussurri sinceri, compatti:
Essi soltanto daranno la morte
Alla tirannia ed ai suoi misfatti.
Principalmente giochi di ruolo, ma anche modellismo. Riflessioni e poesie, quando sono in vena. Quel che di volta in volta mi sento di condividere, insomma.
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giovedì 25 marzo 2010
lunedì 15 marzo 2010
Armi "piuccheperfette" in Pathfinder
Penultimo o forse ultimo dei file che impiegerò nella mia avventura in Play by Forum per Pathfinder, questo lavoro contiene delle regole alternative relative alle armi perfette.
Masterwork Weapons
Masterwork Weapons
giovedì 11 marzo 2010
House Rules per Pathfinder
Sempre con l'obiettivo di mettere on-line quante più regole possibili per i giocatori del mio play by forum, vi propongo una serie di house rules che sto già impiegando nella mia campagna cartacea di Pathfinder. Sono nate come regole per D&D 3.5, ma le ho convertite abbastanza rapidamente.
Fra l'altro, ho aggiornato il file sul monaco propostovi l'altro giorno, inserendo altri due aspetti più in linea con alcuni testi in sanscrito che ho solo recentemente letto.
House Rules
Fra l'altro, ho aggiornato il file sul monaco propostovi l'altro giorno, inserendo altri due aspetti più in linea con alcuni testi in sanscrito che ho solo recentemente letto.
House Rules
mercoledì 10 marzo 2010
Pathfinder: opzioni di classe
Anche se ne ho pubblicati ben pochi, ultimamente ho completato un bel po' di lavori per Pathfinder.
Li pubblicherò qui un po' alla volta, anche se per i primi il ritmo sarà molto serrato in quanto mi serve renderli disponibili ai giocatori dell'avventura in play by forum che sto per far partire sul forum di Dragons' Lair.
Per ora, eccovi una serie di regole opzionali per il monaco e per il ranger.
Le prime servono a rendere più simile agli eroi epici indiani (Rama, Arjuna e compagnia) un personaggio dotato di questa classe, mentre il documento relativo al ranger fornisce una serie di stili di combattimento extra.
Indian Monk
Additional Combat Styles
Li pubblicherò qui un po' alla volta, anche se per i primi il ritmo sarà molto serrato in quanto mi serve renderli disponibili ai giocatori dell'avventura in play by forum che sto per far partire sul forum di Dragons' Lair.
Per ora, eccovi una serie di regole opzionali per il monaco e per il ranger.
Le prime servono a rendere più simile agli eroi epici indiani (Rama, Arjuna e compagnia) un personaggio dotato di questa classe, mentre il documento relativo al ranger fornisce una serie di stili di combattimento extra.
Indian Monk
Additional Combat Styles
A volte ritornano...
Dopo più d'un mese di problemi e mancati aggiornamenti, eccomi di nuovo qui.
In questo periodo non sono praticamente riuscito a scrivere poesie, ma sono in grado di offrirvene almeno una che ho finito proprio oggi.
E' un tentativo particolare di riportare lo schema metrico del dattilo, un piede tipico della poesia classica, nello schema dell'esametro. Data la metrica antica, ho evitato la rima di stampo moderno. In pratica, si tratta di endecasillabi sciolti accentati sulla prima, sulla quarta, sulla settima e sulla decima strofa.
Ora, il prossimo obiettivo è riuscire a comporre in quartine degli endecasillabi simili, e finalmente avrò trovato un metro "epico".
Oggi, di nuovo, tornate alla mente,
Forti, potenti, voi grandi signori
Commemorati da antiche leggende,
Siri imperiali d'un epoca morta.
Pure, non certo ricordo con gloria
Quanto faceste, le vostre gran gesta
Mai, ve lo giuro, saranno onorate
Né celebrate da me nei miei canti:
Foste d'esempio per troppi tiranni,
Empi, dannati sovrani caduti,
Figli d'un'era nefanda e corrotta.
Quindi, da me non cercate alcun vanto,
Perfidi epigoni, falsi messia,
Troppo patetici, troppo inferiori
Pure alle vostre illusioni di gloria.
Siete patetici, senza alcun'aura
Nobile, senza splendore regale:
Siete ammantati di falso, d'inganno,
Solo la furia vi resta, la rabbia
Dura e crudele dei vecchi tiranni.
