Sì, esatto, una persona coerentissima, più che coerente.
O meglio: lo sono nelle passioni. Ma per il resto, a quanto risulta, la mia forza di volontà si fa spesso e volentieri da parte...
Perciò ecco tre poesie, scritte tutte e tre per la stessa persona e a distanza di settimane nello stesso ordine in cui le propongo, che descrivono bene quanto ho scritto sopra.
No, non pensare che io sia immune
Alla pietà ed ai sentimenti,
O che il mio amore fosse quel comune
Bramare per due momenti
Di possedere la tua giovinezza,
Volerti avere, e nulla più:
Non ti amavo per la mera bellezza,
Il sogno, la musa, eri tu.
Mi levavo in alto lungo i pensieri,
Fino a perdermi in te, assai spesso;
Le parole, i modi, erano sinceri,
Ti avrei donato me stesso.
Ma tu mi hai rifiutato. Ora l'accetto.
Io, che ti avrei dato tutto,
Io, che amavo ogni tuo difetto,
Accetto di veder distrutto
Dal tuo calmo ma fermo rifiuto
Il bel sogno, il mio sperare.
Tu hai scelto, ed io rimango muto:
Al cuore si può comandare.
Ho messo a tacere l'amore. Molto
Ne soffro, certo, ma non quanto
Ho sofferto per il dono non colto,
Dolore che trascende il pianto.
No, non ho più lacrime da versarti.
E non ne verso più per me.
No, non sono certo giunto ad odiarti,
E non ho astio verso di te.
Non rinnego quello che per me è stato,
E la sofferenza non scordo.
Ma l'amore mio per te è andato;
Resta appena, lieve, un ricordo.
E ora eccomi, sospeso lungo il niente
Che ritorna ancora a se stesso.
E si fa ancora vivo nel presente
Quello che allora, come adesso,
Veniva, dolceamaro, e dominava,
Anche senza la tua vista,
Ogni mio pensiero. Si fa schiava
L'anima al ricordo, ed è trista,
Sospesa fra due opposte speranze
E verità, temendo quasi
Ogni esito di queste nuove danze
Che affollano i pensieri, invasi
Da ricordi, da sogni e delusioni
Forse effimeri, ma eternati
Dalle tante, forse troppe canzoni
Che spesso, con silenziosi fiati,
Ho dedicato a te, a quello che provo
Vedendoti, al solo pensiero
Di te, ed a questo amore sempre nuovo,
Ogni momento più sincero.
Da tanto, forse troppo tempo ormai
Io penso sempre a te, a te soltanto.
Il motivo lo conosci, tu sai
Quello che provo per te, ma non quanto,
Intensamente io lo sento. Mai
Ho provato un tale amore, né tanto
Ne ho mai sofferto in passato. Dirai
“Noi siamo amici”, “non essere affranto”,
Ma niente può cambiare quel che provo
Per te, forse neppure il rifiutarmi
Anche come amico. Sempre io trovo
Un motivo per amarti, uno nuovo,
Appena svelato. Voglio donarmi
A te, alla bella rosa senza rovo.
Principalmente giochi di ruolo, ma anche modellismo. Riflessioni e poesie, quando sono in vena. Quel che di volta in volta mi sento di condividere, insomma.
Ricerca rapida
Etichette
- !!4W!! (5)
- 7th Sea (2)
- Age of Sigmar (66)
- Ambientazioni (5)
- Anime e Sangue (10)
- Avventure (13)
- Avventure per il mare (15)
- Cantiche dell'eroe postmoderno (3)
- Caos (65)
- Chaos (62)
- Chaos Daemons (62)
- Comics (1)
- Contea di Springwater (1)
- Cose sognate (2)
- Croniche pentadiendiare (14)
- Cthulhu (1)
- Cucina (1)
- D&D (74)
- D&D 5th (61)
- Demoni del Caos (110)
- Distico esametrico (68)
- DM Guild (7)
- DM's Guild (23)
- DnD 5 (60)
- Dungeons and Dragons 4^ edizione (3)
- Dungeons and Dragons 5^ edizione (63)
- Dungeons and Dragons edizione 3.5 (3)
- Endecasillabo giambico (9)
- Filologia portami via (7)
- Frammenti (5)
- GdR (6)
- Giochi "della casa" (42)
- Giochi di Ruolo (212)
- Haiku (40)
- HARP (3)
- L'angolo polemico (7)
- L'Isola di Doverich (6)
- L'Ultima Torcia (3)
- La Marca dell'Est (13)
- Legacy of Kain (5)
- Lego (1)
- Modellismo (135)
- Nell'Oscuro Sotterraneo (38)
- OGL (31)
- Old School Renaissance (57)
- Ombre antiche sul presente (11)
- Pathfinder (23)
- Pensieri di politica antipopulistica (6)
- Poesie (170)
- Prose (10)
- Riflessioni ludiche (4)
- RPG (65)
- RuneQuest II (15)
- Satire (4)
- Savage Worlds (18)
- Sfogo (1)
- SoN's - I Segreti di Nosgoth (6)
- Ultima Forsan (2)
- Videogiochi (4)
- Wargames (131)
- Warhammer 40K (120)
sabato 30 gennaio 2010
venerdì 22 gennaio 2010
In Un Altro Mondo
Non so neanche io come ho trovato la forza e la volontà di farlo, ma dopo una settimana stra-stressata sono riuscito in poche ore a creare questo gioco di ruolo completo.
In Un Altro Mondo continua la mia tradizione di "piccoli giochi semplici" inaugurata con Limes e Catene del Fato, ma con una veste grafica più curata -finalmente sto imparando qualche trucchetto con GIMP e Open Office.
