mercoledì 3 aprile 2013

Autocostruzioni warhammeristiche: demoni del Caos strillatori di Tzeentch parte III

Questo progetto, lo so, sta andando molto a rilento. Ma non prendetevela con me, la colpa è di un primate: è tutta colpa della scimmia, in tutte le sue possibili incarnazioni.
Prima c'era ancora la scimmia di Skyrim, animale immondo e diabolico; quando la stavo sconfiggendo, al mercatino dell'usato ho trovato l'espansione di un videogioco che cercavo da tempo e molti fumetti che stavo cercando da ancor prima, quindi la scimmia si è subito mutata d'abito diventando scimmia di Magico Vento prima e scimmia di Heroes of Might and Magic V poi. E anche ora, dato l'ultimo ordine che ho fatto da amazon, so che non farò in tempo a soffocare questo primate che esso si reincarnerà come scimmia di Batman: Arkham City.
Insomma, un collezionerd ha tante passioni che lo distraggono dalle sue passioni, per cui anche quando è sensa soldi può dire a se stesso di essere comunque ricco...glionito.

Ma in ogni caso sono riuscito a fare qualche altro lavoricchio sugli strillatori. Questa volta la materia verde si è miscelata bene, e non ho avuto grosse difficoltà a utilizzarla.


Foto di gruppo dei tre strillatori "come sono ora; notare che in realtà Strillaterzo è stato patafixato in posizione, dato che coda e testa non sono ancora state incollate.

Sto continuando a scolpire le fiamme su Strillaprimo, e stavolta mi pare che stiano uscendo meglio. E' un lavoro pallosetto in quanto bisogna sempre aspettare che quanto fatto asciugi prima di scolpirne di nuove, purtroppo.
 Visione dall'alto di Strillasecondo. Il suo dorso è irto di tentacoli d'ogni genere.
 Le ali, invece, sono identiche sotto e sopra il corpo; e in punta avranno anche loro delle fiamme.
Strillaterzo, come dicevo prima, ha testa e coda solo patafixate. Le sue ali saranno ricoperte da grosse squame che ho già iniziato a scolpire. Forse sono troppo grosse, in effetti, ma variare la texture potrà rendere il pezzo ancora più interessante.

Finito qui? Niente affatto. O meglio: ho finito con i tre strillatori autocostruiti, ma sto anche iniziando a dipingere quelli dalle cui scatole ho preso bocche e code.
Mi sembra infatti che questo dedicarsi a più progetti modellistici contemporaneamente sia un buon modo per prenderlo davvero come hobby, e non come impegno, senza neanche stancarsi troppo col fare sempre la stessa cosa.
Per colorare questi sei strillatori sono partito da un colore nero (usato come aggrappante), per poi dare un blu scuro come colore di fondo e usare un celeste per le luci. Quando avrò finito, darò una mano di inchiostro blu a tutti i pezzi, e passerò a fare i dettagli di corna, punte, lingue ed occhi.


I colori che ho usato sono il regal blue (blu scuro) e l'ice blue (celeste) della vecchia gamma di colori Games Workshop. Non ho idea di come si chiamino ora che è stata lanciata la nuova linea. Il colore chiaro è stato applicato secondo la tecnica del "pennello asciutto", ovvero passando sul pezzo un pennello quasi privo di colore, e con il colore molto denso, di modo che la tinta si depositasse solo sui particolari in rilievo.
I pittori di miniature più bravi, spesso, disprezzano il pennello asciutto. Mi auguro che perdonino questo mio essere "pittorucolo".


E, comunque, come si può parzialmente vedere in questo strillatore, non affido certo le luci dei modelli solo al pennello asciutto.

martedì 2 aprile 2013

Pensieri di politica antipopulistica: di capi e di democrazie

Nuova riflessione politica, stavolta mediata da un briciolo di filologia; è la premessa a una terza riflessione dello stesso genere che sto elaborando in questi giorni.