In questo periodo non sono praticamente riuscito a scrivere poesie, ma sono in grado di offrirvene almeno una che ho finito proprio oggi.
E' un tentativo particolare di riportare lo schema metrico del dattilo, un piede tipico della poesia classica, nello schema dell'esametro. Data la metrica antica, ho evitato la rima di stampo moderno. In pratica, si tratta di endecasillabi sciolti accentati sulla prima, sulla quarta, sulla settima e sulla decima strofa.
Ora, il prossimo obiettivo è riuscire a comporre in quartine degli endecasillabi simili, e finalmente avrò trovato un metro "epico".
Oggi, di nuovo, tornate alla mente,
Forti, potenti, voi grandi signori
Commemorati da antiche leggende,
Siri imperiali d'un epoca morta.
Pure, non certo ricordo con gloria
Quanto faceste, le vostre gran gesta
Mai, ve lo giuro, saranno onorate
Né celebrate da me nei miei canti:
Foste d'esempio per troppi tiranni,
Empi, dannati sovrani caduti,
Figli d'un'era nefanda e corrotta.
Quindi, da me non cercate alcun vanto,
Perfidi epigoni, falsi messia,
Troppo patetici, troppo inferiori
Pure alle vostre illusioni di gloria.
Siete patetici, senza alcun'aura
Nobile, senza splendore regale:
Siete ammantati di falso, d'inganno,
Solo la furia vi resta, la rabbia
Dura e crudele dei vecchi tiranni.
lunedì 1 febbraio 2010
Poesia notturna
L'idea per questa poesia mi è venuta ieri notte, verso mezzanotte per la precisione; l'ho finita stamattina in pullman.
Nella seconda quartina c'è un riferimento a una leggenda sarda, quella dell'erchitu.
Non mi lasciare, ti prego, da solo
Nel buio, contro il cupo sussurrare
Di mille pipistrelli alzati in volo
Nell'ombra che non oso più guardare.
Non mi lasciare, ora sotto le porte
Del mio spirito si leva il verso
Tenebroso dei tori della morte,
Streghe e demoni in corteo perverso.
Non mi lasciare, la falce di luna
È solo un malefico ghigno oscuro
Nel cielo ottenebrato, se nessuna
Stella illumina il cammino sicuro.
Non mi lasciare solo nella notte,
Solo con la mia disperazione
Stretta al collo come mille garrotte,
Triste e perso come questa canzone.
Nella seconda quartina c'è un riferimento a una leggenda sarda, quella dell'erchitu.
Non mi lasciare, ti prego, da solo
Nel buio, contro il cupo sussurrare
Di mille pipistrelli alzati in volo
Nell'ombra che non oso più guardare.
Non mi lasciare, ora sotto le porte
Del mio spirito si leva il verso
Tenebroso dei tori della morte,
Streghe e demoni in corteo perverso.
Non mi lasciare, la falce di luna
È solo un malefico ghigno oscuro
Nel cielo ottenebrato, se nessuna
Stella illumina il cammino sicuro.
Non mi lasciare solo nella notte,
Solo con la mia disperazione
Stretta al collo come mille garrotte,
Triste e perso come questa canzone.
sabato 30 gennaio 2010
... perché sono una persona coerente.
Sì, esatto, una persona coerentissima, più che coerente.
O meglio: lo sono nelle passioni. Ma per il resto, a quanto risulta, la mia forza di volontà si fa spesso e volentieri da parte...
Perciò ecco tre poesie, scritte tutte e tre per la stessa persona e a distanza di settimane nello stesso ordine in cui le propongo, che descrivono bene quanto ho scritto sopra.
No, non pensare che io sia immune
Alla pietà ed ai sentimenti,
O che il mio amore fosse quel comune
Bramare per due momenti
Di possedere la tua giovinezza,
Volerti avere, e nulla più:
Non ti amavo per la mera bellezza,
Il sogno, la musa, eri tu.
Mi levavo in alto lungo i pensieri,
Fino a perdermi in te, assai spesso;
Le parole, i modi, erano sinceri,
Ti avrei donato me stesso.
Ma tu mi hai rifiutato. Ora l'accetto.