In Un Altro Mondo
In Un Altro Mondo continua la mia tradizione di "piccoli giochi semplici" inaugurata con Limes e Catene del Fato, ma con una veste grafica più curata -finalmente sto imparando qualche trucchetto con GIMP e Open Office.
In Un Altro Mondo
lunedì 11 gennaio 2010
Né rifugio né quiete
Dopo un po' di pausa, sono riuscito a scrivere una nuova poesia.
Niente di trascendentale, e stavolta una poesia non legata a nessuno stato personale.
Né dimora né rifugio, quiete
Negata a noi, cupi viandanti,
Mentre le stelle stesse, stelle liete
Si fanno ogn'ora più distanti.
E dal profondo della terra s'ode
Appena, stentato, un rumore:
Voce di chi grida,voce che erode
La speranza, e reca dolore.
No, non ascoltare queste parole,
Non accoglierle nella mente,
Ma sii sordo, non far ciò che vuole
La cupa voce del presente.
Niente di trascendentale, e stavolta una poesia non legata a nessuno stato personale.
Né dimora né rifugio, quiete
Negata a noi, cupi viandanti,
Mentre le stelle stesse, stelle liete
Si fanno ogn'ora più distanti.
E dal profondo della terra s'ode
Appena, stentato, un rumore:
Voce di chi grida,voce che erode
La speranza, e reca dolore.
No, non ascoltare queste parole,
Non accoglierle nella mente,
Ma sii sordo, non far ciò che vuole
La cupa voce del presente.
giovedì 7 gennaio 2010
Ninfe mitologiche in Pathfinder
Uno dei miei primi lavori per un qualche GdR è stato, proprio agli inizi della mia carriera di "giocatore creativo", un piccolo documento di conversione per rendere le ninfe di D&D più simili a quelle della mitologica classica.
Ora, ad anni di distanza, ho deciso di riprendere in mano il concetto dietro a quel lavoro e di svilupparlo nuovamente... ma stavolta per Pathfinder.
In questi anni, sono cambiate molte cose: da inesperto giocatore iscritto al liceo classico che ero, sono diventato un giocatore più esperto (e perditempo), e grazie alla carriera universitaria che ho scelto ho avuto modo di sviluppare le mie conoscenze mitologiche (e di mitologia comparata).
Perciò, la nuova versione di questo lavoro non è tanto una conversione da D&D 3.5 a Pathfinder, quanto una vera e propria rivisitazione del mio stesso lavoro.
Spero che vi possa piacere, e che possiate trovarla utile in molte partite. ;)
Ninfe in Pathfinder
Ora, ad anni di distanza, ho deciso di riprendere in mano il concetto dietro a quel lavoro e di svilupparlo nuovamente... ma stavolta per Pathfinder.
In questi anni, sono cambiate molte cose: da inesperto giocatore iscritto al liceo classico che ero, sono diventato un giocatore più esperto (e perditempo), e grazie alla carriera universitaria che ho scelto ho avuto modo di sviluppare le mie conoscenze mitologiche (e di mitologia comparata).
Perciò, la nuova versione di questo lavoro non è tanto una conversione da D&D 3.5 a Pathfinder, quanto una vera e propria rivisitazione del mio stesso lavoro.
Spero che vi possa piacere, e che possiate trovarla utile in molte partite. ;)
Ninfe in Pathfinder
giovedì 31 dicembre 2009
Nehtrmanus
Ancora una volta un lavoro per Pathfinder... che volete farci, questo riadattamento mi ha preso sul serio. ;)
Questa volta vi propongo di nuovo la rivisitazione di un mostro classico non convertito per ragioni di copyright. Si tratta di una reinterpretazione piuttosto libera, basata più sul concetto "uomo-serpente" che non sulla sua incarnazione in D&D.
Per il nome "nehtrmanus" ho affrontato una piccola ricerca filologica: si tratta di un nome derivato da due radici indoeuropee ricostruite, "nehtr" serpente e "manu" uomo.
Nehtrmanus
Questa volta vi propongo di nuovo la rivisitazione di un mostro classico non convertito per ragioni di copyright. Si tratta di una reinterpretazione piuttosto libera, basata più sul concetto "uomo-serpente" che non sulla sua incarnazione in D&D.
Per il nome "nehtrmanus" ho affrontato una piccola ricerca filologica: si tratta di un nome derivato da due radici indoeuropee ricostruite, "nehtr" serpente e "manu" uomo.
Nehtrmanus
lunedì 28 dicembre 2009
Un nuovo inizio s'apre ai miei occhi
Che ci crediate o no, questa poesia l'ho scritta in poco più di mezz'ora.
Risale a due settimane fa, ma ultimamente sono stato un po' troppo impegnato per scrivere qualcosa.
Un nuovo inizio s'apre ai miei occhi,
Una via nuova, ingombra di sciocchi
Che ignorano il gioco della vita
E la sua malizia infinita:
Ritengono, pensando a se stessi,
D'ottener chissà quali successi.
E non sanno che il mondo è intriso
Di altri sciocchi dal comico viso
Che avranno dall'egoismo spinto
Solo una tomba, di fiori un cinto,
Un mausoleo monumentale.
Come se un'urna non fosse uguale
Circondata da spoglie di guerra
O semplicemente sotto terra.
Lasciamoli, lasciamoli fare,
Ché sappiamo come andrà a parare:
Loro saranno ceneri morte,
Mentre la nostra memoria, forte,
Resterà in terra, lei, duratura,
Anche nell'ombra d'era futura.
Perché abbiamo fatto un dono a tutti
Gradito, di quelli mai distrutti,
Offerto a genti d'ogni nazione
Senza fare alcuna distinzione.
Tale è il potere della nostra arte,
Dono di cui tutti sono a parte.