Pensieri di politica antipopulistica #2

Ovvero come esaltarsi per il passato senza riflettere sulle sue implicazioni


Qualsiasi studente di quinta ginnasio con la media dell'otto è portato a considerarsi un classicista fatto e finito, capace di comprendere tutto quel che gli antichi Greci avevano da dire; ma, se questo ragazzetto dovesse poi intraprendere la strada per diventare veramente un grecista, si renderebbe ben presto conto di quanto poco sapeva e capiva quando era convinto di conoscere e di saper capire tutto il mondo classico.

Purtroppo, i facili entusiasmi per la cultura classica non sono una prerogativa dei liceali esaltati; anzi, potremmo dire che l'eredità classica pesa come un convitato di pietra sull'intera cultura occidentale, influenzando anche il pensiero di chi si pone in rottura rispetto ad essa. Eppure, spesso le letture della classicità sono quantomeno ingenue e forzate, dettate da un desiderio di cercarsi qualche “santo” o un “padre nobile” più che dalla volontà di comprendere veramente il mondo antico.
Per non sprecare troppe parole, potremmo fare l'esempio di Gaio Giulio Cesare, “Gaio” di nome e di fatto: il conquistatore delle Gallie era un noto bisessuale, tanto che i suoi avversari politici lo chiamavano “donna” per la sua propensione al dare e ricevere in eguale misura. Eppure, oggi Cesare è uno dei “miti” dell'estrema destra... quella stessa estrema destra che odia gli omosessuali fino all'omicidio, e che pure colloca nel suo olimpo il più noto “culo” dell'antica Roma. Sul versante opposto, durante la liberazione dal nazifascismo molti partigiani hanno esaltato le figure dei cesaricidi Bruto e Cassio quali precursori delle proprie battaglie; eppure, la realtà storica ci consegna non la figura di due acerrimi nemici della tirannide liberticida, quanto il meschino ritratto di due figuri (nel caso di Bruto, fra l'altro, sappiamo che era un usuraio di prima risma) che intendevano ristabilire l'oligarchia, non certo la libertà di una repubblica che mai fu democrazia.

Ci sono tanti altri esempi di “male letture”, per non dire “letture forzate e capziose” del passato; letture che lasciano sempre un poco interdetti quanti il passato lo studiano e lo conoscono meglio dei più.
Così, quando negli ultimi anni Dario Fo ha più volte letto e citato il famoso “discorso di Pericle” tramandato da Tucidide, il classicista che è in me ha sorriso fra sé e sé.
Come mai? Beh, perché il discorso in questione è con ogni probabilità un falso: gli storici greci erano soliti infarcire le loro opere di discorsi “che sarebbero potuti essere pronunciati” in quel modo, in altre parole veri e propri falsi; e Tucidide è uno dei più celebri rappresentanti di questa tendenza. Fra l'altro, sappiamo per certo che non era costume fra gli uomini politici ateniesi del V secolo trascrivere i propri discorsi: si conservavano sì i verbali e gli atti delle sedute del consiglio cittadino (formato da tutta la cittadinanza, ovvero dai soli maschi adulti di condizione libera e origine ateniese), ma non i singoli discorsi dei singoli uomini politici.
Pertanto, il discorso celebrativo della democrazia tanto spesso citato da Fo è, al meglio, una rielaborazione a opera di Tucidide del discorso realmente pronunciato da Pericle. Ovvero, un rifacimento a opera di un oligarchico, avverso alla democrazia periclea, che non rinuncia a portare avanti un – neanche troppo – velato attacco al sistema democratico vigente nell'Atene classica.
Perché l'uomo politico che si esprime sull'uguaglianza degli ateniesi, Pericle, è prima di tutto un individuo di nobili origini e ricchi natali, che ha scelto di sostenere gli interessi del popolo pur essendo un discendente delle più nobili famiglie di Atene; in secondo luogo, pur in regime democratico è stato di fatto il “capo” della città per un intero trentennio. Ha sempre governato in accordo alla volontà della maggioranza, ma del volere di tale maggioranza si è fatto lui stesso guida e interprete. Ha sì contribuito allo sviluppo di un periodo storico che brilla come un faro anche a più di duemila anni di distanza, ma ha anche inaugurato una politica imperialistica spietata nei confronti dei cosiddetti “alleati”, ridotti a essere poco più che tributari.
Così, mettendo in bocca a Pericle un discorso di elogio allo stato ateniese, Tucidide intende segnalarne il grosso limite, il fortissimo rischio che la democrazia corre di trasformarsi in un regime dove il “demos”, il corpo civico, diventa solo uno strumento di legittimazione per un capo unico capace di blandirlo e di solletticarne gli appetiti. Un capo che può essere illuminato, bendisposto verso i suoi concittadini e lungimirante come Pericle, ma anche un guerrafondaio integralista e intollerante, eppure capace con la propria retorica di accattivarsi anche il sostegno di quanti vengono danneggiati dalla sua politica, quale fu Cleone, il demagogo che fu il successivo leader di Atene.