Io, che ti avrei dato tutto,
Io, che amavo ogni tuo difetto,
Accetto di veder distrutto
Dal tuo calmo ma fermo rifiuto
Il bel sogno, il mio sperare.
Tu hai scelto, ed io rimango muto:
Al cuore si può comandare.
Ho messo a tacere l'amore. Molto
Ne soffro, certo, ma non quanto
Ho sofferto per il dono non colto,
Dolore che trascende il pianto.
No, non ho più lacrime da versarti.
E non ne verso più per me.
No, non sono certo giunto ad odiarti,
E non ho astio verso di te.
Non rinnego quello che per me è stato,
E la sofferenza non scordo.
Ma l'amore mio per te è andato;
Resta appena, lieve, un ricordo.
E ora eccomi, sospeso lungo il niente
Che ritorna ancora a se stesso.
E si fa ancora vivo nel presente
Quello che allora, come adesso,
Veniva, dolceamaro, e dominava,
Anche senza la tua vista,
Ogni mio pensiero. Si fa schiava
L'anima al ricordo, ed è trista,
Sospesa fra due opposte speranze
E verità, temendo quasi
Ogni esito di queste nuove danze
Che affollano i pensieri, invasi
Da ricordi, da sogni e delusioni
Forse effimeri, ma eternati
Dalle tante, forse troppe canzoni
Che spesso, con silenziosi fiati,
Ho dedicato a te, a quello che provo
Vedendoti, al solo pensiero
Di te, ed a questo amore sempre nuovo,
Ogni momento più sincero.
Da tanto, forse troppo tempo ormai
Io penso sempre a te, a te soltanto.
Il motivo lo conosci, tu sai
Quello che provo per te, ma non quanto,
Intensamente io lo sento. Mai
Ho provato un tale amore, né tanto
Ne ho mai sofferto in passato. Dirai
“Noi siamo amici”, “non essere affranto”,
Ma niente può cambiare quel che provo
Per te, forse neppure il rifiutarmi
Anche come amico. Sempre io trovo
Un motivo per amarti, uno nuovo,
Appena svelato. Voglio donarmi
A te, alla bella rosa senza rovo.
O meglio: lo sono nelle passioni. Ma per il resto, a quanto risulta, la mia forza di volontà si fa spesso e volentieri da parte...
Perciò ecco tre poesie, scritte tutte e tre per la stessa persona e a distanza di settimane nello stesso ordine in cui le propongo, che descrivono bene quanto ho scritto sopra.
No, non pensare che io sia immune
Alla pietà ed ai sentimenti,
O che il mio amore fosse quel comune
Bramare per due momenti
Di possedere la tua giovinezza,
Volerti avere, e nulla più:
Non ti amavo per la mera bellezza,
Il sogno, la musa, eri tu.
Mi levavo in alto lungo i pensieri,
Fino a perdermi in te, assai spesso;
Le parole, i modi, erano sinceri,
Ti avrei donato me stesso.
Ma tu mi hai rifiutato. Ora l'accetto.
Io, che ti avrei dato tutto,
Io, che amavo ogni tuo difetto,
Accetto di veder distrutto
Dal tuo calmo ma fermo rifiuto
Il bel sogno, il mio sperare.
Tu hai scelto, ed io rimango muto:
Al cuore si può comandare.
Ho messo a tacere l'amore. Molto
Ne soffro, certo, ma non quanto
Ho sofferto per il dono non colto,
Dolore che trascende il pianto.
No, non ho più lacrime da versarti.
E non ne verso più per me.
No, non sono certo giunto ad odiarti,
E non ho astio verso di te.
Non rinnego quello che per me è stato,
E la sofferenza non scordo.
Ma l'amore mio per te è andato;
Resta appena, lieve, un ricordo.
E ora eccomi, sospeso lungo il niente
Che ritorna ancora a se stesso.
E si fa ancora vivo nel presente
Quello che allora, come adesso,
Veniva, dolceamaro, e dominava,
Anche senza la tua vista,
Ogni mio pensiero. Si fa schiava
L'anima al ricordo, ed è trista,
Sospesa fra due opposte speranze
E verità, temendo quasi
Ogni esito di queste nuove danze
Che affollano i pensieri, invasi
Da ricordi, da sogni e delusioni
Forse effimeri, ma eternati
Dalle tante, forse troppe canzoni
Che spesso, con silenziosi fiati,
Ho dedicato a te, a quello che provo
Vedendoti, al solo pensiero
Di te, ed a questo amore sempre nuovo,
Ogni momento più sincero.