Questo è il frutto della poesia,
E quanto ancora umile è la mia
Rispetto a ciò che voglio cantare.
Ma un giorno la farò migliorare.
Risale a due settimane fa, ma ultimamente sono stato un po' troppo impegnato per scrivere qualcosa.
Un nuovo inizio s'apre ai miei occhi,
Una via nuova, ingombra di sciocchi
Che ignorano il gioco della vita
E la sua malizia infinita:
Ritengono, pensando a se stessi,
D'ottener chissà quali successi.
E non sanno che il mondo è intriso
Di altri sciocchi dal comico viso
Che avranno dall'egoismo spinto
Solo una tomba, di fiori un cinto,
Un mausoleo monumentale.
Come se un'urna non fosse uguale
Circondata da spoglie di guerra
O semplicemente sotto terra.
Lasciamoli, lasciamoli fare,
Ché sappiamo come andrà a parare:
Loro saranno ceneri morte,
Mentre la nostra memoria, forte,
Resterà in terra, lei, duratura,
Anche nell'ombra d'era futura.
Perché abbiamo fatto un dono a tutti
Gradito, di quelli mai distrutti,
Offerto a genti d'ogni nazione
Senza fare alcuna distinzione.
Tale è il potere della nostra arte,
Dono di cui tutti sono a parte.
Questo è il frutto della poesia,
E quanto ancora umile è la mia
Rispetto a ciò che voglio cantare.
Ma un giorno la farò migliorare.
giovedì 24 dicembre 2009
La Sfida del Presepe
Questo gioco nasce da un delirio di -se non erro- due anni fa attorno a un tavolo di miniature per warhammer. L'idea di base, concretizzata in un minuscolo foglio di testo, era quella di un gioco di miniature di facile accesso, utilizzabile da tutti coloro che possiedono delle statuine per presepe senza nessuna spesa ulteriore.
E' un gioco in tema con la tematica natalizia e, soprattutto, un gioco poco serio: non vuole offendere nessuno, piuttosto far divertire tutti.
Godetevelo, è il mio regalo di natale. ^^
La Sfida Del Presepe
E' un gioco in tema con la tematica natalizia e, soprattutto, un gioco poco serio: non vuole offendere nessuno, piuttosto far divertire tutti.
Godetevelo, è il mio regalo di natale. ^^
La Sfida Del Presepe
mercoledì 23 dicembre 2009
Fuori programma: aggiornamento
E' un fuori programma, ma preferisco mettere subito on line la versione aggiornata prima che me ne dimentichi.
Ho modificato e integrato il lavoro per Pathfinder di giovedì scorso, spero che vi piaccia di più del precedente. ;)
Legge e Caos in Pathfinder 2.0
Ho modificato e integrato il lavoro per Pathfinder di giovedì scorso, spero che vi piaccia di più del precedente. ;)
Legge e Caos in Pathfinder 2.0
lunedì 21 dicembre 2009
Un lavoro di media lunghezza.
Come ogni lunedì, ecco un'altra poesia scritta la settimana scorsa.
Non è lunga come altri componimenti che ho tirato fuori, ma è probabilmente il lavoro più lungo che abbia scritto con questo schema metrico.
No, non pensare che io sia immune
Alla pietà ed ai sentimenti,
O che il mio amore fosse quel comune
Bramare per due momenti
Di possedere la tua giovinezza,
Volerti avere, e nulla più:
Non ti amavo per la mera bellezza,
Il sogno, la musa, eri tu.
Mi levavo in alto lungo i pensieri,
Fino a perdermi in te, assai spesso;
Le parole, i modi, erano sinceri,
Ti avrei donato me stesso.
Ma tu mi hai rifiutato. Ora l'accetto.
Io, che ti avrei dato tutto,
Io, che amavo ogni tuo difetto,
Accetto di veder distrutto
Dal tuo calmo ma fermo rifiuto
Il bel sogno, il mio sperare.
Tu hai scelto, ed io rimango muto:
Al cuore si può comandare.
Ho messo a tacere l'amore. Molto
Ne soffro, certo, ma non quanto
Ho sofferto per il dono non colto,
Dolore che trascende il pianto.
No, non ho più lacrime da versarti.
E non ne verso più per me.
No, non sono certo giunto ad odiarti,
E non ho astio verso di te.
Non rinnego quello che per me è stato,
E la sofferenza non scordo.
Ma l'amore mio per te è andato;
Resta appena, lieve, un ricordo.
Non è lunga come altri componimenti che ho tirato fuori, ma è probabilmente il lavoro più lungo che abbia scritto con questo schema metrico.
No, non pensare che io sia immune
Alla pietà ed ai sentimenti,
O che il mio amore fosse quel comune
Bramare per due momenti
Di possedere la tua giovinezza,
Volerti avere, e nulla più:
Non ti amavo per la mera bellezza,
Il sogno, la musa, eri tu.
Mi levavo in alto lungo i pensieri,
Fino a perdermi in te, assai spesso;
Le parole, i modi, erano sinceri,
Ti avrei donato me stesso.
Ma tu mi hai rifiutato. Ora l'accetto.
Io, che ti avrei dato tutto,
Io, che amavo ogni tuo difetto,
Accetto di veder distrutto
Dal tuo calmo ma fermo rifiuto
Il bel sogno, il mio sperare.
Tu hai scelto, ed io rimango muto:
Al cuore si può comandare.
Ho messo a tacere l'amore. Molto
Ne soffro, certo, ma non quanto
Ho sofferto per il dono non colto,
Dolore che trascende il pianto.
No, non ho più lacrime da versarti.
E non ne verso più per me.
No, non sono certo giunto ad odiarti,
E non ho astio verso di te.