Dubito fortemente che Dario Fo, quando si entusiasmava ed entusiasmava mezza Italia con il discorso di Pericle, abbia mai riflettuto su questi aspetti del testo. Ne dubito perché altrimenti non si sarebbe esaltato così tanto per un Cleone redivivo, un riccone di prima categoria che si spaccia per povero, un retore consumato la cui prima arma retorica è quella di sembrare un uomo comune, un “insultatore dei nemici” più che un “oppositore degli avversari”, un referente di ceti medio-borghesi che convince il popolino di fare anche i suoi interessi, un individuo intollerante che non sopporta si faccia satira sulla propria persona ma che si sente libero di attaccare ferocemente tutti gli altri.
Ma che vogliamo farci, la storia si ripete; e non perché certe situazioni siano inevitabili, ma perché siamo fessi oggi come eravamo fessi 2400 anni fa. E, in un certo senso, certe cose ce le meritiamo tutte.

lunedì 1 aprile 2013

Le mie miniature: bestie e bestio

Molti giocatori di ruolo ritengono che il combattimento contro degli animali non abbia nulla di "eroico", e lo vedono come una cosa mondana e anzi "umiliante".
Io, invece, vedo le cose in tutt'altro modo. In primo luogo, c'è animale e animale: affrontare un topo non è una "sfida" nel vero senso della parola, ma un orso, una tigre o un branco di lupi sono realmente sfide impegnative. Anzi, se andiamo a controllare possiamo accorgerci di come anche creature quali il cinghiale fossero considerate pericolosi "mostri" nell'epica antica; sì, è anche vero che nell'Odissea le foche monache sono caratterizzate come temibili mostri marini, ma stiamo divagando; quel che ci interessa qui è dire che si possono tirar fuori sfide impegnative per un gruppo di avventurieri anche senza bisogno di tirare in ballo improbabili creature soprannaturali o di fantasia estrema.
Così, nell'allestire la mia piccola collezione di miniature per GdR, una priorità sono stati proprio gli animali. Ho iniziato con un cane e con due gattoni, poi è stata la volta di cinque lupi, cinque ratti e infine tre cinghiali e un ragno gigante.

Foto di gruppo di tutti i miei animaletti modellistici. Anche questi sono 17, proprio come i non morti. Analogie inquietanti, non è vero?
 
Il ragnone gigante. In origine doveva essere un ragno GW cavalcato da un goblin, ma ho rimosso il creaturino e tappato il buco di incastro con un po' di peluria.
Di fatto, questo ragno sembra un miscuglio fra tarantola e vedova nera. Lo so. Però mi auguro che sia comunque d'effetto, no?
Notare la basetta: presentava alcuni interessanti dettagli, quali una ragnatela, che hanno reso molto più rapida la sua realizzazione.

 I tre cinghiali a cui ho scolpito io la coda. Il modello è un po' scarso, e gli mancano le zanne, ma visto che mi sono stati regalati non mi lamento troppo. E poi le zanne potrò sempre scolpirle io, un giorno o l'altro.
 Le tre code, o "come distinguere i cinghiali".
Suini inquadrati di culo. Epici.
Sì, i ratti (in questo caso ricavati da una scatola di skaven, leggasi uomini topo, di Warhammer Fantasy Battle) non sono sfide proprio "epiche", quantomeno non in numero ridotto, ma uno sciame di topi risulta un avversario alquanto spaventevole e di certo pittoresco. E "pestifero". Molto "pestifero".