Da tanto, forse troppo tempo ormai
Io penso sempre a te, a te soltanto.
Il motivo lo conosci, tu sai
Quello che provo per te, ma non quanto,
Intensamente io lo sento. Mai
Ho provato un tale amore, né tanto
Ne ho mai sofferto in passato. Dirai
“Noi siamo amici”, “non essere affranto”,
Ma niente può cambiare quel che provo
Per te, forse neppure il rifiutarmi
Anche come amico. Sempre io trovo
Un motivo per amarti, uno nuovo,
Appena svelato. Voglio donarmi
A te, alla bella rosa senza rovo.
venerdì 22 gennaio 2010
In Un Altro Mondo
Non so neanche io come ho trovato la forza e la volontà di farlo, ma dopo una settimana stra-stressata sono riuscito in poche ore a creare questo gioco di ruolo completo.
In Un Altro Mondo continua la mia tradizione di "piccoli giochi semplici" inaugurata con Limes e Catene del Fato, ma con una veste grafica più curata -finalmente sto imparando qualche trucchetto con GIMP e Open Office.
In Un Altro Mondo
In Un Altro Mondo continua la mia tradizione di "piccoli giochi semplici" inaugurata con Limes e Catene del Fato, ma con una veste grafica più curata -finalmente sto imparando qualche trucchetto con GIMP e Open Office.
In Un Altro Mondo
lunedì 11 gennaio 2010
Né rifugio né quiete
Dopo un po' di pausa, sono riuscito a scrivere una nuova poesia.
Niente di trascendentale, e stavolta una poesia non legata a nessuno stato personale.
Né dimora né rifugio, quiete
Negata a noi, cupi viandanti,
Mentre le stelle stesse, stelle liete
Si fanno ogn'ora più distanti.
E dal profondo della terra s'ode
Appena, stentato, un rumore:
Voce di chi grida,voce che erode
La speranza, e reca dolore.
No, non ascoltare queste parole,
Non accoglierle nella mente,
Ma sii sordo, non far ciò che vuole
La cupa voce del presente.
Niente di trascendentale, e stavolta una poesia non legata a nessuno stato personale.
Né dimora né rifugio, quiete
Negata a noi, cupi viandanti,
Mentre le stelle stesse, stelle liete
Si fanno ogn'ora più distanti.
E dal profondo della terra s'ode
Appena, stentato, un rumore:
Voce di chi grida,voce che erode
La speranza, e reca dolore.
No, non ascoltare queste parole,
Non accoglierle nella mente,
Ma sii sordo, non far ciò che vuole
La cupa voce del presente.
giovedì 7 gennaio 2010
Ninfe mitologiche in Pathfinder
Uno dei miei primi lavori per un qualche GdR è stato, proprio agli inizi della mia carriera di "giocatore creativo", un piccolo documento di conversione per rendere le ninfe di D&D più simili a quelle della mitologica classica.
Ora, ad anni di distanza, ho deciso di riprendere in mano il concetto dietro a quel lavoro e di svilupparlo nuovamente... ma stavolta per Pathfinder.
In questi anni, sono cambiate molte cose: da inesperto giocatore iscritto al liceo classico che ero, sono diventato un giocatore più esperto (e perditempo), e grazie alla carriera universitaria che ho scelto ho avuto modo di sviluppare le mie conoscenze mitologiche (e di mitologia comparata).
Perciò, la nuova versione di questo lavoro non è tanto una conversione da D&D 3.5 a Pathfinder, quanto una vera e propria rivisitazione del mio stesso lavoro.
Spero che vi possa piacere, e che possiate trovarla utile in molte partite. ;)
Ninfe in Pathfinder
Ora, ad anni di distanza, ho deciso di riprendere in mano il concetto dietro a quel lavoro e di svilupparlo nuovamente... ma stavolta per Pathfinder.
In questi anni, sono cambiate molte cose: da inesperto giocatore iscritto al liceo classico che ero, sono diventato un giocatore più esperto (e perditempo), e grazie alla carriera universitaria che ho scelto ho avuto modo di sviluppare le mie conoscenze mitologiche (e di mitologia comparata).