Non rinnego quello che per me è stato,
E la sofferenza non scordo.
Ma l'amore mio per te è andato;
Resta appena, lieve, un ricordo.
giovedì 17 dicembre 2009
Legge e Caos in Pathfinder
L'aggiornamento di GdR di questa settimana è l'ennesimo lavoro per Pathfinder.
Stavolta, vi propongo quattro archetipi, volti a fornire alla Legge e al Caos le stesse "potenzialità regolistiche" che in Pathfinder hanno Bene e Male.
Legge e Caos in Pathfinder
Stavolta, vi propongo quattro archetipi, volti a fornire alla Legge e al Caos le stesse "potenzialità regolistiche" che in Pathfinder hanno Bene e Male.
Legge e Caos in Pathfinder
lunedì 14 dicembre 2009
Di nuovo archeologia poetica
Oggi, causa carenza d'ispirazione nella scorsa settimana, vi propongo una sola poesia recente; si tratta di quella che penso possa essere la conclusione di un periodo non brutto, ma sostanzialmente triste, che ho vissuto di recente.
La seconda, invece, risale a qualche tempo fa, ed è un lavoro un po' più scherzoso.
Sto arrivando a capire molte cose,
Finalmente, e forse perfino
Ad accettarle. Colui che rispose
Con tanto astio al suo destino
Ormai se n'è andato: resto io solo,
Immerso fra i cocci dei miei
Sogni infranti, caduti dopo il volo
Che ci rese pari agli dei.
Ma nella rovina mi scopro privo
Di lacrime. A lungo ho pianto,
Sino quasi a non sentirmi più vivo,
Ed ho affidato spesso al canto
Questi pensieri, quasi che potessi
Così liberarmi di loro.
Solo accettando, vivendo con essi
Ho imparato ad aver ristoro.
Chi di giunger prima non vede l'ora
Va dritto in braccio alla Nera Signora.
Chi si consuma con fretta incalzante
Non si godrà mai il suo tempo restante.
Chi sostiene che il tempo sia denaro
Scoprirà che lo deve pagar caro:
Per ogni istante che avrà risparmiato
Un attimo di vita andrà sprecato.
Vivi con calma, se vuoi darmi ascolto:
Così nulla di tuo ti sarà tolto.
La seconda, invece, risale a qualche tempo fa, ed è un lavoro un po' più scherzoso.
Sto arrivando a capire molte cose,
Finalmente, e forse perfino
Ad accettarle. Colui che rispose
Con tanto astio al suo destino
Ormai se n'è andato: resto io solo,
Immerso fra i cocci dei miei
Sogni infranti, caduti dopo il volo
Che ci rese pari agli dei.
Ma nella rovina mi scopro privo
Di lacrime. A lungo ho pianto,
Sino quasi a non sentirmi più vivo,
Ed ho affidato spesso al canto
Questi pensieri, quasi che potessi
Così liberarmi di loro.
Solo accettando, vivendo con essi
Ho imparato ad aver ristoro.
Chi di giunger prima non vede l'ora
Va dritto in braccio alla Nera Signora.
Chi si consuma con fretta incalzante
Non si godrà mai il suo tempo restante.
Chi sostiene che il tempo sia denaro
Scoprirà che lo deve pagar caro:
Per ogni istante che avrà risparmiato
Un attimo di vita andrà sprecato.
Vivi con calma, se vuoi darmi ascolto:
Così nulla di tuo ti sarà tolto.
giovedì 10 dicembre 2009
Nephandum per Pathfinder
Era da molto che mi frullava in testa quest'idea, ma solo la settimana scorsa ho avuto modo, forte dell'autorizzazione verbale a procedere, di iniziare la mia conversione amatoriale di Nephandum, ambientazione italiana per D&D 3.5, a Pathfinder.
Eccovi la prima (e forse definitiva, chissà...) parte di questo mio lavoro.
Nephandum Per Pathfinder - Trasfigurati
Eccovi la prima (e forse definitiva, chissà...) parte di questo mio lavoro.
Nephandum Per Pathfinder - Trasfigurati
lunedì 7 dicembre 2009
Nuova prova
Di queste due poesie, entrambe risalenti agli ultimi giorni, la prima è un po' un esperimento: ho provato un nuovo distico, che però non mi convince ancora del tutto... probabilmente, in futuro lo modificherò in dodecasillabo più decasillabo.
La seconda, invece, è scritta col mio "classico" distico endecasillabo più enneasillabo.
Entrambe sono abbastanza attuali come ispirazione, ma hanno a che fare con sentimenti diversi.
Dovrei cantare lo sdegno e la vergogna
Di questi miei tempi oscuri,
Ma non ho forza per mettere alla gogna
Con modi forti e sicuri,
In modo che non si possan liberare
Mai, i nostri carcerieri
Menzogneri, maestri nell'ingannare,
Cuori cupi, animi neri.
Non ho forza: troppo grande è lo sfacelo,
La menzogna troppo oscena.
Ma avranno anche costoro, un dì, sotto il cielo,
La ben meritata pena.
E noi rideremo, fratelli, in quel giorno
Apertamente di loro:
Avranno una caduta senza ritorno,
Non avranno più ristoro.
Tempo d'attesa, d'esile speranza,
Di visioni quasi stentate
Che si affollano come in una danza,
Assieme a gioie inconfessate,
Lungo il fluire della mia mente
E poi affollano i pensieri.
Ed il mio sentire si fa assente,
Sperando che il sogno si avveri.
Ma poi mi riprendo, ma poi mi scuoto
Da questo sogno disperato,
Ripetendomi che esso è vano e vuoto.
Ma vorrei vederlo avverato.