 I miei cinque lupi, sempre targati Games Workshop. Sono piuttosto vecchi, ma non avete idea di quanto sia difficile trovare dei lupi decenti in scala 25-32 mm; alla fine ho dovuto ripiegare su dei lupi giganti, perché non trovavo altro a prezzi non da espianto renale.
 Visto che già erano lupi giganti (o, potremmo dire, lupi primevi) ho deciso di optare per delle colorazioni "a tema". E molto "a memoria", dato che non volevo ritornare a guardare nei libri i colori di tutti i dire wolves degli Stark.
No, non userò il termine "metalupo": possa l'infamia macchiare quanti in Mondadori hanno deciso di ricorrere a simili traduzioni veramente del cazzo.

 Nota a margine: il Lupo Bianco non poteva mancare.
 Queste due pantere/gatti giganti, invece, sono pezzi Mantic.
 Purtroppo la colorazione non è un gran che, ma il nero è un colore problematico. E questi micioni sono stati dipinti parecchio tempo fa, fra l'altro.
 Il primo animale che ho dipinto: un "simpatico" cane da guerra made by GW, chiamato amorevolmente "Palla Di Neve".
Purtroppo, il pezzo non è stato dipinto molto bene: è stato uno dei miei primi tentativi di bianco, e si vede...
Nota a margine: cicatrici e bardatura chiodata a parte, da questo profilo il cagnolone sembra anche un cucciolo coccoloso, vero?

Ma, ultimamente, mi sono dedicato anche alla pittura di altri pezzi. Fra gli altri, anche questo troll/gigante/boh che mi è stato regalato assieme ai cinghiali. Proviene da una scatola introduttiva di WHFB, e ha dunque una basetta scenica abbastanza carina.
La prassi avrebbe imposto di dipingerlo con la pelle verde, penso, ma io mal sopporto l'idea stessa degli orchi e derivati con la pelle innaturale.
Così ora è diventato semplicemente un "piccolo gigante"; potremmo dire un troll, brutale e trippone. Un troll "classico", mica uno di quelli che impestano internet, e che quando non sono al suo  servizio fanno incacchiare notevolmente il Grullo Gran Maestro di Trollatura.

Il pezzo è molto ricco di dettagli e ninnoli vari; una delle caratteristiche delle sculture Games Workshop, in effetti, è lo stile quasi "barocco", una profusione di dettagli che coprono letteralmente ogni parte del pezzo, una sorta di horror vacui che, in certi casi, arriva anche a rovinare il pezzo. Non qui, per fortuna.
Il pezzo di roccia che il nostro mostro sta per scagliare contro i nemici doveva in origine far parte di una statua nanica, credo.
Notate come ad arti muscolosi si associno una testa incassata, una pancia orribilmente 

 





lunedì 25 marzo 2013

Le mie miniature: orde non morte

Ogni game master che abbia giocato di ruolo sufficientemente a lungo, ne sono sicuro, ha nel profondo del cuore i suoi "mostri preferiti"; talvolta si tratta di un singolo mostro (come il Beholder di D&D, chiamato in altri giochi "occhio tiranno" per evitare problemi di copyright, così famigerato da comparire nell'undicesima puntata della seconda stagione di Futurama), talvolta di un'intera categoria.