Perciò, la nuova versione di questo lavoro non è tanto una conversione da D&D 3.5 a Pathfinder, quanto una vera e propria rivisitazione del mio stesso lavoro.
Spero che vi possa piacere, e che possiate trovarla utile in molte partite. ;)
Ninfe in Pathfinder
giovedì 31 dicembre 2009
Nehtrmanus
Ancora una volta un lavoro per Pathfinder... che volete farci, questo riadattamento mi ha preso sul serio. ;)
Questa volta vi propongo di nuovo la rivisitazione di un mostro classico non convertito per ragioni di copyright. Si tratta di una reinterpretazione piuttosto libera, basata più sul concetto "uomo-serpente" che non sulla sua incarnazione in D&D.
Per il nome "nehtrmanus" ho affrontato una piccola ricerca filologica: si tratta di un nome derivato da due radici indoeuropee ricostruite, "nehtr" serpente e "manu" uomo.
Nehtrmanus
Questa volta vi propongo di nuovo la rivisitazione di un mostro classico non convertito per ragioni di copyright. Si tratta di una reinterpretazione piuttosto libera, basata più sul concetto "uomo-serpente" che non sulla sua incarnazione in D&D.
Per il nome "nehtrmanus" ho affrontato una piccola ricerca filologica: si tratta di un nome derivato da due radici indoeuropee ricostruite, "nehtr" serpente e "manu" uomo.
Nehtrmanus
lunedì 28 dicembre 2009
Un nuovo inizio s'apre ai miei occhi
Che ci crediate o no, questa poesia l'ho scritta in poco più di mezz'ora.
Risale a due settimane fa, ma ultimamente sono stato un po' troppo impegnato per scrivere qualcosa.
Un nuovo inizio s'apre ai miei occhi,
Una via nuova, ingombra di sciocchi
Che ignorano il gioco della vita
E la sua malizia infinita:
Ritengono, pensando a se stessi,
D'ottener chissà quali successi.
E non sanno che il mondo è intriso
Di altri sciocchi dal comico viso
Che avranno dall'egoismo spinto
Solo una tomba, di fiori un cinto,
Un mausoleo monumentale.
Come se un'urna non fosse uguale
Circondata da spoglie di guerra
O semplicemente sotto terra.
Lasciamoli, lasciamoli fare,
Ché sappiamo come andrà a parare:
Loro saranno ceneri morte,
Mentre la nostra memoria, forte,
Resterà in terra, lei, duratura,
Anche nell'ombra d'era futura.
Perché abbiamo fatto un dono a tutti
Gradito, di quelli mai distrutti,
Offerto a genti d'ogni nazione
Senza fare alcuna distinzione.
Tale è il potere della nostra arte,
Dono di cui tutti sono a parte.
Questo è il frutto della poesia,
E quanto ancora umile è la mia
Rispetto a ciò che voglio cantare.
Ma un giorno la farò migliorare.
Risale a due settimane fa, ma ultimamente sono stato un po' troppo impegnato per scrivere qualcosa.
Un nuovo inizio s'apre ai miei occhi,
Una via nuova, ingombra di sciocchi
Che ignorano il gioco della vita
E la sua malizia infinita:
Ritengono, pensando a se stessi,
D'ottener chissà quali successi.
E non sanno che il mondo è intriso
Di altri sciocchi dal comico viso
Che avranno dall'egoismo spinto
Solo una tomba, di fiori un cinto,
Un mausoleo monumentale.
Come se un'urna non fosse uguale
Circondata da spoglie di guerra
O semplicemente sotto terra.
Lasciamoli, lasciamoli fare,
Ché sappiamo come andrà a parare:
Loro saranno ceneri morte,
Mentre la nostra memoria, forte,
Resterà in terra, lei, duratura,
Anche nell'ombra d'era futura.
Perché abbiamo fatto un dono a tutti
Gradito, di quelli mai distrutti,
Offerto a genti d'ogni nazione
Senza fare alcuna distinzione.
Tale è il potere della nostra arte,
Dono di cui tutti sono a parte.