La seconda, invece, è scritta col mio "classico" distico endecasillabo più enneasillabo.
Entrambe sono abbastanza attuali come ispirazione, ma hanno a che fare con sentimenti diversi.
Dovrei cantare lo sdegno e la vergogna
Di questi miei tempi oscuri,
Ma non ho forza per mettere alla gogna
Con modi forti e sicuri,
In modo che non si possan liberare
Mai, i nostri carcerieri
Menzogneri, maestri nell'ingannare,
Cuori cupi, animi neri.
Non ho forza: troppo grande è lo sfacelo,
La menzogna troppo oscena.
Ma avranno anche costoro, un dì, sotto il cielo,
La ben meritata pena.
E noi rideremo, fratelli, in quel giorno
Apertamente di loro:
Avranno una caduta senza ritorno,
Non avranno più ristoro.
Tempo d'attesa, d'esile speranza,
Di visioni quasi stentate
Che si affollano come in una danza,
Assieme a gioie inconfessate,
Lungo il fluire della mia mente
E poi affollano i pensieri.
Ed il mio sentire si fa assente,
Sperando che il sogno si avveri.
Ma poi mi riprendo, ma poi mi scuoto
Da questo sogno disperato,
Ripetendomi che esso è vano e vuoto.
Ma vorrei vederlo avverato.
giovedì 3 dicembre 2009
Filii Nephandi per Pathfinder
Incredibile ma vero, sto riuscendo di nuovo a fare degli aggiornamenti anche sul versante dei GdR.
Anzi, se va tutto bene per le prossime settimane (sino a quella di natale) dovrei riuscire a rispettare il programma regolare.
Ultimamente Pathfinder mi sta prendendo sempre di più, e così ora vi propongo la versione semplificata (ma altrettanto interessante) di Filii Nephandi, il mio lavoro sui vampiri per D&D 3.5, riadattato al GdR della Paizo.
Ho optato per un approccio più leggero in termini di regole, evitando dove possibile doppioni e producendo un lavoro più leggero e utilizzabile senza sconvolgere le regole già esistenti.
Filii Nephandi Pathfinder
Anzi, se va tutto bene per le prossime settimane (sino a quella di natale) dovrei riuscire a rispettare il programma regolare.
Ultimamente Pathfinder mi sta prendendo sempre di più, e così ora vi propongo la versione semplificata (ma altrettanto interessante) di Filii Nephandi, il mio lavoro sui vampiri per D&D 3.5, riadattato al GdR della Paizo.
Ho optato per un approccio più leggero in termini di regole, evitando dove possibile doppioni e producendo un lavoro più leggero e utilizzabile senza sconvolgere le regole già esistenti.
Filii Nephandi Pathfinder
lunedì 30 novembre 2009
Dopo la tempesta
Anche per oggi sono riuscito a tirar fuori un componimento bello lungo, realizzato a tempo quasi di record: l'ho iniziato venerdì a lezione, ed entro ieri pomeriggio era già concluso.
La tematica, in questo caso, è più leggera, surreale e "visionaria" rispetto a quella dell'altra poesia con cui condivide la forma.
Riguardo all'ispirazione, sono pesantemente debitore nei confronti di De André.
Negli alti cieli, dopo la tempesta,
Gli spiriti dell'aria ripuliscono
Le nubi, bagnate dopo la festa
Voluta da quanti ora ne gioiscono.
I santi stan facendo comunella
Per raccontarsi i segreti del cielo
Mentre i servitori, con la barella,
Portano via un corpo sotto il velo.
Ma poi, dopo la rappresentazione,
Shakespeare se ne scappa via veloce
Affinché nessuno nella nazione
Senza il gracchiare della sua voce.
E lo segue Amleto, in mano la spada,
Gridandogli: “Oh padre, dove mai corri?”
E poi, quando finiscono la strada,
Cadono in lacrime giù dalle torri.
Li raggiunge Plauto, sospeso in volo
Sulle sue grandi orecchie da mercante
Per riprendersi l'arte data a nolo
A quel drammaturgo così distante.
Se la ride Shakespeare del creditore;
Quindi Plauto, con cipiglio da mafioso,
Chiama Cesare, il grande vincitore,
Per punire il Bretone irrispettoso.
Amleto, proteggendo il creatore,
Cade morto, trafitto avvelenato
Mentre Shakespeare per il grande dolore
Esala l'anima tutta d'un fiato.
Tutto questo si guarda soddisfatto,
Ridendosela molto il bravo Alfieri,
Quand'ecco Napoleone d'un tratto
Gli rinfaccia gli insulti di ieri.
Il Francese lo assalta, valoroso,
Ma viene Foscolo, gli dà man forte,
E perciò Manzoni, mai a riposo,
Canterà del Corso una nuova morte.
Torna Cesare, da tutti omaggiato,
Imbrattato del sangue di Avoniano,
Ma non di Iago, Iago è risparmiato,
E già fa cenni a Bruto da lontano.
Pertanto quando passa l'arrotino
I congiurati affilano i pugnali
Per donar la corona al Valentino,
Per sostituire ai vecchi i nuovi mali.
E fanno omaggio, in processione, i papi
Ma guardan Virgilio con occhi tristi:
Rimproverano l'elogio delle api,
Piccoli animaletti comunisti.
Per cui Virgilio il suo parere muta.
“Nessuno”, dice, “insulta l'arte mia!”
E d'accompagnar Dante si rifiuta,
Lasciandolo perder lungo la via.
Torquemada lo vorrebbe bruciare,
Ma i letterati gli fan scudo attorno;
Il proposito deve abbandonare
Perché non è abbastanza grande il forno.