Qual è la mia categoria di mostri preferita? Dopo lunga riflessione, direi che si tratta dei non morti. Come mai? Per diversi motivi, direi.
In primo luogo, i non morti non sono necessariamente mostri legati al genere fantasy medievaleggiante, il che mi permette di dare una risposta che non mi faccia passare per semplice giocatore D&Daro per il quale non esiste altro.
In secondo luogo, sono mostri legati a doppio filo al genere horror, e come ho già avuto modo di scrivere horror e dark fantasy sono i miei generi preferiti nell'ambito dei giochi di ruolo.
In terzo luogo, la qual cosa comprende anche quanto scritto sopra, i morti viventi sono creature "universali", con una forte carica simbolica. Il terrore e la speranza che il morto non rimanga morto sono al centro di numerose pratiche, fin dalla notte dei tempi; basti ricordare le tombe preistoriche in cui i cadaveri venivano saldamente legati in modo da impedirne la deambulazione, o - sul versante opposto - come le religioni più diffuse al mondo promettano una vita dopo la morte.
Ma una cosa è una resurrezione in condizione di beatitudine, una cosa diversa è un cadavere che si rianima continuando a essere cadavere: è l'essenza del terrore, poiché si tratta del comune, del "proprio", dell'uomo stesso che ritorna contro le leggi della natura sotto forma di qualcosa completamente diverso. Non è un caso se in molte tradizioni si attribuiscono due caratteristiche fondamentali ai morti viventi: il predare gli esseri umani, e la capacità di mutare le proprie vittime in creature simili ad essi. Che il non morto abbia bisogno, onde sostenere la propria esistenza di predare la vita da chi ancora la possiede è una associazione di idee abbastanza scontata; e allo stesso modo il terrore che "se è successo a lui può capitare anche a me" è sotteso nel concetto di "contagio della non morte", vampirismo o epidemia zombi che sia. Stabilire che il contagio debba essere diretto, forse, è solo un modo per mitigare questa paura, cercando una possibile "via d'uscita".
Per queste sue caratteristiche, per l'essere deceduto e tornato dalla morte nel modo "sbagliato", il morto vivente si presta a essere il capro espiatorio perfetto: quante epidemie, non più tardi di due secoli fa, venivano (ir)razionalizzate come effetto delle predazioni nefaste di un vampiro, magari il cadavere rianimato di qualche malvagio? E la maledizione della non morte non era forse lo spauracchio perfetto per dissuadere il suicida?
Ma il morto vivente, talvolta, è anche un'incarnazione dei timori e dei rimorsi dei vivi: a volte il suo scopo non è fare sterminio o compiere atroci malvagità generiche, ma vendicarsi di chi l'ha ucciso. O, per traslato, potrebbe essere un'ossessione di qualche tipo a rianimare l'essenza di un caduto.
E che dire poi dei tanti tipi di morti viventi che esistono nell'immaginario collettivo? Vampiri, zombi e fantasmi sono solo le categorie più ovvie, ma l'immaginario delle diverse culture è stato certamente prodigo di incubi; e dopotutto, anche nell'ambito dei "vampiri d'annata", non possiamo certo dire che la vampira Carmilla sia il corrispettivo perfetto del vampiro Dracula, né dell'eponimo Vampiro di Polidori.
Insomma, si può dire che ci possono essere non morti per tutti i gusti; e se in un dungeon non è fuori luogo far imbattere i PG in un manipolo di scheletri rianimati dalla magia nera, o far rianimare come zombi il loro compagno caduto, la presenza di un fantasma può portare l'ombra dei morti viventi anche in una avventura di GdR ambientata ai giorni nostri.

Dopo questo grande e lungo pistolettone (che, ne sono certo, molti avranno saltato per andare direttamente alle foto), ecco a voi le immagini delle "orde non morte" di cui parlavo. Beh, "orde" per modo di dire. Ma 17 non morti mi sembrano comunque un discreto numero, e bello simbolico - oltre che completamente casuale.


Foto di gruppo di tutti i miei non morti, organizzati per gruppi; tutte le miniature nella prima fila sono prodotte dalla Mantic Games, mentre quelle nell'ultima fila sono prodotte dalla Games Workshop.
Questi modelli sarebbero i ghoul della Mantic; nel dipingerli ho cercato di dare una sottotonalità violetta, in qualche modo innaturale, alla pelle. Il ghoul, secondo la tradizione originaria, non sarebbe tecnicamente un non morto quanto un demone che si aggira per i deserti arabi; ancora in Lovecraft questi masticatori di cadaveri non sono identificati con i morti viventi. E' solo nella seconda metà del secolo scorso, oserei dire con Dungeons & Dragons e i suoi influenti bestiari, che il "ghoul" diventa un non morto vero e proprio. Sotto diversi punti di vista, è molto simile ai classici zombi "infettivi" tanto di moda adesso, ma è anche assimilato spesso e volentieri ai vampiri. E, diciamocelo, queste miniature non sarebbero male neppure per rappresentare dei vampiri particolarmente selvaggi.
Gli zombi Mantic vengono prodotti in sprue da tre pezzi, ma con un minimo di creatività da ciascuno di essi si possono ricavare ben quattro morti viventi, e con un minimo di creatività ci si può davvero sbizzarrire per renderli tutti diversi. Per dire, di base tutti i modelli sono maschili, la "zomba" in prima fila è tutto stucco delle mie scorte.
Questi scheletri sono l'aggiunta più recente alla mia collezione: li ho trovati alla cifra di 5,5 euro in un negozio di modellismo locale; di base avevano tutti lancia e scudo, ma ho usato altri pezzi presi dalla mia "scatola dei pezzi" (vera amica di qualsiasi modellista) per personalizzarli a dovere.