Questo è il frutto della poesia,
E quanto ancora umile è la mia
Rispetto a ciò che voglio cantare.
Ma un giorno la farò migliorare.
giovedì 24 dicembre 2009
La Sfida del Presepe
Questo gioco nasce da un delirio di -se non erro- due anni fa attorno a un tavolo di miniature per warhammer. L'idea di base, concretizzata in un minuscolo foglio di testo, era quella di un gioco di miniature di facile accesso, utilizzabile da tutti coloro che possiedono delle statuine per presepe senza nessuna spesa ulteriore.
E' un gioco in tema con la tematica natalizia e, soprattutto, un gioco poco serio: non vuole offendere nessuno, piuttosto far divertire tutti.
Godetevelo, è il mio regalo di natale. ^^
La Sfida Del Presepe
E' un gioco in tema con la tematica natalizia e, soprattutto, un gioco poco serio: non vuole offendere nessuno, piuttosto far divertire tutti.
Godetevelo, è il mio regalo di natale. ^^
La Sfida Del Presepe
mercoledì 23 dicembre 2009
Fuori programma: aggiornamento
E' un fuori programma, ma preferisco mettere subito on line la versione aggiornata prima che me ne dimentichi.
Ho modificato e integrato il lavoro per Pathfinder di giovedì scorso, spero che vi piaccia di più del precedente. ;)
Legge e Caos in Pathfinder 2.0
Ho modificato e integrato il lavoro per Pathfinder di giovedì scorso, spero che vi piaccia di più del precedente. ;)
Legge e Caos in Pathfinder 2.0
lunedì 21 dicembre 2009
Un lavoro di media lunghezza.
Come ogni lunedì, ecco un'altra poesia scritta la settimana scorsa.
Non è lunga come altri componimenti che ho tirato fuori, ma è probabilmente il lavoro più lungo che abbia scritto con questo schema metrico.
No, non pensare che io sia immune
Alla pietà ed ai sentimenti,
O che il mio amore fosse quel comune
Bramare per due momenti
Di possedere la tua giovinezza,
Volerti avere, e nulla più:
Non ti amavo per la mera bellezza,
Il sogno, la musa, eri tu.
Mi levavo in alto lungo i pensieri,
Fino a perdermi in te, assai spesso;
Le parole, i modi, erano sinceri,
Ti avrei donato me stesso.
Ma tu mi hai rifiutato. Ora l'accetto.
Io, che ti avrei dato tutto,
Io, che amavo ogni tuo difetto,
Accetto di veder distrutto
Dal tuo calmo ma fermo rifiuto
Il bel sogno, il mio sperare.
Tu hai scelto, ed io rimango muto:
Al cuore si può comandare.
Ho messo a tacere l'amore. Molto
Ne soffro, certo, ma non quanto
Ho sofferto per il dono non colto,
Dolore che trascende il pianto.
No, non ho più lacrime da versarti.
E non ne verso più per me.
No, non sono certo giunto ad odiarti,
E non ho astio verso di te.
Non rinnego quello che per me è stato,
E la sofferenza non scordo.
Ma l'amore mio per te è andato;
Resta appena, lieve, un ricordo.
Non è lunga come altri componimenti che ho tirato fuori, ma è probabilmente il lavoro più lungo che abbia scritto con questo schema metrico.
No, non pensare che io sia immune
Alla pietà ed ai sentimenti,
O che il mio amore fosse quel comune
Bramare per due momenti
Di possedere la tua giovinezza,
Volerti avere, e nulla più:
Non ti amavo per la mera bellezza,
Il sogno, la musa, eri tu.
Mi levavo in alto lungo i pensieri,
Fino a perdermi in te, assai spesso;
Le parole, i modi, erano sinceri,
Ti avrei donato me stesso.
Ma tu mi hai rifiutato. Ora l'accetto.
Io, che ti avrei dato tutto,
Io, che amavo ogni tuo difetto,
Accetto di veder distrutto
Dal tuo calmo ma fermo rifiuto
Il bel sogno, il mio sperare.
Tu hai scelto, ed io rimango muto:
Al cuore si può comandare.
Ho messo a tacere l'amore. Molto
Ne soffro, certo, ma non quanto
Ho sofferto per il dono non colto,
Dolore che trascende il pianto.
No, non ho più lacrime da versarti.