L'inquisitore arretra, intimidito,
Ed a Machiavelli viene un'idea:
Lo metton nel forno, tutto condito,
Recitando il “mors tua vita mea”.
Mentre Virgilio esalta i suoi seguaci,
Ringraziandoli perché l'han salvato,
Torquemada è quasi cotto alla brace
Con notevole sdegno del papato.
Leopardi poi serve la portata
Di cui tutti mangiano a sazietà:
Infine, l'Europa sì è vendicata
Di chi molto ha oppresso la libertà.
A tal vista scappan lesti i tiranni,
Ma scivolano nei fiumi di sangue
Che han fatto scorrere per molti anni,
E svengono tutti con l'aria esangue.
Restano per molto tempo svenuti:
Quando riapron gli occhi, in mezzo alle feste,
Scoprono, fra gli applausi ed i saluti,
Che di loro restan solo le teste.
Ed ognuno vuole dare un colpetto
Alle loro teste comiche e brutte;
Ma dopo che se ne è tratto diletto
Anche le teste vengono distrutte.
Quando la pioggia smette di lavare
Le coscienze e le menti dei presenti,
Gli invitati sono pronti ad andare
A portar questa gioia anche ai parenti.
E scendon dalle nubi salutando
Chi li ha fatti per un po' divertire
E diranno tutto ciò raccontando
Questa festa a chi non poté venire.
La tematica, in questo caso, è più leggera, surreale e "visionaria" rispetto a quella dell'altra poesia con cui condivide la forma.
Riguardo all'ispirazione, sono pesantemente debitore nei confronti di De André.
Negli alti cieli, dopo la tempesta,
Gli spiriti dell'aria ripuliscono
Le nubi, bagnate dopo la festa
Voluta da quanti ora ne gioiscono.
I santi stan facendo comunella
Per raccontarsi i segreti del cielo
Mentre i servitori, con la barella,
Portano via un corpo sotto il velo.
Ma poi, dopo la rappresentazione,
Shakespeare se ne scappa via veloce
Affinché nessuno nella nazione
Senza il gracchiare della sua voce.
E lo segue Amleto, in mano la spada,
Gridandogli: “Oh padre, dove mai corri?”
E poi, quando finiscono la strada,
Cadono in lacrime giù dalle torri.
Li raggiunge Plauto, sospeso in volo
Sulle sue grandi orecchie da mercante
Per riprendersi l'arte data a nolo
A quel drammaturgo così distante.
Se la ride Shakespeare del creditore;
Quindi Plauto, con cipiglio da mafioso,
Chiama Cesare, il grande vincitore,
Per punire il Bretone irrispettoso.
Amleto, proteggendo il creatore,
Cade morto, trafitto avvelenato
Mentre Shakespeare per il grande dolore
Esala l'anima tutta d'un fiato.
Tutto questo si guarda soddisfatto,
Ridendosela molto il bravo Alfieri,
Quand'ecco Napoleone d'un tratto
Gli rinfaccia gli insulti di ieri.
Il Francese lo assalta, valoroso,
Ma viene Foscolo, gli dà man forte,
E perciò Manzoni, mai a riposo,
Canterà del Corso una nuova morte.
Torna Cesare, da tutti omaggiato,
Imbrattato del sangue di Avoniano,
Ma non di Iago, Iago è risparmiato,
E già fa cenni a Bruto da lontano.
Pertanto quando passa l'arrotino
I congiurati affilano i pugnali
Per donar la corona al Valentino,
Per sostituire ai vecchi i nuovi mali.
E fanno omaggio, in processione, i papi
Ma guardan Virgilio con occhi tristi:
Rimproverano l'elogio delle api,
Piccoli animaletti comunisti.
Per cui Virgilio il suo parere muta.
“Nessuno”, dice, “insulta l'arte mia!”
E d'accompagnar Dante si rifiuta,
Lasciandolo perder lungo la via.
Torquemada lo vorrebbe bruciare,
Ma i letterati gli fan scudo attorno;
Il proposito deve abbandonare
Perché non è abbastanza grande il forno.
L'inquisitore arretra, intimidito,
Ed a Machiavelli viene un'idea:
Lo metton nel forno, tutto condito,
Recitando il “mors tua vita mea”.
Mentre Virgilio esalta i suoi seguaci,
Ringraziandoli perché l'han salvato,
Torquemada è quasi cotto alla brace
Con notevole sdegno del papato.
Leopardi poi serve la portata
Di cui tutti mangiano a sazietà:
Infine, l'Europa sì è vendicata
Di chi molto ha oppresso la libertà.
A tal vista scappan lesti i tiranni,
Ma scivolano nei fiumi di sangue
Che han fatto scorrere per molti anni,
E svengono tutti con l'aria esangue.
Restano per molto tempo svenuti:
Quando riapron gli occhi, in mezzo alle feste,
Scoprono, fra gli applausi ed i saluti,
Che di loro restan solo le teste.
Ed ognuno vuole dare un colpetto
Alle loro teste comiche e brutte;
Ma dopo che se ne è tratto diletto
Anche le teste vengono distrutte.
Quando la pioggia smette di lavare
Le coscienze e le menti dei presenti,
Gli invitati sono pronti ad andare
A portar questa gioia anche ai parenti.
E scendon dalle nubi salutando
Chi li ha fatti per un po' divertire
E diranno tutto ciò raccontando
Questa festa a chi non poté venire.
giovedì 26 novembre 2009
Altre poesie
Incredibilmente, due aggiornamenti simili di seguito: due poesie lunghe e una breve.
Una, la più lunga, l'ho appena finita di scrivere, mentre la seconda in termini di dimensioni risale alla settimana scorsa ed assomiglia molto al componimento breve dello scorso aggiornamento (scritto infatti in contemporanea). Infine, la minipoesia non so neanche io quando l'ho scritta: mi sono limitato a ritrovarla in un quaderno.