Ecco l'ultimo modello che ho finito di dipingere, lottando non poco col colore nero per dargli una luce accettabile. Una cosa di cui vado abbastanza fiero sono i suoi occhi.

Di base, questo modello sarebbe un necromante. Ma siamo così sicuri del fatto che chi traffica coi morti non sia morto a sua volta? Il mago oscuro che usa le proprie arti su se stesso per prolungare la propria esistenza è dopotutto un classico del genere, da ben prima che D&D introducesse i "lich" (termine fra l'altro molto stupido, voglio dire, etimologicamente vuol dire "corpo"; ah, devo smetterla di fare il filologoco anche quando leggo i manuali di un GdR). Ah, dimenticavo: nella mano sinistra il nostro necromante stringe un teschio nero brillante; sì, è una citazione dalla notte più nera.

Non c'è armata di non morti che possa dirsi completa senza la vampira. E in questo caso direi "che vampira". Trattasi di uno dei modelli di non morto più recenti prodotti dalla Games Workshop, e bene o male mi sembra una delle prove lampanti di come facciano nonostante i prezzi ladreschi a essere ancora leader nel mercato.

Vado abbastanza fiero del rosso con cui ho dipinto la gonna; di contro, non posso dire di aver dato le dovute luci al mantello. -.-
Una banshee della GW, dipinta per essere uno spettro generico (perché se il fantasma vendicativo è di sesso femminile è tutto più cool, vero?). In origine doveva essere al centro di una modifica che poi ho abbandonato, una modifica molto "guardinga" ed "equilibrata", oltre che "aerea".
Per la pittura ho usato uno schema molto semplice: fondo di colore bianco e inchiostro verde. Dà l'idea di un essere spettrale e non necessita di troppo impegno. Devo ammettere che su sfondo nero spicca davvero tanto.


Questo scheletro in armatura è adatto a ricoprire diversi ruoli in diverse avventure fantasy. Escludendo la corona, i cui rimandi alla trasposizione cinematografica della trilogia tolkieniana sono più evidenti che mai, il suo equipaggiamento ne fa un ottimo campione non morto, o anche un semplice scheletro particolarmente attrezzato. Di certo, non sembra un tipo da prendere alla leggera.

Una cosa molto interessante è come la guardia della spada: di certo, a un avventuriero che si trovasse davanti questi figuro, non verrebbe da pensare che si tratti solo di una semplice lama arrugginita... e il giocatore che guida l'avventuriero, probabilmente, si domanderebbe quale diabolico effetto possa scatenare una ferita di questa spada.

venerdì 22 marzo 2013

"Sfogo" e poesie brevi

Alcuni giorni fa avevo scritto che, d'ora in poi, avrei pubblicato le poesie sul blog mano a mano che le scrivevo, seguendo l'ispirazione e nulla più.

Ovviamente, mi sono bastate un paio di settimane per venir meno a questo proposito: una delle poesie che sto per proporre, infatti, l'ho scritta a inizio settimana.
A mia parziale difesa posso dire che non mi convinceva del tutto, e che volevo rivederla un poco; a mia totale difesa, però, posso aggiungere che questi giorni ho avuto un tipico attacco di "scarsa voglia di fare", temibile malattia cronica dell'animo pigro che si acuisce con gli impegni universitari. A mia totale condanna, devo comunque aggiungere che, volendo, queste poesie le avrei potute pubblicare anche ieri. O anche stamattina appena alzato. O anche... insomma, ci siamo capiti: sono pigro.