E non ne verso più per me.
No, non sono certo giunto ad odiarti,
E non ho astio verso di te.
Non rinnego quello che per me è stato,
E la sofferenza non scordo.
Ma l'amore mio per te è andato;
Resta appena, lieve, un ricordo.
giovedì 17 dicembre 2009
Legge e Caos in Pathfinder
L'aggiornamento di GdR di questa settimana è l'ennesimo lavoro per Pathfinder.
Stavolta, vi propongo quattro archetipi, volti a fornire alla Legge e al Caos le stesse "potenzialità regolistiche" che in Pathfinder hanno Bene e Male.
Legge e Caos in Pathfinder
Stavolta, vi propongo quattro archetipi, volti a fornire alla Legge e al Caos le stesse "potenzialità regolistiche" che in Pathfinder hanno Bene e Male.
Legge e Caos in Pathfinder
lunedì 14 dicembre 2009
Di nuovo archeologia poetica
Oggi, causa carenza d'ispirazione nella scorsa settimana, vi propongo una sola poesia recente; si tratta di quella che penso possa essere la conclusione di un periodo non brutto, ma sostanzialmente triste, che ho vissuto di recente.
La seconda, invece, risale a qualche tempo fa, ed è un lavoro un po' più scherzoso.
Sto arrivando a capire molte cose,
Finalmente, e forse perfino
Ad accettarle. Colui che rispose
Con tanto astio al suo destino
Ormai se n'è andato: resto io solo,
Immerso fra i cocci dei miei
Sogni infranti, caduti dopo il volo
Che ci rese pari agli dei.
Ma nella rovina mi scopro privo
Di lacrime. A lungo ho pianto,
Sino quasi a non sentirmi più vivo,
Ed ho affidato spesso al canto
Questi pensieri, quasi che potessi
Così liberarmi di loro.
Solo accettando, vivendo con essi
Ho imparato ad aver ristoro.
Chi di giunger prima non vede l'ora
Va dritto in braccio alla Nera Signora.
Chi si consuma con fretta incalzante
Non si godrà mai il suo tempo restante.
Chi sostiene che il tempo sia denaro
Scoprirà che lo deve pagar caro:
Per ogni istante che avrà risparmiato
Un attimo di vita andrà sprecato.
Vivi con calma, se vuoi darmi ascolto:
Così nulla di tuo ti sarà tolto.
La seconda, invece, risale a qualche tempo fa, ed è un lavoro un po' più scherzoso.
Sto arrivando a capire molte cose,
Finalmente, e forse perfino
Ad accettarle. Colui che rispose
Con tanto astio al suo destino
Ormai se n'è andato: resto io solo,
Immerso fra i cocci dei miei
Sogni infranti, caduti dopo il volo
Che ci rese pari agli dei.
Ma nella rovina mi scopro privo
Di lacrime. A lungo ho pianto,
Sino quasi a non sentirmi più vivo,
Ed ho affidato spesso al canto
Questi pensieri, quasi che potessi
Così liberarmi di loro.
Solo accettando, vivendo con essi
Ho imparato ad aver ristoro.
Chi di giunger prima non vede l'ora
Va dritto in braccio alla Nera Signora.
Chi si consuma con fretta incalzante
Non si godrà mai il suo tempo restante.
Chi sostiene che il tempo sia denaro
Scoprirà che lo deve pagar caro:
Per ogni istante che avrà risparmiato
Un attimo di vita andrà sprecato.
Vivi con calma, se vuoi darmi ascolto:
Così nulla di tuo ti sarà tolto.
giovedì 10 dicembre 2009
Nephandum per Pathfinder
Era da molto che mi frullava in testa quest'idea, ma solo la settimana scorsa ho avuto modo, forte dell'autorizzazione verbale a procedere, di iniziare la mia conversione amatoriale di Nephandum, ambientazione italiana per D&D 3.5, a Pathfinder.
Eccovi la prima (e forse definitiva, chissà...) parte di questo mio lavoro.
Nephandum Per Pathfinder - Trasfigurati
Eccovi la prima (e forse definitiva, chissà...) parte di questo mio lavoro.