Ho disegnato un cerchio dietro al cielo
Per celare lì il tuo nome,
E conoscere ristoro. Ma il velo
Delle nubi e del sole, come
Temevo, non splende certo abbastanza
Da farmi scordare il candore
Della tua anima, né la distanza
Può alleviare il mio dolore.
Ho disegnato un cerchio nella notte
Per bruciarvi il tuo ricordo.
Ma tu resti in tutte le mie rotte
La meta agognata, in accordo
Con i sogni e gli aneliti più lieti.
Pure, da quando ho osato dirti
Quel che per te sola provo, mi vieti
L'amore. Non posso obbedirti,
Anche se con molta gioia farei
Avverare quel che tu vuoi,
Perché nel cuore dei pensieri miei
Brillano sempre gli occhi tuoi.
Non la candida luna, non le stelle
Del volto, come diamanti i begli occhi,
Mi hanno vinto, ma le loro sorelle
Notturne. Pura, con le tue ombre tocchi
Il mio cuore, ormai vinto nel profondo
Dalla tua pudica ritrosia,
Che rende te sola, unica al mondo,
Sovrana amata dell'anima mia.
Attendiamo, sospesi lungo il giorno
Che esso si compia, o venga forse meno
La sua malinconia. Ma il ritorno
Non sarà piacevole, o meno alieno.
Qualcosa, ormai, si è perduto per sempre.
Una, la più lunga, l'ho appena finita di scrivere, mentre la seconda in termini di dimensioni risale alla settimana scorsa ed assomiglia molto al componimento breve dello scorso aggiornamento (scritto infatti in contemporanea). Infine, la minipoesia non so neanche io quando l'ho scritta: mi sono limitato a ritrovarla in un quaderno.
Ho disegnato un cerchio dietro al cielo
Per celare lì il tuo nome,
E conoscere ristoro. Ma il velo
Delle nubi e del sole, come
Temevo, non splende certo abbastanza
Da farmi scordare il candore
Della tua anima, né la distanza
Può alleviare il mio dolore.
Ho disegnato un cerchio nella notte
Per bruciarvi il tuo ricordo.
Ma tu resti in tutte le mie rotte
La meta agognata, in accordo
Con i sogni e gli aneliti più lieti.
Pure, da quando ho osato dirti
Quel che per te sola provo, mi vieti
L'amore. Non posso obbedirti,
Anche se con molta gioia farei
Avverare quel che tu vuoi,
Perché nel cuore dei pensieri miei
Brillano sempre gli occhi tuoi.
Non la candida luna, non le stelle
Del volto, come diamanti i begli occhi,
Mi hanno vinto, ma le loro sorelle
Notturne. Pura, con le tue ombre tocchi
Il mio cuore, ormai vinto nel profondo
Dalla tua pudica ritrosia,
Che rende te sola, unica al mondo,
Sovrana amata dell'anima mia.
Attendiamo, sospesi lungo il giorno
Che esso si compia, o venga forse meno
La sua malinconia. Ma il ritorno
Non sarà piacevole, o meno alieno.
Qualcosa, ormai, si è perduto per sempre.
lunedì 23 novembre 2009
Dopo la pausa forzata, si ricomincia...
Mi scuso nuovamente per non essere riuscito ad aggiornare il blog in queste due settimane, ma la verità è che gli impegni di studio e non, oltre che l'incipiente depressione personale, mi rendono sempre più difficile creare qualcosa.
Ora come ora, sto avendo maggiori difficoltà a creare regole per i giochi di ruolo, ed è quindi probabile che anche gli aggiornamenti ludici si trasformino in aggiornamenti poetici.
Per ora, comunque, ecco un bel paio di poesie.
La prima è basata su una serie di fonti classiche (ma principalmente su Alceo), anche se lo stimolo per crearla è nato leggendo una breve poesia indiana.
La seconda invece è -molto banalmente- un sonetto autobiografico.
Infine, il terzo breve componimento è un po' la descrizione di quello che ho provato, per un attimo, mentre componevo un'altra poesia.
Dimmi, fratello, in cosa speri mai?
Perfino all'alba le giornate
Si fanno brevi per noi, tu lo sai,
E le ore spese sono andate.
Su, brindiamo assieme un'ultima volta;
Ora arriva la notte nera,
E presto la vita ci sarà tolta:
Sia l'ultima gioia sincera.
Sebbene sia successo molto in questi
Giorni, sebbene abbia risolto oscuri
Dubbi, ed alfine in alcuni contesti
Gli eventi prossimi siano sicuri;
Pure si fan sempre più manifesti
La mia tristezza e i dubbi futuri.
Temo i miei sentimenti: non onesti
Penso che siano, oppure non maturi?
Non ne ho ancora la certezza. Aspetto
Che sia il tempo, ora, a darmi risposta.
Non decido; sì, per questo difetto
Ho sofferto in passato. Ma lo accetto:
Il tempo è crudele, e so quanto costa
Trarne il caro, ricercato diletto.
Sublime nel profondo è questo istante.
Possa la sua memoria amata, pura,
Restare con me e mai abbandonarmi.
Ora come ora, sto avendo maggiori difficoltà a creare regole per i giochi di ruolo, ed è quindi probabile che anche gli aggiornamenti ludici si trasformino in aggiornamenti poetici.
Per ora, comunque, ecco un bel paio di poesie.
La prima è basata su una serie di fonti classiche (ma principalmente su Alceo), anche se lo stimolo per crearla è nato leggendo una breve poesia indiana.
La seconda invece è -molto banalmente- un sonetto autobiografico.