Ma, autocondanne a parte, vi parlo un po' di queste poesie. Le prime due sono molto brevi, pensate per trasmettere un'immagine con forme meno "stringenti" dell'haiku.
La prima è nata mentre dal pullman guardavo con occhi sonnacchiosi le acque di uno stagno, divise in tante piccole pozze da distese di canne ingiallite appena scosse dal vento; vento che, dalle mie parti, tende invece a diventare un fastidiosissimo maestrale due giorni su tre.
La seconda, invece, è una sorta di "piccola ode" al caffè, una celebrazione di quei caffè da macchinetta non proprio buoni, ma con tanta di quella schiuma da tirarti su di morale prima di qualche impegno mattutino.
Infine, la terza poesia è una riflessione su me stesso, una riflessione più cupa di quanto non sia nella maggior parte dei casi; ma resto un malinconico, e il succo del discorso è sempre quello: aspiro a ciò che non posso ottenere, pretendo da me ciò che non posso dare, e me la prendo con me stesso perché non accetto i miei limiti - che sono, per molte cose, semplicemente i normali limiti di un essere umano.



Specchiati, cielo; lo stagno un'umìle
Foresta di Canne
Secche nel gioco del vento, carezza
Che muta in bufera.

Soffice nettare d'ocra screziato,
Piacevole a bersi,
Calami in gola, caffè delizioso
Che desti la mente.

Sono soltanto, da sempre, la stessa
Persona che sono.
Vivo da sempre la vita che vivo,
Sperando le stesse
Esili e meste speranze di sempre. Ed
Allora perché, mi
Chiedo, perché non sopporto me stesso,
Perché, mi domando,
Mai mi dimostro capace laddove
Vorrei, perché non
Posso riuscire ad amare me stesso
Per quello che sono?
Troppo distante la meta a cui punto,
Lo so, lo so bene; e
Pure non posso accettare la cosa
Che sono, un buffone, un
Misero ammasso di fisime e dubbi e
Difetti, che aspira
Sempre a toccare con mano le stelle, a
Baciare la luna.

lunedì 18 marzo 2013

RuneQuest II: regole sulla magia e altro

Fa uno strano effetto scrivere delle nuove regole per RuneQuest II: le ultime che ho scritto e pubblicato, infatti, risalgono al marzo del 2012, praticamente un anno fa.
In questi trecentosessantepassa (diciamo pure 380, va') giorni, per quanto consideri ancora RuneQuest II il mio GdR preferito, non sono riuscito a giocarci neppure una volta. Ma, a onor del vero, nell'anno appena trascorso non è che abbia giocato molto né di ruolo né in generale, tolto l'ordinario scazzo al computer.

Depressioni e frustrazioni personali a parte, sono contento di aver finalmente concluso la mia "opera principale" nel campo delle house rules su RuneQuest. Vi dico solo che molte di queste regolette mi frullano in testa da quando avevo comprato il manuale base, parecchi anni fa.

Che cosa si trova in queste 20 e passa pagine?
Molte cose, ma in ultima analisi buona parte di esse sono legate al mio concetto del genere fantasy, ovvero dark fantasy che non teme di essere tale. Perciò vi imbatterete in professioni decisamente non convenzionali, come in regole per l'alchimia e per la necromanzia, e in alcuni interessanti effetti magici extra - senza scordare una piccola riscrittura di alcune regole ufficiali per fare felici i guerrieri.




PS: e chissà che non sia la volta buona che riesco finalmente a giocare a RuneQuest...

sabato 16 marzo 2013

Modellismo in corso: strillatori e demonone del portale, elemenenti per dungeon e... cinghiali!

Il periodo è quello che è: sono riprese le lezioni in facoltà e quindi ho meno tempo libero, non sto riuscendo ancora a giocare di ruolo e dunque non ho molti stimoli per creare nuove regole, sono giunto a un livello di "noia da tutto" (addirittura "noia da Skyrim", e ce ne vuole!) che riduce a zero l'ispirazione poetica, e per dirla in due parole sono in fase "voglia di fare ma nessuna voglia di fare" - qualsiasi cosa ciò voglia dire.