Nephandum Per Pathfinder - Trasfigurati
lunedì 7 dicembre 2009
Nuova prova
Di queste due poesie, entrambe risalenti agli ultimi giorni, la prima è un po' un esperimento: ho provato un nuovo distico, che però non mi convince ancora del tutto... probabilmente, in futuro lo modificherò in dodecasillabo più decasillabo.
La seconda, invece, è scritta col mio "classico" distico endecasillabo più enneasillabo.
Entrambe sono abbastanza attuali come ispirazione, ma hanno a che fare con sentimenti diversi.
Dovrei cantare lo sdegno e la vergogna
Di questi miei tempi oscuri,
Ma non ho forza per mettere alla gogna
Con modi forti e sicuri,
In modo che non si possan liberare
Mai, i nostri carcerieri
Menzogneri, maestri nell'ingannare,
Cuori cupi, animi neri.
Non ho forza: troppo grande è lo sfacelo,
La menzogna troppo oscena.
Ma avranno anche costoro, un dì, sotto il cielo,
La ben meritata pena.
E noi rideremo, fratelli, in quel giorno
Apertamente di loro:
Avranno una caduta senza ritorno,
Non avranno più ristoro.
Tempo d'attesa, d'esile speranza,
Di visioni quasi stentate
Che si affollano come in una danza,
Assieme a gioie inconfessate,
Lungo il fluire della mia mente
E poi affollano i pensieri.
Ed il mio sentire si fa assente,
Sperando che il sogno si avveri.
Ma poi mi riprendo, ma poi mi scuoto
Da questo sogno disperato,
Ripetendomi che esso è vano e vuoto.
Ma vorrei vederlo avverato.
La seconda, invece, è scritta col mio "classico" distico endecasillabo più enneasillabo.
Entrambe sono abbastanza attuali come ispirazione, ma hanno a che fare con sentimenti diversi.
Dovrei cantare lo sdegno e la vergogna
Di questi miei tempi oscuri,
Ma non ho forza per mettere alla gogna
Con modi forti e sicuri,
In modo che non si possan liberare
Mai, i nostri carcerieri
Menzogneri, maestri nell'ingannare,
Cuori cupi, animi neri.
Non ho forza: troppo grande è lo sfacelo,
La menzogna troppo oscena.
Ma avranno anche costoro, un dì, sotto il cielo,
La ben meritata pena.
E noi rideremo, fratelli, in quel giorno
Apertamente di loro:
Avranno una caduta senza ritorno,
Non avranno più ristoro.
Tempo d'attesa, d'esile speranza,
Di visioni quasi stentate
Che si affollano come in una danza,
Assieme a gioie inconfessate,
Lungo il fluire della mia mente
E poi affollano i pensieri.
Ed il mio sentire si fa assente,
Sperando che il sogno si avveri.
Ma poi mi riprendo, ma poi mi scuoto
Da questo sogno disperato,
Ripetendomi che esso è vano e vuoto.
Ma vorrei vederlo avverato.
giovedì 3 dicembre 2009
Filii Nephandi per Pathfinder
Incredibile ma vero, sto riuscendo di nuovo a fare degli aggiornamenti anche sul versante dei GdR.
Anzi, se va tutto bene per le prossime settimane (sino a quella di natale) dovrei riuscire a rispettare il programma regolare.
Ultimamente Pathfinder mi sta prendendo sempre di più, e così ora vi propongo la versione semplificata (ma altrettanto interessante) di Filii Nephandi, il mio lavoro sui vampiri per D&D 3.5, riadattato al GdR della Paizo.
Ho optato per un approccio più leggero in termini di regole, evitando dove possibile doppioni e producendo un lavoro più leggero e utilizzabile senza sconvolgere le regole già esistenti.
Filii Nephandi Pathfinder
Anzi, se va tutto bene per le prossime settimane (sino a quella di natale) dovrei riuscire a rispettare il programma regolare.
Ultimamente Pathfinder mi sta prendendo sempre di più, e così ora vi propongo la versione semplificata (ma altrettanto interessante) di Filii Nephandi, il mio lavoro sui vampiri per D&D 3.5, riadattato al GdR della Paizo.
Ho optato per un approccio più leggero in termini di regole, evitando dove possibile doppioni e producendo un lavoro più leggero e utilizzabile senza sconvolgere le regole già esistenti.
Filii Nephandi Pathfinder
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