Infine, il terzo breve componimento è un po' la descrizione di quello che ho provato, per un attimo, mentre componevo un'altra poesia.
Dimmi, fratello, in cosa speri mai?
Perfino all'alba le giornate
Si fanno brevi per noi, tu lo sai,
E le ore spese sono andate.
Su, brindiamo assieme un'ultima volta;
Ora arriva la notte nera,
E presto la vita ci sarà tolta:
Sia l'ultima gioia sincera.
Sebbene sia successo molto in questi
Giorni, sebbene abbia risolto oscuri
Dubbi, ed alfine in alcuni contesti
Gli eventi prossimi siano sicuri;
Pure si fan sempre più manifesti
La mia tristezza e i dubbi futuri.
Temo i miei sentimenti: non onesti
Penso che siano, oppure non maturi?
Non ne ho ancora la certezza. Aspetto
Che sia il tempo, ora, a darmi risposta.
Non decido; sì, per questo difetto
Ho sofferto in passato. Ma lo accetto:
Il tempo è crudele, e so quanto costa
Trarne il caro, ricercato diletto.
Sublime nel profondo è questo istante.
Possa la sua memoria amata, pura,
Restare con me e mai abbandonarmi.
lunedì 9 novembre 2009
Due poesie
L'ispirazione non mi è ancora tornata come si deve, ma sto un po' meglio e me la sento di mettere on line due testi.
Il primo non ha un'occasione particolare, se non l'angoscia di aver lottato per qualcosa che ormai si è perso, angoscia molto viva in troppi momenti.
Il secondo, invece è una rivisitazione di un esempio di poesia indiana rivista anche in chiave autobiografica.
Ti ricordi ciò che ora è celato?
L'abbiamo cercato a lungo, in molti,
Quasi perdendo ogni nostra speranza;
Ma lo trovammo infine, fu trovato
Quando ormai era in dubbio la sua esistenza.
E fu lieto quel giorno, molto lieto.
Ma già si presagiva la sciagura,
Poiché un prezzo ben caro era richiesto;
E lo pagai fino all'ultima goccia
Della memoria, lo pagammo tutti.
Lo scordammo: conclusa è la ricerca,
Ma il suo bel frutto ci è stato sottratto.
Ogni speranza ormai è svanita.
Ti vedo; è passione che m'attanaglia
Nel contemplarti; e nasce subito,
Caldo, il desiderio. Ma poi lo tempra,
Rapida, l'anima, ed amore
Mi conquista, duraturo, baluardo
Contro l'ira, infida alleata
Per quanti intraprendono la via più dolce.
Ma segue l'ansia di vederti,
Di parlarti ancora, di rivelarti
Il mio sentire, dolce amata.
E da questo le pene, insopportabili
Pene, che sempre mi inquietano
Quando tu, mia diletta, dolce amore,
Anima bella, sei lontana.
Il primo non ha un'occasione particolare, se non l'angoscia di aver lottato per qualcosa che ormai si è perso, angoscia molto viva in troppi momenti.
Il secondo, invece è una rivisitazione di un esempio di poesia indiana rivista anche in chiave autobiografica.
Ti ricordi ciò che ora è celato?
L'abbiamo cercato a lungo, in molti,
Quasi perdendo ogni nostra speranza;
Ma lo trovammo infine, fu trovato
Quando ormai era in dubbio la sua esistenza.
E fu lieto quel giorno, molto lieto.
Ma già si presagiva la sciagura,
Poiché un prezzo ben caro era richiesto;
E lo pagai fino all'ultima goccia
Della memoria, lo pagammo tutti.
Lo scordammo: conclusa è la ricerca,
Ma il suo bel frutto ci è stato sottratto.
Ogni speranza ormai è svanita.
Ti vedo; è passione che m'attanaglia
Nel contemplarti; e nasce subito,
Caldo, il desiderio. Ma poi lo tempra,
Rapida, l'anima, ed amore
Mi conquista, duraturo, baluardo
Contro l'ira, infida alleata
Per quanti intraprendono la via più dolce.
Ma segue l'ansia di vederti,
Di parlarti ancora, di rivelarti
Il mio sentire, dolce amata.
E da questo le pene, insopportabili
Pene, che sempre mi inquietano
Quando tu, mia diletta, dolce amore,
Anima bella, sei lontana.
giovedì 5 novembre 2009
Vigrahacora, mostro per Pathfinder
Mi scuso ancora per il ritardo di questi giorni, ma al rientro da Lucca mi sono beccato una di quelle influenze di che leccarsi i baffi, con tanto di febbre sopra i 39.
Comunque, mi sono più o meno ripreso.
E, per festeggiare, vi offro il mio primo lavoro per Pathfinder, il vigrahacora.
Il nome, sanscrito, significa "ladro di corpi", ed è una versione riveduta e personalizzata di uno dei mostri iconici di D&D non convertiti a Pathfinder.
Vigrahacora
Comunque, mi sono più o meno ripreso.
E, per festeggiare, vi offro il mio primo lavoro per Pathfinder, il vigrahacora.
Il nome, sanscrito, significa "ladro di corpi", ed è una versione riveduta e personalizzata di uno dei mostri iconici di D&D non convertiti a Pathfinder.
Vigrahacora
martedì 27 ottobre 2009
Ritardi e scuse
Mi scuso per la mancanza di aggiornamenti nell'ultima settimana, ma ho avuto impegni e preoccupazioni che mi hanno costretto a mollare temporaneamente il blog.
A partire da lunedì prossimo, però, penso di poter riprendere il ritmo regolare.
A partire da lunedì prossimo, però, penso di poter riprendere il ritmo regolare.
Iscriviti a:
Post (Atom)