Periodi del genere, però, finiscono bene o male per mutarmi in "modellista autistico DOC". E devo dire che i risultati si stanno vedendo. Non penso che riuscirò entro breve a portare a termine tutti i progetti accantonati (o meglio: ne accantonerò di nuovi), ma almeno ho diversi altri modelli in corso di pittura, e soprattutto sto andando avanti con gli strillatori.

Ecco le ali di Strillaterzo con un inizio di copertura in materia verde. le ho lasciate belle ruvide in modo che i successivi strati di materiale facciano presa bene.

Strillasecondo mi sta dando decisamente grandi soddisfazioni. Mi piace la texture che ho scelto per le ali, e sarei tentato di lasciarla quasi a vista. Avrà anche lui le sue belle fiamme, in ogni caso, e tanti bei tentacoli.
Strillaprimo si sta decisamente coprendo di fiamme demoniache belle pulsanti. Ne sarà letteralmente cosparso, sul corpo e sulle ali.
E sì, ci saranno anche delle fiamme nella parte inferiore.

Inoltre, ho dato una risistematina anche all'araldo demoniaco, incollando ulteriori tentacoli sulla sua basetta.

 I tentacoli, ora, sono otto. L'otto, dopotutto, è sia il numero associato al Caos, sia il numero sacro di Khorne, l'entità di Warhammer di cui il nostro demone dovrebbe essere un araldo.
 Per chi si fosse posto il dubbio, questi tentacoli erano già pronti per un vecchio progetto modellistico abortito. In generale, penso che ogni giocatore di WH che usi i demoni dovrebbe avere dei tentacoli pronti da qualche parte: sono l'ideale per adornare le basette di questo esercito.
La visione dall'alto fa decisamente più giustizia al modello.

Ma le vere star sono loro: tre miniature di cinghiali che mi sono state regalate da un amico; a due mancava la coda, così l'ho scolpita io questo giovedì. Il giorno stesso, a cena ho mangiato della squisita carne di cinghiale.
E oggi ho iniziato a dare una prima mano di aggrappante (per i non modellisti: il colore di fondo) ai simpatici suini.

Foto di famiglia dei tre suini. Purtroppo, il proprietario originale ne ha incollato alcuni in modo proprio barbaro e irreparabile. Spero che Varaha lo punisca per questo.
 La nuova coda, pelosa e sbarazzina, di uno dei due cinghiali mutili.
 La coda, ritta e sprezzante olte che spelacchiata, del terzo cinghiale.

Che cosa ho fatto ieri, invece? Barili. Tanti barili. Tanti bei barili da usare per adornare i miei dungeon tiles. E visto che c'ero ho dato pure una passata di colore, non troppo raffinata in verità (sarà un elemento scenico, diamine!) anche al trono.


Il necromante, pezzo in pittura, osserva soddisfatto i barili (NB: nella foto ne manca uno). Saranno colmi di sostanze alchemiche o è semplicemente il nostro mago oscuro ad avere un debole per la birra?

Il trono visto di fronte. E' un po' storto, come se fosse poggiato su un pavimento instabile.

Per i colori mi sono tenuto sul facile: fondo marrone, oro, osso, senape alla base delle corna (molto più gialle in foto che non dal vivo) e una bella mano di inchiostro marrone su tutto il pezzo.

La visione posteriore è forse quella che mi piace di più.

I colori non sono stati ripresi dopo la lavatura di inchiostro, né ho voluto dare le luci finali, per ricreare appunto l'effetto "vecchio trono polveroso semiabbandonato in un sotterraneo".

Che cosa c'è ora all'orizzonte modellistico? Un necromante e una demonessa da finire di dipingere, così come tre elfe; i tre cinghiali, un ragnone gigante, e naturalmente strillatori ed araldo. Ah, sì, e anche un grosso demonone e il carro demoniaco. Devo trovare un modo per clonarmi.